Uruguay, record di cannabis legale nel 2025: il trionfo di Epsilon con il 20% di THC
Nel 2025 il modello uruguaiano ha raggiunto il suo picco storico: mai così tanta cannabis legale era stata venduta in farmacia. Il segreto? Lo Stato ha ascoltato i consumatori, introducendo varietà più potenti (fino al 20% di THC) e sferrando un colpo durissimo al narcotraffico. Mentre oltreoceano le mafie arretrano e la salute pubblica ringrazia, in Italia restiamo bloccati in una visione miope che penalizza pazienti e cittadini, costringendoli spesso a rivolgersi a un mercato nero senza controlli.
L'Uruguay si conferma così il laboratorio globale della regolamentazione. Secondo i dati più recenti pubblicati dall'Istituto di Regolazione e Controllo della Cannabis (IRCCA), il 2025 è stato l'anno con il più alto volume di vendite di cannabis legale in farmacia da quando, nel 2017, è stato implementato questo canale di distribuzione.
Dall'approvazione della storica Legge 19.172 sotto la presidenza di José "Pepe" Mujica nel 2013, l'Uruguay ha percorso una strada coraggiosa. Il sistema, che poggia su tre pilastri (coltivazione domestica, club cannabici e vendita in farmacia), ha raggiunto nel corso dell'ultimo anno una maturità senza precedenti, dimostrando che la regolamentazione può sottrarre fette di mercato enormi al narcotraffico.
Il successo del 2025 è fotografato dai numeri. Le vendite nelle farmacie hanno superato i 4.300 chilogrammi di infiorescenze, un balzo significativo rispetto agli anni precedenti. Questo incremento è stato favorito da due fattori logistici chiave:
- Aumento dei punti vendita: La rete delle farmacie aderenti è cresciuta, raggiungendo il numero di 55 esercizi distribuiti in tutto il paese, facilitando così l'accesso geografico ai consumatori.
- Crescita dei registrati: Gli acquirenti autorizzati hanno superato la soglia degli 83.000, segnale di una fiducia sempre maggiore verso il prodotto controllato dallo Stato.
Il vero punto di svolta del 2025 non è stato, però, solo logistico, ma soprattutto qualitativo. Per anni, i critici del modello uruguaiano hanno sottolineato come la cannabis delle farmacie avesse una percentuale di THC troppo bassa (intorno al 9%) per competere con il mercato nero.
Infatti, lo scenario è cambiato radicalmente con l'introduzione, nell'ottobre del 2024, della varietà Épsilon, con una concentrazione di THC fino al 20%. Questa genetica ha coperto la stragrande maggioranza delle vendite negli ultimi mesi del 2024 e per tutto il 2025, rappresentando circa il 75% delle vendite totali dell'anno e confermando che il mercato legale deve evolversi per rispondere ai desideri dei consumatori.
Questa è la quarta varietà messa in commercio da quando, nel 2017, il Paese ha iniziato a vendere presso le farmacie autorizzate il prodotto coltivato sotto il controllo dello Stato. Si tratta di un ibrido a predominanza sativa con un contenuto di Thc inferiore o uguale al 20% e un contenuto di Cbd inferiore o uguale all’1%. La sostanza, prodotta da imprese private con apposita autorizzazione, viene venduta in dosi da 5 grammi, contenute in bustine “con zip”, spiega l’Ircca sottolineando che, come per le altre varietà, “i processi produttivi si realizzano sotto stretti controlli e con tracciamento in ognuna delle rispettive tappe. Prima dell’immissione in commercio i lotti sono analizzati presso laboratori specializzati”, per verificarne le caratteristiche microbiologiche (assenza di agenti patogeni) e fisio-chimiche.
Nonostante l'inflazione, l'IRCCA ha mantenuto il prezzo di Epsilon competitivo (circa 610 pesos per la confezione da 5g nell'aggiornamento di agosto 2025), rendendola l'arma vincente contro il narcotraffico.
Offrendo un prodotto potente, pulito e a un prezzo competitivo, lo Stato, quindi, è riuscito a sferrare un colpo durissimo al "prensado" paraguaiano, ovvero la cannabis illegale, un prodotto di scarto spesso contaminato da sostanze tossiche, la cui quota di mercato è crollata drasticamente.
Non solo farmacie: il ruolo dei Cannabis Club
Oltre alle farmacie, il sistema uruguaiano respira grazie ai Cannabis Club. Nel 2025 si sono contati oltre 550 club attivi, che servono una platea di consumatori più esigenti e attenti alle varietà organiche e artigianali. Insieme ai coltivatori domestici, questa rete garantisce che la domanda interna sia quasi interamente soddisfatta da canali legali, tracciati e sicuri.
I dati del 2025 sottolineano un concetto fondamentale per il dibattito internazionale: la legalizzazione non aumenta necessariamente il numero di consumatori totali, ma sposta quelli esistenti da un mercato illegale e pericoloso a uno regolamentato. In Uruguay, questo si traduce in meno introiti per le organizzazioni criminali e in un maggiore controllo sulla salute pubblica, poiché ogni grammo venduto in farmacia è testato in laboratorio e privo di contaminanti.
Non si tratta, quindi, di un successo solo di vendite, ma di una vittoria strategica contro la criminalità organizzata che dimostra che, ascoltando le esigenze reali dei consumatori e introducendo genetiche più competitive come la Épsilon, lo Stato può battere le mafie sul loro stesso terreno: l'offerta.
E così, mentre l'Uruguay raccoglie i frutti di una regolamentazione matura, l'Italia sembra muoversi in direzione ostinata e contraria. Nonostante una domanda interna altissima, la visione politica attuale continua a essere caratterizzata da una profonda miopia, ostacolando lo sviluppo di un mercato interno trasparente e sicuro.
Questa chiusura non danneggia solo l'economia, ma colpisce le fasce più vulnerabili: i pazienti.
In Italia, le croniche carenze di cannabis terapeutica nelle farmacie e i costi elevati, infatti, costringono ancora troppe persone a rivolgersi involontariamente al mercato nero. Qui, la qualità è assente e i rischi per la salute sono altissimi.
L'esempio uruguaiano suggerisce che una regolamentazione inclusiva e moderna non è una "resa", ma l'unico strumento efficace per garantire sicurezza ai cittadini e sottrarre potere finanziario alle mafie.
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