Amsterdam: stop ai turisti nei coffeeshop dal 2026
Il tema del divieto di accesso ai turisti nei celebri coffeeshop di Amsterdam è destinato a tornare prepotentemente nell'agenda del consiglio comunale subito dopo le elezioni locali del 18 marzo 2026
Dal 2012, gran parte dei Paesi Bassi applica il cosiddetto "criterio di residenza", che esclude i non residenti dai coffeeshop per contrastare il turismo legato al consumo di droga proveniente da Belgio, Francia e Germania.
Amsterdam aveva finora goduto di un'eccezione, a patto di ridurre il numero di licenze per i locali troppo vicini alle scuole.
Tuttavia, gli equilibri politici stanno cambiando. Si ritiene che ora vi sia una potenziale maggioranza favorevole all'estensione del divieto anche alla capitale, come parte di una strategia più ampia per ridurre il "turismo molesto".
La sindaca Femke Halsema si è già dichiarata favorevole alla misura, e anche il partito laburista (PvdA) ha indicato che sosterrebbe il ban, specialmente nel centro città.
La proposta di limitare l'accesso ai soli residenti non è una novità assoluta. Già nel 2022, la sindaca Femke Halsema aveva presentato un piano per vietare i coffeeshop ai turisti, scontrandosi però con l'opposizione di parte del consiglio comunale e dei commercianti locali.
Tuttavia, dopo le recenti restrizioni come il divieto di fumare cannabis per strada nel quartiere a luci rosse, il clima politico sembra essere cambiato. Con le elezioni di marzo 2026, la formazione di una nuova coalizione potrebbe finalmente dare il via libera definitivo al criterio di residenza (I-criterium)
Non tutti sono d'accordo. I partiti D66 (liberali democratici) e GroenLinks (verdi di sinistra) restano contrari.
Gli esperti sollevano inoltre dubbi sull'efficacia pratica di tale divieto. Il professor Dirk Korf, criminologo, avverte: "Chi controllerà il rispetto delle regole? Senza coffeeshop accessibili, il mercato nero e lo spaccio di strada, che erano quasi scomparsi, torneranno a fiorire".
D'altro canto, le associazioni dei residenti del centro, come d’Oude Stadt, sostengono che il divieto scoraggerebbe proprio quel tipo di turismo dedito esclusivamente agli eccessi, migliorando la vivibilità della città.