Progetto FITMET: a Lecce la cannabis che rigenera i suoli agricoli dai metalli

Maria Novella De Luca
06 Feb 2026

Presentato oggi a Lecce l'evento finale del progetto pilota FITMET, un'iniziativa ambiziosa che segna un punto di svolta per la rigenerazione ambientale del territorio attraverso l'uso della Cannabis Sativa L.


Il progetto è stato realizzato da ASCLA Soc. Coop. Impresa Sociale, Radice Cubica S.r.l. e Apriterra di Giuseppe Cazzato, con il sostegno di un finanziamento pubblico della Regione Puglia. 

Attraverso l'impiego strategico della Cannabis sativa L. e di consorzi microbici, la sperimentazione condotta nel basso salento ha dimostrato come sia possibile bonificare i suoli agricoli dai metalli pesanti in modo naturale e sostenibile.

Il progetto ha integrato sperimentazioni in campo, monitoraggi agronomici e analisi multi-elemento, con l’obiettivo di valutare l’efficacia del sistema suolo–pianta e definirne le condizioni di replicabilità. L’approccio adottato ha mirato a coniugare rigenerazione ambientale, sostenibilità agronomica e trasferibilità operativa alle aziende agricole, fornendo un modello concreto e applicabile di recupero produttivo dei suoli marginali.

Il cuore tecnologico del progetto è stata la sinergia tra la pianta e i microrganismi benefici, come ci ha spiegato la Dott.ssa Angela Martina, responsabile scientifica del progetto, sottolineando che l'integrazione del suolo con consorzi microbici (come il Micosat) è stata determinante. Per alcuni elementi critici, infatti, come il Berillio, l'uso di questi microrganismi ha aumentato l'assorbimento nelle foglie del 75%.

Inoltre, i consorzi microbici stimolano la crescita della pianta aumentando la biomassa complessiva, il vero motore dell'estrazione, e intervengono direttamente sul pH della rizosfera. Rilasciando acidi specifici, rendono i metalli biodisponibili anche nei suoli basici tipici della Puglia, che altrimenti tenderebbero a immobilizzarli. Un aspetto cruciale riguarda infine la sicurezza industriale: trattandosi di cultivar da fibra, i contaminanti si concentrano per oltre il 95% in radici e foglie, lasciando il fusto virtualmente pulito e perfetto per utilizzi nell'edilizia o nel tessile.

Per approfondire l'impatto di questi dati sulle aziende agricole e sulle prospettive industriali, abbiamo intervistato Paolo Vitali, amministratore di Radice Cubica S.r.l. e tra i coordinatori del progetto.

 

SS: Se dovesse spiegare FITMET a un cittadino comune, perché questa è una buona notizia per il futuro della nostra terra?

Spesso gli agricoltori non si rendono conto che i loro terreni possono contenere contaminanti derivanti da attività industriali vicine, dai fertilizzanti o dai fitosanitari. Con FITMET abbiamo messo in atto un'attività pilota per estrarre questi metalli pesanti utilizzando la canapa come una 'spugna' naturale. È una buona notizia perché permette di ripristinare la salute del suolo agricolo, rendendolo di nuovo pulito e produttivo per le aziende del territorio.

SS: Cosa avete fatto nello specifico durante la sperimentazione?

Abbiamo impiantato della canapa industriale in un terreno nel basso salento, vicino alla discarica Burgesi di Ugento seguendo due modalità: una parte in consociazione con dei consorzi microbici, ovvero batteri e funghi benefici aggiunti al suolo durante la semina, e una parte senza questo ausilio. Abbiamo creato zone con diverse concentrazioni di questi ammendanti per verificare quanto la pianta riuscisse effettivamente a estrarre. Parliamo di fito-depurazione: un'attività in cui la canapa pulisce attivamente il terreno dai metalli pesanti, agendo come un vero e proprio filtro biologico.

SS: Quali sono stati i risultati ottenuti in questi anni di ricerca?

I risultati sono stati molto promettenti dal punto di vista dell'estrazione sia con l'ausilio dei consorzi microbici ma anche solo con la canapa senza supporto aggiuntivo. Abbiamo analizzato il suolo per due anni, nel 2024 e nel 2025, due cicli sugli stessi appezzamenti con coltivazioni stagionali, con semina ad aprile e taglio ad agosto, settembre, per verificare cosa succedesse e abbiamo verificato anche in quali parti della pianta si sono andati ad accumulare i metalli, notando che c'è una differenza importante per tipologia di metallo, alcuni finiscono nei semi, non in quantitativi importanti, molti nelle foglie e sicuramente anche nelle radici. Gli steli e l'infiorescenza sono  stati molto meno toccati, abbiamo notato un livello di contaminazione molto limitato in generale, indipendentemente dall'utilizzo o no di consorzio microbico e anche della tipologia di metallo.

SS: I metalli pesanti estratti dalla pianta ne compromettono un'eventuale utilizzo per scopi industriali?

L'idea è quella di dare una destinazione d'uso alle piante utilizzate per la bonifica e rimetterle in un'ottica di economia circolare all'interno di cicli di mercato come potrebbero essere sicuramente quelli dell'edilizia. Qui abbiamo analizzato un terreno in cui la contaminazione era leggera perché il nostro primo obiettivo era verificare che il metodo funzionasse, di conseguenza la contaminazione nelle piante non è stata rilevante da ritenerle non idonee ad altri usi. Un esperimento importante che sta portando avanti il CNR Nanotech sempre qui a Lecce in collaborazione con noi è la possibilità di utilizzare parti di pianta come materiale conduttivo all'interno di batterie elettriche sostenibili. Questo significherebbe che materiale contaminato da specifici metalli può addirittura essere più conduttivo della stessa canapa che già si presta bene ad essere utilizzata all'interno di batterie elettriche.

SS: Il progetto FITMET è replicabile su scala più ampia in altre zone della Puglia con problematiche simili?

Certamente. L'idea di FITMET è proprio quella di creare un modello replicabile. Un'azienda agricola potrebbe includere questa attività all'interno delle normali rotazioni colturali, utilizzando la canapa come coltura intermedia. In questo modo, nello spazio vuoto tra una coltivazione e l'altra, si produce biomassa per l'industria e, contemporaneamente, si pulisce il terreno. È un protocollo che potrebbe essere fondamentale per aree critiche vicino a siti industriali, aeroporti o centrali a carbone.

SS: Sono previsti ulteriori finanziamenti o bandi per estendere queste sperimentazioni pilota ad altri territori colpiti da inquinamento dei suoli?

FITMET è l’azione pilota finanziata dalla regione Puglia che termina ufficialmente a febbraio. Quello di oggi era l'evento conclusivo in cui abbiamo presentato tutte le attività svolte e i risultati ottenuti. Ma la ricerca non si ferma. Partendo dai risultati ottenuti, abbiamo candidato l’attività ad altri bandi e la Regione Puglia ci ha già dato un riscontro positivo su alcune linee di finanziamento. Continueremo a implementare le metodiche anche con l’ausilio di altre piante e approfondendo lo studio microbiologico del suolo. Una delle novità sarà l'uso delle microalghe come ammendanti: studi recenti indicano che possono aumentare notevolmente la capacità di fitoestrazione, permettendoci di estrarre quanto più possibile in tempi brevi.

Il progetto FITMET dimostra che la canapa è una tecnologia vivente capace di rispondere alle sfide ambientali della Puglia e non solo. Grazie alla sua capacità di pulire i suoli pur rimanendo una risorsa industriale, rappresenta il ponte perfetto tra tutela della salute e sviluppo economico circolare.

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Maria Novella De Luca