La donna da un miliardo di cartine: una vita tra carta, arte e rivoluzione
Mentre l'industria della cannabis si sposta verso prodotti ultra-tecnologici e carte in canapa bio sempre più sottili, la storia di Macu ci ricorda l'origine di tutto. Dietro ogni libretto di cartine che ha fatto la storia, ci sono state mani come le sue: capaci di trasformare una bobina grezza in uno strumento di precisione per il rito della rollata.
Imaculada, per tutti Macu, ha quasi 64 anni e ne ha trascorsi 50 tra montagne di cartine. La sua arte non è solo un lavoro tecnico, ma un simbolo di resistenza artigianale; lei stessa è stata per decenni un "ingranaggio" umano fondamentale che ha permesso a miliardi di persone di accendere un desiderio, una storia o semplicemente un momento di relax. La sua vicenda dà risalto alla lotta delle donne che, inizialmente, lavoravano all'ombra degli uomini in un settore industriale duro e maschilista.
Nel corso della sua carriera, Macu ha prodotto a mano la cifra astronomica di oltre 1 miliardo di cartine. Un numero che rappresenta la realtà quotidiana di un'artigiana che ha visto mutare il mondo, mentre le sue mani rimanevano fedeli allo stesso gesto.
Alcoy 1755: dove tutto ebbe inizio
Per capire la maestria di Macu, bisogna tornare alle radici di questa industria di carta da arrotolare nela città di Alcoy (Alicante, Spagna). Tutto ebbe inizio il 5 luglio 1755, quando i fratelli Albors Gisbert ottennero l'autorizzazione a convertire un vecchio mulino per la lana in una cartiera. Già nel 1765 la fabbrica produceva carta bianca destinata al confezionamento delle prime sigarette, segnando l'atto di nascita della moderna industria cartaria di Alcoy. Nel 1934, i produttori locali unirono le forze nella Papeleras Reunidas SA, un colosso che nel 1953 toccò il suo apice espandendosi con uffici in Portogallo e aprendo una filiale a Buenos Aires. È in questo clima di espansione globale tra Spagna e Sud America che si inserisce la vita lavorativa dei protagonisti di questa industria e di Macu.
Quando iniziò nel 1977, Macu dovette sfidare un sistema dominato dagli uomini che guadagnavano di più e ricoprivano le posizioni più elevate.
"Le donne hanno fatto tutto in questo settore, ma i capi erano uomini", ricorda in un'intervista a El Planteo. Ma lei non si è fermata: ha imparato a dominare macchine che gli uomini consideravano loro esclusiva. Le donne impararono ad organizzarsi, a lottare, scioperare e vinsero.
"Siamo entrate nelle rilegatrici, ed è da lì che è nata l'emancipazione". A poco a poco, presero il controllo dei loro strumenti. La rilegatrice, la macchina che trasforma pile di carta in opuscoli, diventò la loro roccaforte.
Il legame tra Macu e il suo lavoro è suggellato però da una reliquia industriale unica: la sua macchina crimpatrice. Una macchina modificata nei decenni per adattarsi a formati che nessuna tecnologia moderna può replicare. Non ci sono pezzi di ricambio o meccanici in grado di ripararla, motivo per cui non è stato possibile addestrare un successore. Quando Macu è andata in pensione, infatti, la macchina è stata spenta per sempre: un pezzo di storia si è concluso con la sua ultima interprete.
Le fabbriche di carta da rollare hanno vissuto il loro periodo di massimo splendore tra gli anni '70 e '90. Quello fu un periodo di grande innovazione, cartine aromatizzate e progetti di espansione. Ma già negli anni 80 qualcosa iniziava a scricchiolare, i conti iniziarono a non tornare e nel 1980 Papeleras Reunidas, l'azienda in cui Macu aveva iniziato la sua carriera, dichiarò bancarotta e chiuse.
Dopo la chiusura Macu trovò continuità prima in Bambú e infine presso Iberpapel, l'ultima grande fabbrica della regione che oggi produce marchi iconici come RAW ed Elements.
Dopo mezzo secolo e oltre un miliardo di fogli modellati uno a uno, il corpo di Macu ha chiesto riposo. "È un lavoro molto ripetitivo e monotono", ammette, ma se n'è andata a testa alta.
"Sono orgogliosa di quello che abbiamo fatto, di quello che abbiamo raggiunto. Ma c'è ancora molta strada da fare". Con il suo pensionamento si chiude un capitolo insostituibile, ma il suo messaggio resta scolpito nella carta: "Quello che abbiamo oggi non ci è stato dato, lo abbiamo conquistato con le nostre lotte".
La storia di Macu è la storia di migliaia di donne che, dai mulini del 1755 alle fabbriche di oggi, hanno costruito le fondamenta dell'industria del fumo. Mentre i nomi dei proprietari apparivano sui contratti, erano le mani di Macu e delle altre donne a garantire la perfezione di ogni foglio. Oggi, celebrare il suo miliardo di cartine significa riconoscere il valore di un lavoro che per secoli è rimasto nell'ombra, ma che è stato essenziale per la cultura cannabica globale.
Fonti e approfondimenti
Per la stesura di questo articolo sono state consultate le seguenti fonti: