Cannabis medica e sonno: studio 2025 sui benefici a lungo termine

Marco Ribechi
20 Jan 2026

Molti studi confermano i benefici immediati della cannabis sul riposo, ma cosa succede dopo un anno di trattamento? Un nuovo studio del 2025 (Journal of Cannabis Research) ha monitorato i pazienti per 12 mesi


L'impatto della cannabis medica sul sonno a lungo termine 

Uno dei motivi principali per cui i pazienti in Italia richiedono l'accesso alla cannabis medica è la difficoltà nel riposo notturno, spesso legata a patologie croniche. 

Sebbene molti studi abbiano confermato benefici a breve termine, la questione della tolleranza e dell'efficacia nel tempo è sempre stata al centro del dibattito scientifico. 

Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Cannabis Research a fine 2025, condotto da un team di ricercatori tra cui Short e colleghi, ha fatto luce su questo aspetto, seguendo un gruppo di pazienti per un intero anno.

La ricerca si è concentrata su individui affetti da dolore cronico, disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e ansia, monitorando la loro qualità del sonno attraverso il prestigioso indice PSQI (Pittsburgh Sleep Quality Index). 

I risultati principali: miglioramenti rapidi e sostenuti

Il dato più significativo emerso dalla ricerca è la rapidità con cui la cannabis medica agisce. I pazienti hanno riportato un miglioramento clinico significativo della qualità del sonno già entro i primi tre mesi dall'inizio del trattamento. Ancora più importante per la pratica clinica è il fatto che questi benefici non sono svaniti nel tempo. A differenza di molti farmaci ipnotici tradizionali (come le benzodiazepine), che possono indurre una rapida tolleranza o effetti collaterali pesanti, lo studio ha dimostrato che:

Il miglioramento della qualità del sonno è rimasto stabile per tutti i 12 mesi del monitoraggio.

Non sono state riscontrate differenze sostanziali nel miglioramento tra i pazienti che soffrivano di dolore rispetto a quelli con disturbi d'ansia o PTSD. 

La cannabis sembra agire sulla "struttura" del sonno in modo trasversale alle diverse patologie. 

Metodi di somministrazione e sicurezza: cosa è emerso? 

Un aspetto interessante dello studio riguarda le modalità di assunzione. I ricercatori hanno analizzato diversi metodi, tra cui l'uso di oli (via orale) e l'inalazione. I dati indicano che non vi è una differenza statisticamente significativa nel miglioramento del sonno tra i vari metodi di somministrazione, suggerendo che la scelta del formato può essere personalizzata in base alle esigenze e alle preferenze del paziente, d'accordo con il medico prescrittore. 

Inoltre, il profilo di sicurezza è risultato favorevole, con eventi avversi minimi e gestibili, confermando la cannabis medica come un'opzione terapeutica valida per la gestione del sonno nei pazienti complessi. 

Considerazioni per i pazienti in Italia 

In Italia, il sistema sanitario permette la prescrizione di cannabis medica quando le terapie convenzionali non hanno prodotto gli effetti sperati o hanno causato effetti collaterali intollerabili. 

Questo studio del 2025 fornisce una prova ulteriore a supporto dei medici che scelgono di integrare i cannabinoidi nei piani terapeutici per l'insonnia secondaria. È tuttavia fondamentale ricordare che l'automedicazione con prodotti non controllati (o dal mercato grigio) non garantisce gli stessi standard di purezza e titolazione dei principi attivi (THC e CBD) utilizzati in ambito clinico.

 

Le informazioni contenute in questo articolo si basano su ricerche scientifiche e hanno uno scopo puramente informativo. Non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico professionista. In Italia, l'accesso alla cannabis medica è regolamentato e deve avvenire esclusivamente tramite prescrizione medica e distribuzione in farmacia.

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Marco Ribechi