Tailandia: nuovo passo indietro sulla legalizzazione dell'erba

Maria Novella De Luca
07 Jun 2024

Il paese sta inasprendo le sue leggi sull’uso della cannabis, appena due anni dopo essere diventato uno dei primi paesi in Asia a depenalizzare il suo uso ricreativo


La Tailandia, infatti, è diventata il primo Paese asiatico a depenalizzare la cannabis per scopi medici nel 2022, ma in pratica il mercato è apparso da subito non regolamentato, provocando reazioni pubbliche e preoccupazioni per l’abuso e la criminalità e soprattutto un cavallo di battaglia del nuovo governo che ne ha fatto una questione politica scottante e da risolvere.

Infatti il primo ministro Srettha Thavisin, entrato in carica lo scorso anno, si è subito impegnato a stoppare l'uso ricreativo della cannabis e limitarlo solo a quello medico. 

La cannabis medica è legale in Thailandia dal 2019, ma la depenalizzazione nel 2022 aveva fatto un ulteriore passo avanti, rendendo non più un crimine coltivare e commerciare cannabis e prodotti a base di canapa, o utilizzare qualsiasi parte della pianta per curare malattie. 

Il nuovo disegno di legge prevedeva multe fino a 60.000 baht (circa 1.500 euro) per chi praticava attività ricreativa e sanzioni severe per la coltivazione senza licenza, con pene detentive da uno a tre anni e multe da 20.000 a 300.000 baht. Quel progetto vietava inoltre campagne pubblicitarie o di marketing per germogli, estratti o dispositivi per fumare cannabis.

A gennaio, in seguito a quel primo balzo indietro del nuovo governo di coalizione conservatore, tutto impegnato a inasprire le regole, avevamo scritto che non era sciocco pensare al peggio e temere che la grande macchina della cannabis rischiasse una terribile battuta d’arresto.

Infatti oggi, a quel primo cambio di rotta, che mirava a mantenere una promessa elettorale, si aggiunge anche la proposta di riclassificare la pianta di cannabis come narcotico entro la fine dell'anno, cosa che comporterebbe multe e pene detentive più lunghe e più aspre. 

"Voglio che il ministero della sanità modifichi le regole e reinserisca la cannabis tra gli stupefacenti", ha detto mercoledì il primo ministro Srettha Thavisin sulla piattaforma di social media X. "Il ministero dovrebbe emanare rapidamente una norma per consentirne l'utilizzo esclusivamente per scopi sanitari e medici".

Questo nuovo voltafaccia politico metterà ancor più a dura prova la nascente industria della cannabis che serbava in sé anche il sogno di aumentare il reddito agricolo e il turismo del benessere. Il rischio è che si inneschino nuove proteste di piazza e azioni legali collettive da parte dei proprietari di migliaia di dispensari.

La cannabis in Thailandia, attualmente gode dello status di "erba controllata" e non esiste alcun divieto assoluto all' uso ricreativo, consentendo l'apertura di quasi  8.000 dispensari  da quando è stata depenalizzata.

Più di 1 milione di famiglie si sono registrate presso le autorità tailandesi per piantare cannabis oltre alla coltivazione commerciale da parte di aziende che cercano di trarre vantaggio dalla domanda in forte espansione.

La direttiva di Srettha, che ri-etichetta la cannabis come "categoria cinque" quindi come narcotico, renderà un crimine “produrre, vendere, importare, esportare o possedere la pianta e usarla, secondo le leggi tailandesi sulla droga.

L'inversione di rotta fa parte della dura campagna antidroga del partito al potere Pheu Thai. All’inizio di questa settimana, Srettha ha concesso alle forze dell’ordine e alle autorità locali un termine di 90 giorni per reprimere la droga in 25 province considerate “zone rosse”.

Una volta che il Ministero della Salute avrà concluso il processo di classificazione della cannabis come droga di categoria cinque, il suo possesso potrebbe comportare una pena detentiva fino a 15 anni e una multa massima di 1,5 milioni di baht (40.600 dollari).

I sostenitori della cannabis stanno esortando le autorità sanitarie a valutare i pro e i contro della cannabis rispetto all’alcol e alle sigarette e a utilizzare la scienza e i fatti per determinare quali dovrebbero essere i farmaci. 

Sembra un po’ quello che sta accadendo nel nostro Paese, invece di cercare regolamentare un mercato proficuo e crescente, che ha dato lavoro a centinaia di giovani, si decide di osteggiarlo con tutte le forze fino a chiuderlo.

Perché a lungo andare il risultato di queste politiche scellerate e altalenanti sarà quello di allontanare gli investitori da questo settore.

Il costante ribaltamento delle politiche rischia di danneggiare la fiducia anche degli investitori stranieri, creando un effetto a catena in tutto il settore, causando la chiusura di aziende legittime di cannabis, la perdita di posti di lavoro da parte dei lavoratori e la perdita di reddito dei coltivatori dal raccolto commerciale.

D’altronde l’industria della cannabis in Thailandia ha combattuto fin dall'inizio incertezze legali poiché i legislatori non sono riusciti a mettersi d'accordo su come regolamentarla. Il primo tentativo di approvare un disegno di legge per controllare l’uso di cannabis lo scorso anno è stato bloccato in parlamento come parte delle manovre politiche in vista delle elezioni. Il tentativo più recente del governo Srettha, di mettere al bando l’uso ricreativo e di inasprire le regole di licenza su piantagione, vendita, esportazione e importazione di cannabis, è stato bloccato dal processo burocratico.

Vediamo ora come andrà a finire e chi vincerà questo nuovo braccio di ferro.

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Maria Novella De Luca