Cannabis medica: forniture olandesi a rischio e paradosso italiano. Intervista al Dott. Ternelli (VIDEO)

Maria Novella De Luca
16 Apr 2026

Di fronte alla possibile crisi nelle forniture della Bedrocan BV entro la fine del 2026, abbiamo fatto il punto con il Dott. Marco Ternelli, uno dei massimi esperti di cannabis terapeutica del nostro Paese. Tra riorganizzazioni burocratiche in Olanda e occasioni mancate in Italia, ecco cosa devono aspettarsi i pazienti.


Dopo un biennio di relativa stabilità, l'ombra di una nuova carenza di cannabis medica si allunga sulle farmacie italiane. Al centro della questione c'è la Bedrocan BV, l'azienda olandese che copre quasi l'80% del mercato italiano (varietà Bedrocan, Bediol, Bedica e Bedrolite) e che per quasi 20 anni è stato l’unico produttore di cannabis medica per lo Stato olandese. Ma non si tratta di mancanza di piante, quanto di un complesso "terremoto" burocratico e logistico.

Come ci spiega il Dott. Marco Ternelli, infatti, il Ministero della Salute olandese (OMC), che fino ad oggi ha gestito l’intera filiera, dall’acquisto dall'azienda Bedrocan alla distribuzione ed esportazione verso l'Italia, sta uscendo dalla gestione diretta della distribuzione. Il cambiamento era originariamente previsto per il 2025, ma è stato posticipato al 1 gennaio 2026, per dare alle autorità più tempo per preparare il quadro normativo e operativo.

"In questa fase di transizione", spiega Ternelli, "l’OMC si limiterà al rilascio delle licenze, mentre Bedrocan sarà in grado di vendere direttamente agli Stati, quindi anche all'Italia". 

Tuttavia, il passaggio burocratico non è immediato e la riorganizzazione delle produzioni potrà creare dei colli di bottiglia con il risultato che quando l'Italia avrà bisogno, l'Olanda potrebbe non essere pronta a rispondere tempestivamente. 

 

Inoltre, spiega ancora Ternelli "l'Olanda sta ampliando le produzioni in Danimarca, dove ha delle semplificazioni in più dal punto vista della produzione" e questo, se da un lato può significare avere a disposizione maggiore quantità di prodotto, dall'altro aumenta i passaggi burocratici.

"Se l'Italia chiede una varietà che non è disponibile in Olanda ma è disponibile in Danimarca, non c'è lo switch automatico, perché sono Paesi diversi con autorizzazioni diverse".

Ma il Dott. Ternelli ci tiene soprattutto a sottolineare che lo scenario peggiore non è necessariamente la sparizione totale della cannabis, ma l'instabilità terapeutica. Se il Bedrocan, ad esempio, dovesse scarseggiare, i pazienti avrebbero comunque la possibilità di "tamponare" con altre varietà disponibili per evitare di tornare ai periodi nefasti in cui l'unica alternativa era il mercato nero.

Tuttavia, per migliaia di pazienti, questa instabilità si farà sentire pesantemente perché, come sappiamo, cambiare varietà non è un’operazione neutra in quanto ogni genetica ha un impatto diverso sulle patologie trattate.

Il caso Linneo: quando la burocrazia cambia la terapia

A peggiorare questo quadro di instabilità si aggiunge un mutamento repentino del prontuario disponibile in Italia. Il bando per la varietà Linneo (Hindu Kush), infatti, è terminato e il prodotto non è più reperibile. Al suo posto rientrerà in scena la varietà Billy Buttons dell'azienda australiana Little Green Pharma, arrivata in Italia nel 2022, sostituendo a sua volta la Pedanios della Aurora.

Questo passaggio, però, non rappresenta solo un ostacolo burocratico ma una vera e propria criticità clinica. Da un lato, infatti, i medici saranno costretti a emettere nuove prescrizioni o ad aggiornare i Piani Terapeutici, poiché le ricette che indicano specificamente la varietà "Linneo" non saranno più valide. Dall'altro, emerge il problema della sostituibilità terapeutica: nonostante i livelli di THC siano simili (circa il 19%), la Linneo è una varietà a dominanza Indica, mentre la Billy Buttons è una Sativa. Poiché il profilo terpenico e la genetica sono fattori determinanti per l’efficacia del trattamento, le due varietà non possono essere considerate clinicamente intercambiabili; questo cambiamento forzato rischia di creare forte disorientamento nei pazienti e, nei casi peggiori, una perdita di efficacia della terapia stessa.

L’occasione mancata di una produzione italiana

Perché l’Italia è così vulnerabile? 

Ternelli punta il dito contro le scelte del passato. Nonostante lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze produca il massimo che può produrre, ovvero 400 kg l'anno, siamo lontani dal fabbisogno nazionale di circa 2 tonnellate. 

"Se andiamo indietro di due anni, quando si era aperto un bando per dare licenza ai coltivatori italiani, ricordiamo che si era arrivati alla manifestazione di interesse con la selezione di due tre aziende che avrebbero avuto tutte le caratteristiche per poter coltivare. Di fatto però, in quel momento la Bedrocan ci ha inondato di cannabis, come disponibilità, il Farmaceutico altrettanto perché la produzione andava a gonfie vele ed era arrivata la Linneo come varietà di importazione. Eravamo talmente pieni che si è pensato che non ci fosse bisogno di continuare su quella strada". 

Ma col senno di poi, se si fosse perseguita quella strada, quei coltivatori, oggi, avrebbero compensato le carenze olandesi. 

Il "muro" dei medici e l'appello delle associazioni

Oltre alle forniture, resta il problema dell'accesso. In 13 anni l'Italia è arrivata a consumare meno di 2 tonnellate, contro le 130 della Germania. Il motivo? Una classe medica spesso impreparata o restia a prescrivere galenici. 

"Manca un ricambio generazionale adeguato. Molti medici non sanno ancora che è legale, altri non sanno come redigere una ricetta galenica. Ancora oggi ci sono medici che chiedono perché usare la cannabis se abbiamo la morfina", racconta con amarezza Ternelli.

Nonostante queste criticità, le ultime parole del farmacista sono un invito alla mobilitazione. 

"Se oggi la cannabis è una realtà rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale, è merito dei pazienti che hanno fatto sentire la propria voce. La situazione potrà solo migliorare, ma è fondamentale che i pazienti continuino a parlare con i medici e a pretendere un diritto già riconosciuto dalla legge".

In effetti le associazioni di pazienti non sono rimaste a guardare. L’Associazione Pazienti Cannabis APS, ad esempio, ha rivolto un appello formale al Ministero della Salute affinché venga riattivato con urgenza il tavolo tecnico istituzionale. L'obiettivo è definire un piano di transizione chiaro e prevenire interruzioni che comprometterebbero la qualità della vita di migliaia di persone. 

Perché la continuità terapeutica non è un privilegio, ma un diritto.

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Maria Novella De Luca