Cannabis e guida: la Corte Costituzionale corregge la riforma Salvini
Una svolta immediata: la sentenza n. 10/2026 della Corte Costituzionale, depositata il 29 gennaio 2026, è già ufficialmente operativa. Da febbraio 2026, le forze dell'ordine e i giudici sono obbligati ad applicare questa nuova interpretazione, che tutela i guidatori dai ritiri di patente ingiustificati per consumi remoti di cannabis
Cosa voleva la riforma Salvini?
"Diceva lucido sì, lucido no" Matteo Salvini che con il nuovo Codice della Strada, promosso dal Ministero delle Infrastrutture, mirava a introdurre una sorta di "tolleranza zero" automatica. L'obiettivo era semplificare i controlli eliminando l'obbligo per la polizia di dimostrare lo "stato di alterazione".
Nella visione originale della riforma, bastava la semplice presenza di tracce di THC nei liquidi biologici (sangue o saliva) per far scattare immediatamente il reato, il ritiro della patente e le sanzioni penali.
Questo approccio ignorava la realtà scientifica: i metaboliti della cannabis restano nell'organismo per giorni o settimane, molto tempo dopo che l'effetto psicoattivo è svanito. Un guidatore perfettamente lucido avrebbe potuto perdere la patente per un consumo avvenuto il fine settimana precedente.
La "correzione" della Consulta: il nesso temporale
La Corte Costituzionale è intervenuta per ristabilire un principio di ragionevolezza. Con la sentenza 10/2026, ha stabilito che la legge non può trasformarsi in una sanzione "morale" contro chi consuma cannabis nel tempo libero. Perché si configuri il reato, la guida deve avvenire "dopo" l'assunzione. Questo "dopo" deve essere interpretato in senso cronologico stretto: l'assunzione deve essere avvenuta in un tempo prossimo alla guida, tale da poter ancora influenzare le capacità psicofisiche del conducente. Se l'effetto è esaurito, l'automatismo della sanzione cade.
Comportamenti da tenere: consigli pratici al volante
Nonostante questa importante tutela legale, la sicurezza stradale resta la priorità. Per evitare contestazioni e guidare in serenità, ecco i comportamenti consigliati: Rispetta i tempi di smaltimento: Anche se ti senti lucido, la scienza indica che il picco degli effetti svanisce dopo poche ore, ma la presenza di THC "attivo" può restare significativa per un po'.
È prudente attendere almeno 8-10 ore dall'ultima assunzione prima di mettersi al volante. Consumo abituale e accumulo: Se consumi cannabis quotidianamente, ricorda che i tuoi livelli basali possono essere più persistenti.
In caso di controllo, la dimostrazione che non sei "sotto l'effetto" potrebbe richiedere analisi più approfondite. Il verbale di accertamento: In caso di controllo, è utile far mettere a verbale l'ora dell'ultima assunzione (se risalente nel tempo) e far notare l'assenza di sintomi di alterazione. Consapevolezza sui test: Ricorda che, dopo questa sentenza, il solo test delle urine non ha più valore legale per dimostrare la guida in stato di alterazione, poiché rileva tracce vecchie di settimane. Se viene proposto come prova unica, è un punto fondamentale su cui costruire la difesa.
La Corte ha salvato il principio di offensività: si punisce chi mette in pericolo gli altri, non chi ha uno stile di vita che prevede il consumo di cannabis.
La riforma Salvini resta in vigore, ma deve ora piegarsi a questa interpretazione scientifica e costituzionale che distingue chiaramente tra un guidatore alterato e uno sobrio con tracce storiche nel corpo.
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