Svolta Cannabis Light: l’Art. 18 alla Consulta. Una luce per i negozi e la filiera

Maria Novella De Luca
08 May 2026

Il Tribunale di Trani rompe gli indugi: la battaglia per la canapa industriale non è più solo una questione di agricoltura. Ora sarà la Corte Costituzionale a dover decidere se il divieto di vendita al dettaglio è legittimo o se calpesta i diritti di migliaia di commercianti e imprenditori.


Di fronte alla legge, c’è un momento in cui la protesta di un settore smette di essere solo "voce" e diventa "diritto". Per la canapa industriale italiana, quel momento è ufficialmente arrivato. Dopo mesi trascorsi tra aule di tribunale, analisi tecniche e dissequestri, il Tribunale di Trani ha sollevato la questione di legittimità costituzionale sull’Art. 18 (DL 48/2025), rimettendo alla Consulta il compito di valutare se la norma sia compatibile con i principi fondamentali del nostro ordinamento.

"Per il settore è una notizia enorme. Per le imprese è un segnale di speranza. Per il diritto è un passaggio necessario. E per chi ha lavorato in questi mesi senza fermarsi, è anche un momento da celebrare", si legge sul sito di Canapa Sativa Italia.

È una vittoria della costanza, del rigore tecnico e di migliaia di imprenditori che, nonostante le difficoltà, hanno scelto di non arrendersi.

Ma cos'è che rende l'Articolo 18 così critico? La norma crea un vero e proprio paradosso giuridico che sta soffocando le imprese:

  • Il campo sì, il bancone no: da un lato si permette all'agricoltore di coltivare varietà certificate, ma dall'altro si colpisce la vendita dei derivati. È l'equivalente di permettere a un'azienda di produrre uva da vino, vietando però per legge la vendita delle bottiglie. Una filiera non vive se viene riconosciuto il campo ma cancellato il mercato.
  • Violazione della proporzionalità: uno dei pilastri dell'ordinanza di Trani è il principio di proporzionalità. Impedire la vendita di prodotti privi di efficacia drogante è una misura estrema che non tutela la salute pubblica, ma distrugge semplicemente l'iniziativa economica privata (protetta dall'Art. 41 della Costituzione).
  • L'incertezza come sanzione: prima ancora di una sentenza, l'Art. 18 ha agito come una sanzione preventiva. Il solo rischio legale ha spinto molti istituti di credito a chiudere i conti delle aziende e ha congelato gli investimenti in un mercato che era in piena espansione.

L’ordinanza del 28 aprile 2026 riguardante la rimessione alla Corte costituzionale della questione di legittimità costituzionale sull’Art.18 del DL 48/2025, convertito in L. 80/2025, non è un semplice atto burocratico. È il riconoscimento del sacrificio di una filiera che ha vissuto un vero e proprio calvario fatto di danni reputazionali e chiusure forzate. Su Soft Secrets abbiamo raccontato spesso le storie di chi ha pagato il prezzo più alto in termini di sogni infranti e stabilità economica.

Questi racconti non sono più testimonianze isolate, ma diventano parte integrante di una questione giuridica seria. La Consulta sarà chiamata a valutare la norma per gli effetti devastanti che produce nel mondo reale, fatto di persone che hanno visto la propria dignità lavorativa messa in discussione da interpretazioni ambigue.

La novità straordinaria di questo provvedimento risiede nel fatto che la questione investe direttamente la dimensione commerciale. Negozi, vendita al dettaglio e distribuzione escono dall'ombra delle interpretazioni ambigue per entrare nel merito del giudizio costituzionale. La Corte sarà chiamata a valutare la norma per gli effetti devastanti che produce nel mondo reale, fatto di aziende, dipendenti e famiglie che hanno pagato un prezzo carissimo in termini di investimenti e stabilità.

Inoltre, in un contesto europeo dove la giurisprudenza ha già chiarito che il CBD non può essere considerato uno stupefacente, l'Italia rischiava di diventare un'anomalia giuridica. L'intervento del Tribunale di Trani riporta la bussola verso gli standard europei, ricordando che la canapa industriale è una risorsa agricola e commerciale, non un problema di ordine pubblico.

Questo traguardo è il frutto del lavoro incessante di Canapa Sativa Italia, dei legali e degli esperti che per mesi hanno raccolto casi e dimostrato la concreta assenza di effetti droganti nei prodotti conformi. Ogni memoria e ogni dissequestro ottenuto in questi mesi ha aggiunto un mattoncino a questa difesa, dimostrando che il settore non chiede privilegi, ma solo legalità e buon senso.

"Non è una vittoria definitiva, ma è una svolta epocale", sottolineano gli addetti ai lavori. Ma con questo atto, il confronto sulla canapa esce finalmente dalla propaganda ideologica per rientrare nel suo alveo naturale: quello delle garanzie costituzionali.

Dietro i commi e le memorie difensive ci sono storie di giovani imprenditori che hanno scommesso sulla canapa e che oggi chiedono solo di poter lavorare senza la paura di vedere i propri sogni messi sotto sequestro. 

La giustizia è finalmente chiamata a proteggere il lavoro e la dignità di un'eccellenza del Made in Italy.

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Maria Novella De Luca