Garrett Halladier: cannabis e canapa nella stagione più trumpiana
Garrett Halladier è professore di diritto presso la Ohio Northern University di Ada. Dal 2015 lavora nel settore della cannabis come avvocato e, nelle Hawaii, ha collaborato alla stesura di alcune leggi del settore.
Con il suo studio legale rappresenta alcuni dispensari locali ed al giorno d'oggi viaggia per il mondo per parlare di diritto e cannabis. Grazie alla sua esperienza, oggi, l'avvocato Halladier è pronto a raccontarci come si stia sviluppando l'industria della canapa dall'altro lato dell'oceano atlantico... un esempio che, nel bene e nel male, ha molto da insegnare.
SS: L'industria della canapa statunitense rischia davvero l'estinzione a causa dell'emendamento che vieta tutti i prodotti a base di canapa contenenti più di 0,4 milligrammi di THC per confezione?
La risposta breve è sì. Al momento, per come è formulata la legge, non è stato ancora identificato cosa si intenda per THC. Quindi finché non scopriremo come lo classificano e questo verrà fuori nei prossimi tre, sei mesi, ci sarà una forte resistenza da parte dell'industria della canapa.
SS: Qual è la sua opinione su questo emendamento?
Penso che, in parte, sia una conseguenza dell'opposizione del Texas alla cannabis e alla legalizzazione. Il Texas, infatti, ha appena approvato la cannabis a scopo terapeutico, ma allo stesso tempo, era in una sorta di guerra contro la canapa perché, prima dell'emendamento, era possibile vendere legalmente, aggirando le regole, canapa “arricchita” con Delta-8 o Delta-10. Così hanno portato la loro antipatia per il Delta-8 e il Delta-10 e per il THC sintetico derivato dalla canapa a livello federale. Credo che la questione verrà respinta, ma al momento rappresenta una vera minaccia per l'industria.
SS: Può spiegare meglio quale ruolo svolgono i cannabinoidi sintetici in questo contesto?
Il motivo per cui l'intera questione è diventata un problema è che la definizione di canapa inclusa nel Cannabis Bill del 2018 o Farm Bill, diceva che si trattasse di qualsiasi pianta con un contenuto di THC pari o inferiore allo 0,03%. Non si parlava di THC Delta-9. Chi lavora in questo settore, però, è bravo con la chimica e partendo da piante completamente legali ha cominciato a estrarre dal CBD sia THC-8 che Delta-10. Questi cannabinoidi sono psicotropi tanto quanto il Delta-9, ma provengono da un pianta legale. Se li avessero coltivati o cercato d'estrarli dalla cannabis, non avrebbero potuto. Ma sono estratti dalla canapa in perfetta legalità. Ecco, quindi, la scappatoia per vendere THC stupefacente, a qualsiasi percentuale si voglia, al supermercato o nelle stazioni di servizio e senza licenza alcuna.
SS: In molti stati americani la cannabis è accessibile, almeno per motivi medici. Perché, allora, sussiste questa domanda per il Delta-8 e il Delta-10?
Perché è molto più economico ed è perfettamente legale. Non serve prescrizione. Non bisogna recarsi presso un dispensario autorizzato. Non è obbligatorio acquistare da un'azienda autorizzata che ha dovuto seguire regole severe durante la produzione. Non servono etichette specifiche sulle confezioni. Nessuna di queste regole. La coltivo sul campo, estraggo i cannabinoidi sintetici dal CBD e posso venderla a chiunque entri in una stazione di servizio a un decimo del prezzo della cannabis terapeutica. L'intera industria legale della cannabis, che non può dedurre le tasse e che paga tutte le licenze per operare ne risultava chiaramente indebolita.
SS: Ha idea di quale parte del mercato sia stata rubata da questi cannabinoidi?
Direi una fetta consistente, la fascia più bassa del mercato poiché sono più economici e facilmente accessibili.
SS: Quindi possiamo dire che, sì, oggigiorno, questo emendamento può estinguere l'industria della canapa, ma favorisce apertamente l'industria della cannabis?
Assolutamente sì. È qualcosa che possiamo accogliere con favore perché aumenta la serietà del mercato. Restituisce il mercato all'industria legale della cannabis.
SS: Che tipo di effetto hanno questi cannabinoidi sintetici sul corpo umano?
Esattamente lo stesso del THC, non c'è poi così tanta differenza. Ma poiché non erano affatto regolamentati, si trovavano prodotti legali contenenti additivi o tagliati con altre sostanze.
SS: Veniamo adesso all'ordine di Trump di spostare la cannabis in una tabella nella quale le sia riconosciuta validità terapeutica, cosa ci può dire sotto questo profilo?
Con l'ordine esecutivo numero 14370, lo scorso 18 dicembre, Trump ha detto al Dipartimento di Giustizia ed al Procuratore Generale, che devono collaborare con la DEA (Ndr. Drug Enforcement Administration) per completare questo processo. Nel corso del 2023-2024, il Dipartimento della Salute aveva pubblicato un rapporto di circa 220 pagine in cui affermava che la cannabis avesse un utilizzo medico.
Attualmente, negli Stati Uniti, ai sensi del Controlled Substances Act, ci sono cinque tabelle. La Tabella 1 comprende le droghe davvero pericolose per le quali non esista un uso medico accettato. La Tabella 3, quella dove verrà inserita la cannabis, si trova nel mezzo. Le sostanze di questa tabella hanno un valore medico, ma anche un alto potenziale di abuso e di dipendenza. Nella primavera del 2025, la DEA ha ricevuto circa 42.000 commenti a favore del cambio di tabella. Il processo era in corso, ma alla DEA la cannabis illegale non dispiace. Quindi si sono mossi molto lentamente e la questione si è arenata nei tribunali. L'ordine esecutivo di Trump interviene per sbloccare questa impasse dicendo: "Ehi, DEA, basta, adesso portate a termine il processo".
SS: Con quali tempistiche?
Probabilmente nella prima metà dell'anno.
SS: Cosa cambierà concretamente con questo spostamento di tabella?
Quando la cannabis passerà in Tabella 3, ci saranno varie conseguenze. La ricerca diventerà più semplice. Adesso, se si vuole studiare la cannabis, bisogna acquistarla da tre aziende e dall'Università del Mississippi autorizzata dalla DEA e seguire una serie di regole molto restrittive su come maneggiare la cannabis durante la sperimentazione. In futuro le regole saranno un po' più flessibili. Le università non avranno più paura di perdere i finanziamenti.
Poi, molto importante, finalmente, consentirà alle aziende del settore, anche a quelle statali, di usufruire della deduzione fiscale. Considerando che, attualmente, le aziende spendono dal 70 al 90% dei loro ricavi in tasse, farà risparmiare loro tra il 20 e il 40%, ossia circa due miliardi di dollari all'anno. Inoltre, le aziende produttrici di cannabis potranno fare pubblicità. Quindi ricerca, tasse e pubblicità. Un passo avanti importante.
SS: E dal punto di vista penale?
La marijuana sarà ancora una sostanza controllata e quindi si continueranno ad applicare tutte le leggi attuali per le sostanze controllate. Trafficare cannabis sarà ancora illegale con alte sanzioni secondo le leggi federali. Non cambierà nulla di tutto ciò.
SS: Di cosa abbiamo bisogno per cambiare tale contesto normativo?
La cannabis dovrebbe non essere più inserita in alcuna tabella. Perché se è in tabella significa che sia necessaria una prescrizione e che si debba andare in farmacia. Comunque, il dato positivo è che si tratta di un buon passo avanti, in termini di un enorme cambiamento di atmosfera.
SS: Per quello che afferma credo trovarla d'accordo con Richard Rose. L'attivista americano ci ha detto: "La riclassificazione della cannabis favorisce le grandi aziende farmaceutiche, ma non ai cittadini. La depenalizzazione tramite l'esclusione da ogni tabella è per i cittadini".
Rose ha ragione. Il cambiamento di tabella permette alle grandi aziende di attivare un percorso legale. Ma per i cittadini non cambia nulla rispetto alla situazione attuale.
SS: Cambiando argomento, ha idea di quanta cannabis prodotta legalmente nel suo paese venga immessa illegalmente nel mercato europeo?
Si tratta di cannabis che viene deviata su altri mercati tramite l'esportazione illegale. È un fenomeno che non succede solo tra gli Stati Uniti e l'Europa, ma anche internamente. Finché avremo questo mosaico di normative che rendono legale la cannabis, ma così costosa in alcuni luoghi, ci sarà sempre un incentivo a deviare la produzione legale da qualche altra parte.
SS: Può farci qualche esempio?
Alle Hawaii, la cannabis costa 10.000 dollari al chilo. Lo stesso chilo, in Oklahoma o Oregon, può costare fra i 300 e i 600 dollari. Quindi non importa se spedisco cento pacchi e ne perdo settanta; avrò comunque un profitto interessante. Se si vuole combattere la criminalità invece di incoraggiarla, l'unica opzione è la regolamentazione del mercato in un'ottica di armonizzazione delle regole.
SS: Trump ha giustificato l'azione militare statunitense contro il Venezuela come una questione di narcotraffico. Pensa che l'Europa potrebbe trovare una motivazione analoga per rivendicare la responsabilità degli Stati Uniti per l'esportazione di tonnellate di cannabis?
Dal punto di vista teorico la stessa giustificazione si applicherebbe anche dal punto di vista del diritto internazionale. Poi che l'Europa abbia la forza per reagire negli stessi termini è tutto da vedere.
Questo articolo è tratto dal numero 01/2026 della Rivista cartacea Soft Secrets
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