"I pazienti non sono criminali": incontro alla Camera per fare chiarezza sull'inchiesta che spaventa i malati

Maria Novella De Luca
13 Jun 2026

Ieri, 12 giugno, una conferenza stampa alla Camera dei Deputati ha affrontato il caso delle centinaia di persone interpellate dalle autorità nell'ambito di un'inchiesta sulle spedizioni dei farmaci. Esperti, medici e parlamentari hanno chiesto trasparenza per superare un clima di incertezza che rischia di bloccare le terapie.


Offrire risposte chiare, rassicurare i cittadini in cura e fare luce su una vicenda complessa che sta generando forte apprensione sia tra i malati sia tra la classe dei medici e dei farmacisti: l'inchiesta sulle spedizioni farmaceutiche di cannabis. Con questo spirito si è tenuta ieri la conferenza stampa promossa dall'Associazione Meglio Legale, dal titolo "Cannabis Terapeutica: i pazienti non sono criminali".

L'incontro, convocato su iniziativa dell'onorevole Riccardo Magi di +Europa, ha visto la partecipazione degli onorevoli Davide Aiello del M5S e Marco Grimaldi di Sinistra Italiana, Antonella Soldo e Raffaella Stacciarini di Meglio Legale, uniti a professionisti della medicina, tra cui il Dott. Marco Ternelli farmacista preparatore e delle veterinarie Chiara Boncompagni e Elena Battaglia, per analizzare l'impatto di un'ampia iniziativa investigativa che sta coinvolgendo circa 600 pazienti in tutta Italia.

Come spiegato da Antonella Soldo, coordinatrice di Meglio Legale, la cannabis terapeutica è legale in Italia dal 2007 (decreto Livia Turco), ma lo scenario resta frammentato. L'attuale inchiesta sembrerebbe nata dai controlli sulle spedizioni a domicilio effettuate da una farmacia con sede in Emilia-Romagna, modalità su cui la giurisprudenza prevalente esprime orientamenti restrittivi, pur in assenza di un espresso divieto di legge per i galenici. 

A colpire i relatori sono state le modalità con cui i cittadini vengono interpellati, pur essendo ascoltati come "persone informate dei fatti" (e quindi non indagati). "Insieme all'avvocata Caty La Torre, che ringrazio per il supporto che sta dando a Meglio Legale, abbiamo raccolto decine di testimonianze di persone, pazienti umani e proprietari di animali domestici, chiamati in caserma a testimoniare che davvero sono pazienti, che hanno una regolare prescrizione", ha denunciato la Soldo, parlando di un pesante clima di timore. L'effetto collaterale è un blocco preventivo: "Molti medici hanno deciso per precauzione di smettere di prescrivere, molte farmacie hanno smesso di spedire ed erogare questo medicinale e molti pazienti stanno soffrendo". 

 

Intervenuto in collegamento, il Dottor Marco Ternelli, uno dei farmacisti galenici più esperti in Italia, ha smontato con logica ferrea l'ipotesi che dietro l'uso terapeutico possa nascondersi un mercato parallelo o un uso improprio dei farmaci, teoria che parrebbe essere alla base dei controlli della Procura.

Ternelli ha ricordato, infatti, l'assoluta trasparenza e il rigido controllo a cui è sottoposto l'intero settore, rendendo di fatto superflue le ispezioni a posteriori sulle ricette: "Per legge, le farmacie sono obbligate a inviare mensilmente tutte le ricette di cannabis direttamente al Ministero. È tutto tracciato in modo regolare ed estremamente frequente. Ci manca solo che un medico si voglia autodenunciare facendo prescrizioni false. Inoltre, qualsiasi ricetta di cannabis a uso umano non riporta le generalità del paziente, ma un codice alfanumerico inventato dal medico, proprio perché la ratio della norma è tutelare la privacy".

Il farmacista ha inoltre descritto i "viaggi della speranza" che molti malati sono costretti a compiere in auto o in treno da ogni parte d'Italia per raggiungere le pochissime farmacie galeniche attrezzate, proprio a causa della carenza di punti di distribuzione sul territorio e delle pesanti restrizioni sulle consegne a domicilio.

Il paradosso della veterinaria: controlli invasivi e timori per gli animali domestici

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi in sala stampa ha riguardato la medicina veterinaria, dove i cannabinoidi sono usati con successo per epilessia, tumori e terapie palliative. L'inchiesta ha però toccato da vicino anche i proprietari di cani e gatti in cura.

La Dott.ssa Elena Battaglia, veterinaria intervenuta da remoto, ha espresso profonda preoccupazione per l'atteggiamento riscontrato durante le indagini:

"Hanno chiesto le email, hanno chiesto i whatsapp, hanno messo in dubbio la nostra professionalità quando sono andati dai nostri clienti. Una signora mi ha chiamato spaventata perché le avevano detto che doveva portare il gatto in caserma, un gatto che sta andando avanti da mesi con un tumore, e lei aveva paura che le portassero via l'animale".

Sempre in collegamento, ha preso poi la parola la collega Dott.ssa Chiara Boncompagni, specializzata in terapia palliativa e accompagnamento a fine vita. Boncompagni ha spiegato la natura talvolta discriminatoria e incompetente delle domande rivolte ai proprietari da chi non possiede competenze mediche: "Molti dei miei clienti si sono sentiti invalidati e feriti nel loro percorso di sofferenza. Addirittura, in casi di animali che successivamente sono deceduti, e per i quali utilizzavamo la cannabis come terapia palliativa di accompagnamento, è stato insinuato dalle autorità che quella sostanza potesse essere utilizzata dal proprietario per scopi personali. Si tratta di un'ipotesi di una ridicolaggine assurda: le formulazioni oleose o i preparati galenici per uso veterinario hanno dosaggi, concentrazioni e modalità di somministrazione che non hanno nulla a che vedere con un uso ricreativo umano. Inoltre, noi medici veterinari siamo obbligati per legge a prescrivere tramite la REV (Ricetta Elettronica Veterinaria), un sistema dematerializzato che viene controllato istantaneamente dallo Stato anche sull'effettiva evasione in farmacia. Pensare che dietro la terapia del dolore di un animale in fin di vita ci sia uno spaccio nascosto dimostra solo un enorme pregiudizio".

L'affondo politico: "Un'inchiesta ridicola, è uno spreco di risorse pubbliche"

Le conclusioni della conferenza stampa hanno tracciato una linea netta di contrapposizione politica e civile contro quella che è stata definita una vera e propria persecuzione burocratica.

L'onorevole Riccardo Magi, parlando apertamente di una lotta di civiltà e di legalità, ha voluto ringraziare tutti i presenti, ma soprattutto i medici e i pazienti che, esponendosi con le loro testimonianze dirette, si sono messi a disposizione di questa battaglia. Magi ha poi pronunciato parole durissime sulla gestione dei fondi dello Stato: "Il nostro è un Paese in cui non si trovano le risorse per i caregiver, per gli stipendi degli infermieri, per i farmaci costosi dei pazienti oncologici. Ma è un Paese nel quale si buttano le risorse dei cittadini in inchieste come quella di cui stiamo parlando oggi. Questa inchiesta è ridicola. Noi dobbiamo ribellarci a questo spreco delle risorse pubbliche. Le nostre interrogazioni, a cui il Governo non ha risposto, sono solo all'inizio. Ne faremo altre e chiameremo il Governo in Aula per spiegare e giustificare lo sperpero di risorse pubbliche su questo genere di inchieste. Attraverso quello sperpero si colpisce il diritto alla salute del cittadino. È evidente che se non c'è una rete capillare sul territorio, che consente ai pazienti con regolare prescrizione medica di rifornirsi del farmaco che serve per la loro terapia, allora devono essere autorizzate delle spedizioni. Non si giustifica quello che sta avvenendo se non con lo stigma, con una forma di persecuzione nei confronti dei pazienti e dei medici che già sono pochi e non riescono a far fronte alle richieste."

A dare manforte sul piano politico all'iniziativa, era stato proprio l’onorevole Marco Grimaldi, intervenuto in collegamento da Torino poco prima delle conclusioni di Magi, per evidenziare le profonde contraddizioni sistemiche del nostro Paese:

"Siamo davanti a un'ipocrisia tutta italiana in cui diamo milioni di euro a delle multinazionali quando potremmo ovviamente produrlo in sicurezza, farlo fare a tantissime nuove startup insieme alle nostre università e alle nostre ASL. Continuiamo a subire questa ipocrisia, vogliamo risposte per dare a quelle decine di pazienti che si sono sentiti minacciati una risposta chiara".

Sulla stessa linea, presente fisicamente in sala stampa a sostenere la mobilitazione, l'onorevole Davide Aiello ha confermato il proprio impegno sul fronte ispettivo parlamentare, sottolineando come la trasversalità di questa conferenza stampa dimostri che la tutela dei malati non è e non deve diventare una battaglia ideologica, bensì una questione fondamentale di dignità umana e di rispetto dei diritti costituzionali.

L'appello finale lanciato complessivamente dalla Sala Stampa della Camera è chiaro: la cannabis terapeutica è un farmaco a tutti gli effetti. Le istituzioni hanno il dovere di semplificare l'accesso alle terapie — comprese le spedizioni — e di vigilare affinché le indagini giudiziarie non si trasformino in uno strumento di intimidazione psicologica per i soggetti più vulnerabili.

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Maria Novella De Luca