Senatore USA dichiara: "McDonald's più pericoloso della Cannabis"
In un panorama politico americano dove il dibattito sulla riforma della cannabis è spesso dominato da complessi tecnicismi legali, il senatore Cory Booker ha scelto una strada decisamente più diretta e iconica per evidenziare l'ipocrisia del proibizionismo
Durante una recente discussione sulla necessità di porre fine alla criminalizzazione federale della pianta, Booker ha lanciato una sfida che ha fatto rapidamente il giro dei social: "Se guardiamo ai dati sulla salute pubblica, la marijuana è oggettivamente più sicura delle patatine fritte di McDonald's".
La provocazione non è solo una battuta ad effetto, ma punta il dito contro un sistema che tollera e promuove prodotti alimentari ultra-processati — responsabili di gravi patologie metaboliche, obesità e problemi cardiovascolari — mentre continua a classificare la cannabis tra le sostanze più pericolose del pianeta.
Secondo il senatore, il vero danno sociale non deriva dal consumo della sostanza in sé, ma dalle conseguenze legali sproporzionate che colpiscono in particolare le comunità emarginate, creando un paradosso dove un pacchetto di patatine fritte è "legale e mortale", mentre un fiore di cannabis può costare la libertà.
Booker ha ribadito che, mentre nessuno propone di rendere illegale il fast food, è tempo di allineare la legge sulla cannabis alla realtà scientifica e statistica.
Nonostante la retorica proibizionista, i decessi direttamente attribuibili al consumo di cannabis restano praticamente inesistenti rispetto alle migliaia di morti legate a stili di vita alimentari insalubri o all'abuso di sostanze legali come alcol e tabacco.
Questa posizione, sebbene possa sembrare estrema, riflette un sentimento crescente tra i legislatori progressisti: la legalizzazione non è solo una questione di libertà individuale, ma una necessità di buon senso per smettere di sprecare risorse pubbliche nella caccia a una pianta che, nelle parole di Booker, è meno rischiosa di un menu "large" in un fast food.