Cannabis Light alla Camera: presentato lo studio sull'impatto economico in Italia (VIDEO)
Giornata importante oggi per il settore della canapa industriale in cui sono stati presentati, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, i risultati ufficiali dello studio economico sul mercato della canapa ad uso inalatorio realizzato da MPg Consulting
“Cannabis Ligth Policy. Stima dell’impatto economico e proposte di regolamentazione per il mercato della canapa a uso inalatorio” questo il titolo dello studio commissionato da Canapa Sativa Italia e realizzato da MPg Consulting, con la collaborazione di Davide Fortin PhD, Maria Paola Liotti, Julio del Amo, Adam Orens e Simone Milan PhD. Il questionario alla base dello studio è stato curato da Chiara Lo Cascio di Canapa Sativa Italia e MPG Consulting e distribuito con la collaborazione e il supporto economico degli operatori e di tutte le associazioni di settore presenti oggi in aula: Sardinia Cannabis, Resilienza Italia Onlus, Imprenditori Canapa Italia e Federcanapa.
L’obiettivo principale di questo report è offrire un’analisi dettagliata delle dinamiche di un mercato regolamentato delle infiorescenze di canapa destinate all’inalazione, con un focus sull’impatto economico in termini di occupazione e gettito fiscale. Il documento vuole essere una guida di riferimento per gli operatori pubblici e privati, fornendo una panoramica sul mercato, sulle dinamiche di domanda e offerta, sull’implementazione delle normative e un confronto approfondito tra due diversi modelli regolatori di mercato.
L’analisi intende ha evidenziato come una regolamentazione della cannabis light ispirata ad altre specie agricole, quali la vite e il luppolo, potrebbe garantire la sicurezza e la consapevolezza dei consumatori, promuovendo al contempo lo sviluppo dell’imprenditoria italiana e delle eccellenze territoriali.
Per questo, oggi è stata un’altra giornata molto importante per la lotta che gli operatori del settore continuano a fare da mesi per contrastare l’articolo 18 del Ddl Sicurezza. I dati emersi, dimostrano, ancora una volta, che attaccare il settore della canapa non solo non produce alcun risultato ma crea un grande danno ad un comparto industriale notevole nel nostro Paese.

Un comparto che ha un valore di 2 miliardi di euro, come spiega Chiara Lo Cascio di Canapa Sativa Italia, considerando solo il valore delle infiorescenze e senza tenere conto dell’export.
Gli effetti positivi attesi includono la crescita economica, l’aumento delle entrate fiscali e dei posti di lavoro, nonché la riduzione della spesa pubblica attualmente destinata inutilmente al controllo di prodotti a base di canapa non stupefacente, la cui pericolosità è ampiamente smentita a livello internazionale.
Le nuove stime, aggiornate rispetto a quando il mercato della cannabis light ha iniziato la sua espansione, ci spiega Davide Fortin, PhD di MPg Consulting, sono stime molto positive e si basano oggi su sondaggi più precisi e rappresentativi della popolazione generale che chiedono alle persone se utilizzano la cannabis, cosa che prima non esisteva.
Inoltre è stato creato un questionario della filiera per capire quelle che sono le interconnessioni tra i vari mercati della canapa e questo ha evidenziato come la filiera, che sembra essere prettamente agricola, ha a che fare in realtà con diverse professionalità, dando lavoro, non solo al settore della vendita al dettaglio ma a molti altri settori come il marketing, la sicurezza, la logistica, la tecnologia.
“È un mercato che fa bene a tutto l’ecosistema Italia” sottolinea Fortin e “privarsi del Made in Italy in un settore che è il più competitivo in Europa, sembra una scelta poco razionale. C’è un budget che esiste grazie a questo settore che verrebbe tagliato, questo non va nella direzione in cui dovrebbe andare un Paese che cerca uno sviluppo e una crescita”.

La parte più interessante di questo studio, per quanto riguarda l’inquadramento normativo, secondo l’avvocato Maria Paola Liotti, redattrice dello studio, è che il riconoscimento normativo e culturale della cannabis light si ha sin dagli anni 60 a livello internazionale.
“Il consumo inalatorio della cannabis ligh" spiega, “non è un’invenzione del nuovo millennio ma era già stato riconosciuto dall’assemblea dei plenipotenziari che aveva commentato la convenzione unica sulle sostanze stupefacenti del 1961”.
“Oggi più che mai che questo uso si è riscoperto ed è stato valorizzato da studi scientifici, si impone una necessità urgente, quella di una regolamentazione ad hoc dell’uso inalatorio. Abbiamo bisogno di seguire l’esempio della Svizzera, della Repubblica Ceca, del Belgio, del Lussemburgo e stabilire delle regole certe sui prodotti destinati all’inalazione. Altrimenti come dice il Consiglio Superiore della Sanità, l’attuale mercato resterà pericoloso per la sicurezza pubblica, ma solo per un motivo, per la lacuna normativa”.
L’insicurezza della salute pubblica, quindi, come spiega bene la Liotti, è tutta responsabilità dei governanti e non si risolve vietando la canapa.
Vietare la produzione, tra l’altro, non significa bloccarne il consumo perché in Europa esiste la libera commercializzazione delle merci come ricorda anche il Senatore Marco Lombardo di Azione.
“Vietare la produzione di canapa significherebbe solo distruggere una filiera produttiva e avere un danno economico, un danno occupazionale e obbligare i consumatori italiani ad acquistare dall’Europa. Quindi l’art.18 è una norma che produce solo danni. Noi di Azione continueremo a presentare emendamenti affinché si abroghi questo articolo, per evitare di distruggere un comparto industriale così importante".
Questo studio rappresenta, quindi, uno strumento prezioso per i legislatori e le istituzioni, utile per orientare le future decisioni politiche, tutelare il Made in Italy e supportare l'impresa italiana nel mondo.
“Noi siamo convinti che al Senato sia ancora possibile recuperare il problema” ha spiegato l'On. Matteo Mauri del PD e promotore dell’incontro di oggi. “Il Ddl Sicurezza è stato riaperto e questa è l’occasione o per cassare in maniera definitiva l’articolo 18, oppure prorogare i tempi e farlo entrare in vigore tra uno, due anni. Con la speranza che nel frattempo ci si metta una mano sulla coscienza e si pensi al portafoglio degli italiani” ha concluso.
Anche la senatrice Sabrina Licheri, da tempo sostenitrice della filiera canapicola e accanto agli operatori del settore, è convinta che questo studio sia un ulteriore strumento importante nell'azione di convincimento verso chi ancora non ha compreso la grande forza della canapa. Per questo assicura che si farà portatrice dei risultati di questo studio.
"In un momento storico così importante, in cui le imprese chiudono, con il dramma dei dazi, il Governo si ostina a voler uccidere una filiera che funziona. Passi come questo di oggi, come quello che c'è stato in Commissione Europea, sono fatti che vanno raccontati, che vanno messi in contrapposizione a fake news incredibili che trovo vergognose e inaccettabili".
