Quando la religione protegge dal proibizionismo
Dall'Appennino tosco-romagnolo, passando per l'India, fino a giungere alla Corte d'Appello di Bologna. La storia di Giovanni Jawan Giri ha molto da insegnare sull'ordinamento democratico del nostro paese. Un paese che riconosce il diritto di consumare cannabis all'interno di un quadro ritual-religioso.
SS: Ci racconti la vicenda che ti ha portato a quest'assoluzione?
Siamo nel 2022 e vivevo in un casolare con un altro ragazzo. Nel bosco stavamo coltivando trentadue piantine. Un escursionista ha pensato bene di chiamare i carabinieri e la mattina del 29 settembre, si sono presentati.
SS: Quindi, se eravate a settembre, più che piantine erano dei bei piantoni...
In verità, sì. Erano proprio delle belle pannocchie e dopo, nella caserma di questo paesino di montagna, c'era un odore... sembrava un coffee shop. I carabinieri sono stati comunque molto gentili, quasi dispiaciuti di doverci disturbare. La nostra reazione è stata di collaborare e abbiamo subito consegnato tutto. Dal punto di vista penale c'è stato l'arresto, poi ci hanno messo subito ai domiciliari, ci hanno riportato a casa e, l'indomani mattina per direttissima, ci sarebbe stata l'udienza al tribunale di Forlì. L'avvocato mi ha detto: "Ragazzi la cosa è molto chiara, vi hanno beccato e fine della fiera, patteggiamo". Quando però gli ho mandato un po' di documenti e spiegato la mia situazione di baba in India, lui ha cambiato atteggiamento dicendo che non avremmo più patteggiato perché in questo caso, visto che il governo indiano attestava la mia identità di sadhu, appunto di baba indiano, si trattava di un mio diritto costituzionale.
SS: Cosa significa baba, cosa significa sadhu?
Baba è un appellativo generico, un nomignolo che si dà appunto ai sadhu, che è il vero nome ufficiale. Possiamo tradurre in italiano come monaco, asceta. Sono shivaita, la mia palestra si chiama Shree Panch Das Naam Juna Akadha. Le Akadha sono sette palestre, fondate da Adi Shankaracharya, che derivano da quegli ordini di monaci che in passato difendevano i templi e i luoghi di pellegrinaggio dai vari invasori ed è anche opera loro che l'induismo venga ancora praticato ai giorni nostri come lo era allora.
SS: Quindi sei un monaco guerriero?
Sì, è rimasta la tradizione guerriera, la traduzione di Akhara è reggimento. Facciamo anche addestramenti con spade, lance e mazze. Tra i suoi vari nomi Shiva è conosciuto come Bhangeshwar, signore del bhang. Il bhang è questa sostanza che viene preparata impastando le foglie dell'erba con varie spezie. Alla fine viene creata questa pasta idrosolubile che viene poi disciolta in acqua o nello yogurt.
SS: Quale rapporto esiste in India fra religione e cannabis?
In India la canapa e la datura crescono come da noi l'ortica. Shiva appunto è descritto come colui che beve Bhang e mangia datura, proprio come una dieta.
Nel tuo caso il consumo di cannabis rappresenta una pratica rituale contingente alla tua fede, corretto?
Assolutamente sì. L'utilizzo del cilum avviene alla mattina dopo le cerimonie, oppure la sera quando si è seduti attorno al fuoco, ricordando comunque la centralità del fuoco sacro che viene sempre mantenuto acceso in ogni luogo in cui risiede un sadhu. Praticamente ci sono dei momenti che assumono una loro ritualità, quando appunto si è finito di celebrare i vari riti, ci si fuma un cilum per aiutare il mantenimento della concentrazione ed anche della postura eretta quando sei seduto.
SS: Quanto tempo rimani immobile durante la pratica meditativa?
Continuativamente possono essere anche ore. Devi stare lì dalla mattina presto alla sera e durante la notte in determinati periodi del fitto calendario delle festività indiane.
SS: Si può dire che per una persona che segue il culto di Shiva il fatto di fumare ganja è un po' come per i cristiani prendere l'ostia?
Sì e no nel senso che non è una cosa così istituzionalizzata nella teologia, proprio perché nell'ostia la transustanzazione nel corpo è imprescindibile. I devoti di Shiva sono milioni e di questi solo una percentuale fa uso di marijuana. Le persone più anziane assumono bang invece che fumare cilum. Nella pratica nessun baba verrà mai arrestato perché sta fumando un cilum e, anzi, quando ti fermano a un posto di blocco sull'autostrada e vedono che siamo noi ci fanno il saluto e ci danno una donazione.
SS: Quale argomentazione ha sfruttato il vostro avvocato per farvi assolvere?
L'avvocato ha fatto leva sul diritto costituzionale che garantisce la pratica della religione. Non è che mi sono svegliato una mattina dicendo che Shiva fuma cannabis quindi lo faccio anche io. Al contrario ho potuto dimostrare che fin dai testi sacri più antichi sussisteva un legame chiaro e diretto tra la divinità e la pianta sacra ed essendo appunto un membro appartenente a quest'ordine monastico, l'avvocato è riuscito a dimostrare il mio diritto costituzionale e che quindi, nel mio caso, essere in possesso di quelle piante non costituisse reato anche perché, sin dalla prima perquisizione dei carabinieri, non avevano trovato bilancia né altri indizi che facessimo un utilizzo differente da quello religioso.
Questo articolo è tratto dal numero 03/2026 della Rivista cartacea Soft Secrets
Leggila on line o scaricala gratuitamente cliccando su questo link