Cannabis e guida: l'avvocato Bulleri spiega la sentenza della Corte Costituzionale

Marco Ribechi
21 Feb 2026

La sentenza n. 10/2026 della Corte Costituzionale mette finalmente un punto fermo sull'annosa questione del binomio cannabis e guida, riscrivendo di fatto l’applicazione del nuovo Codice della Strada. Nonostante la propaganda degli ultimi mesi, il principio del "lucido sì o lucido no la patente te la tolgo lo stesso", sbandierato dal Ministro Matteo Salvini, è stato smentito in toto dall’organo di garanzia costituzionale


Abbiamo analizzato la portata di questa svolta con l’avvocato Giacomo Bulleri, uno dei massimi esperti in Italia dell'argomento, che ha definito la decisione della Consulta come una "scelta salomonica"

Secondo il legale, la Corte ha infatti scelto di salvare la norma che non viola la Costituzione, ma solo se interpretata in un senso ben preciso: la sanzione deve essere legata all'effettiva creazione di un pericolo e non alla mera positività ai test biologici. 

Il tramonto dell'automatismo 

Il cuore della questione risiede nel messaggio lanciato dalla Corte: la norma viene subordinata a una necessaria interpretazione che cancella l'automatismo sanzionatorio. 

Come sottolineato da Bulleri, "essere positivi all'assunzione di stupefacenti significa considerare un'ampia gamma di aspetti in base al tipo di droga, al tempo trascorso e alla quantità, bisogna però giustificare il fatto che qualcuno possa creare pericolo". 

Questo significa che la semplice presenza di tracce di THC nel sangue, che come sappiamo possono permanere a lungo dopo l'assunzione, non è più una condizione sufficiente per il ritiro immediato del titolo di guida

Si ritorna, dunque, a una valutazione simile a quella già indicata in passato dalle circolari del Ministero dell'Interno: una valutazione che dovrà essere fatta caso per caso. 

Discrezionalità e tutele per i pazienti 

Tuttavia, questo ritorno al buonsenso porta con sé una zona d’ombra. Secondo Bulleri, infatti, la sentenza "resterà una lettura criptica" poiché non risolve la questione in maniera oggettiva, ma la affida alla discrezione dell'accertatore. 

Sarà l'agente su strada a dover utilizzare criteri interpretativi per stabilire se il guidatore rappresenti un rischio reale. 

Nonostante questa incertezza procedurale, la sentenza rappresenta una boccata d'ossigeno per chi utilizza cannabis per scopi terapeutici. Bulleri conferma infatti che questo nuovo scenario "potrà semplificare la situazione dei pazienti alla guida con regolare prescrizione", proteggendoli da sequestri preventivi basati solo su una positività fisiologica inevitabile per chi segue una terapia. 

Nessun ulteriore ribaltone 

Per chi sperava in ulteriori modifiche legislative o nuovi ricorsi, la strada sembra tracciata in modo definitivo. L'avvocato è netto su questo punto: la norma è stata dichiarata costituzionale sotto questa chiave interpretativa e quindi non ci saranno ulteriori passi o evoluzioni normative. 

La partita si sposta ora dalle aule della politica a quelle dei tribunali, dove si vedrà come questa interpretazione "salomonica" verrà applicata nella pratica quotidiana.

 

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Marco Ribechi