Legalizzazione e giustizia sociale: il caso dello Stato di New York

Fabrizio Dentini
28 Jul 2026

Intervista con L. Simone Washington dell'Office Cannabis Management


Lo scorso 31 marzo 2021, il Marihuana Regulation & Taxation Act (MRTA) ha legalizzato la cannabis al di fuori del quadro medico nello Stato di New York. La legge garantisce la possibilità di coltivare sino a sei piante e di acquistare cannabis presso i dispensari autorizzati dall'Office Cannabis Management. Gli adulti possono fumare o vaporizzare cannabis ovunque sia consentito fumare tabacco in base alle leggi sul divieto di fumo nei luoghi pubblici. Al di là, però, di queste novità, quello che ci sembra davvero interessante nella regolamentazione newyorkese è l'attitudine della nuova legge rispetto alle persone e comunità che durante il Proibizionismo hanno sofferto nella propria carne le contraddizioni di una legge razzista sostentata da pregiudizi del secolo scorso.

Per questo motivo oggi parliamo con L. Simone Washington, responsabile per l'equità e giustizia sociale presso l'Office Cannabis Management [Ndr. OCM] dello Stato di New York.

SS: Intanto cosa significa giustizia ed equità socio-economica quando relazionate alla legalizzazione?

Significa che le comunità colpite in modo sproporzionato dalla guerra alla droga devono avere un accesso effettivo a questo mercato. Si tratta d'assicurare lo sviluppo di un mercato in cui grandi e piccole imprese coesistano e competano equamente.

SS: Perché questi concetti sono così cruciali nella transizione da un mercato non regolamentato a uno regolamentato?

L'equità sociale è sempre stata intesa come accesso e disponibilità di risorse per le persone provenienti da comunità colpite in modo sproporzionato dalla guerra alla droga e quindi con precedenti penali legati alla cannabis. Garantiamo che possano entrare nel mercato e generare un reddito per sé stessi, ma anche per la comunità. Equità sociale significa creare opportunità, fornendo alle persone strumenti e competenze necessarie per avere successo a livello personale. Significa chiedersi: chi è più lontano dalla possibilità di avere successo? Quali barriere esistono? Come possiamo, in quanto agenzia, superare questi ostacoli e trovare soluzioni che vadano a beneficio dell'intero mercato?

SS: Può fare un esempio?

Propongo un'analogia con la legge a favore delle persone con disabilità. Quando la legge è stata approvata, hanno dovuto installare scivoli per disabili sui marciapiedi e abbiamo scoperto che non ne beneficiassero solo le persone in sedia a rotelle o con le stampelle, ma chiunque si muovesse, chiunque avesse un passeggino, chiunque avesse altri bisogni, tutti traevano vantaggio da questi scivoli. È lo stesso tipo di approccio che vogliamo applicare al mercato della cannabis. Se ci sono determinati fattori che rendono difficile per alcune fasce di popolazione avere pari accesso e pari partecipazione al mercato della cannabis, quali sono questi ostacoli e come possiamo creare soluzioni che vadano a beneficio di tutti?

SS: Qual è la percentuale di imprese gestite da cittadini che sono stati colpiti in modo sproporzionato dal proibizionismo?

Il 56% dei titolari di licenza rientra in questa categoria.

SS: E quali sono i requisiti per rientrare in questa categoria?

Intanto la legge prevede sia la cancellazione automatica delle condanne precedenti, che incubatori d'impresa e prestiti a basso interesse per i richiedenti che soddisfano i requisiti di equità sociale ed economica (SEE). Per essere classificato come richiedente SEE, l'attività commerciale deve essere posseduta per almeno il 51% da un individuo (o più individui) proveniente da una comunità sproporzionatamente colpita dal proibizionismo e questi devono detenere il controllo esclusivo e il potere decisionale. I gruppi che possono beneficiare del programma includono individui con precedenti condanne per reati legati alla cannabis (o che hanno un genitore, tutore o figlio con precedenti), imprese di proprietà di minoranze, imprese di proprietà di donne, veterani con disabilità legate al servizio militare ed agricoltori in difficoltà.

SS: Potrebbe fornirci alcune statistiche per capire come è cambiato il mercato della cannabis nello Stato di New York e quale impatto ha avuto questo nuovo mercato su quello illegale?

Per darvi un'idea generale, abbiamo circa 677 dispensari attivi. C'è stata una crescita esponenziale e un grande interesse nell'aprire dispensari. Il mercato al momento genera 3,2 miliardi di dollari e, dato che continuano ad aprire dispensari, si prevede che crescerà ulteriormente. La nostra struttura ci permette di reinvestire le entrate fiscali nelle comunità. Ad oggi, abbiamo distribuito cinque milioni di dollari a 50 diverse organizzazioni, ognuna con una sovvenzione di 100.000 dollari. Quest'anno ci stiamo preparando per un'iniziativa da 15 milioni di dollari. Stiamo cercando di fare in modo che questo settore non sia solo un motore economico per la comunità, ma anche un motore di giustizia riparativa. Quindi penso che, nonostante tutte le sfide e la creazione di un mercato completamente nuovo, lo Stato di New York abbia fatto davvero un ottimo lavoro e gran parte di questo merito è dovuto al supporto del legislatore e del governo.

SS: Quanta cannabis è stata venduta negli ultimi cinque anni?

Abbiamo raggiunto i 3,2 miliardi di dollari di vendite legali e, quest'anno, speriamo di raggiungere altri 1,6 miliardi. Dal punto di vista delle vendite, i numeri ci sono. Non posso però fornirvi il peso effettivo del prodotto venduto o distribuito.

SS: Come viene tassata la cannabis?

La cannabis è tassata sia a livello statale che locale. Ciò include un'imposta sulla distribuzione del 9% e un'imposta al dettaglio del 13%.

SS: Come vengono impiegati questi fondi?

Il 40% delle entrate è destinato al fondo per l'istruzione, il 20% al trattamento delle tossicodipendenze e all'educazione pubblica e il 40% va al nostro fondo per le sovvenzioni di reinvestimento nella comunità. Come accennato, si tratta di fondi erogati alle organizzazioni non profit. Questi fondi sono specificamente destinati a quelle comunità che sono state colpite in modo sproporzionato dalla guerra alla droga.

SS: Invece, come vengono gestite la produzione e la distribuzione?

Per proteggere il nostro mandato di equità e garantire che non si verifichi quella che definiamo integrazione verticale, in cui ad esempio un'impresa può entrare nel mercato e gestire tutta la filiera escludendo gli altri, abbiamo optato per un sistema a due livelli. Chi opera nel settore della produzione non può operare in quello della distribuzione e viceversa. Di conseguenza, le nostre licenze e i nostri regolamenti sono molto specifici: chi opera nel settore della produzione deve necessariamente limitarsi a quello, a meno che non si tratti di una microimpresa. Questo è l'unico segmento nella cannabis per uso ricreativo che consente l'integrazione verticale. Lo stesso vale per il settore della cannabis terapeutica, che permette l'integrazione verticale, ma siamo molto attenti a proteggere un sistema a due livelli per scongiurare il consolidamento da parte di operatori più grandi e per creare spazio per i nostri licenziatari che operano nel rispetto dell'equità sociale. New York è unica sotto questo aspetto.

SS: Parlando di microimprese, cosa intende?

Le microimprese sono state concepite per i titolari di licenze per uso ricreativo che non operano nel settore medico, per poter realizzare quella che chiamiamo appunto integrazione verticale: dalla produzione al confezionamento, dalla distribuzione alla vendita al dettaglio. Questa licenza è particolarmente interessante per chi opera nel settore dell'equità socioeconomica, perché la maggior parte di loro non opera nel mercato medico e questa licenza offre loro l'opportunità di accedere a tutti i diversi tipi di licenza per immettere i loro prodotti sul mercato. Una delle cose che stiamo esplorando e che, in un certo senso deriva dal settore della birra artigianale e in parte da quello del vino, è come creare un mercato artigianale per realizzare prodotti di nicchia che aggiungano valore al mercato e che rafforzino le vendite e la proposta di valore per i titolari di licenze che operano nel settore dell'equità socioeconomica. Queste licenze per le microimprese, insomma, hanno molto da offrire in termini di capacità di promuovere l'equità sociale e sono pensate per le comunità che non hanno accesso a determinate attrezzature o terreni.

SS: Ciò che è interessante è l'opposizione tra produzione industriale e produzione artigianale...

Una delle bellezze dello Stato di New York è che i consumatori vogliono comprare prodotti locali. Vogliono comprare prodotti di nicchia. Per questo penso che ci sia spazio per un mercato industriale, ma a mio parere il mercato dovrebbe basarsi sulla localizzazione e su ciò che si può trovare specificamente a New York.

SS: La priorità dello Stato di New York rispetto all'accesso equo a questo mercato è una novità a livello statunitense?

All'inizio sì, ci siamo assicurati che l'equità fosse il segno distintivo e la pietra angolare di questo mercato. Aggiungerei che gran parte di ciò è dovuto al fatto che coloro che hanno contribuito a redigere la legislazione avevano ben compreso cosa questo atteggiamento avrebbe potuto portare a New York. Oggi, siamo diventati un modello per altre giurisdizioni.

SS: Dopo cinque anni, qual è la sua percezione del nuovo quadro legislativo? Le minoranze colpite dal proibizionismo sono soddisfatte? Ritengono che oggi le ingiustizie subite siano state compensate dalla nuova regolamentazione?

Cinque anni sembrano un periodo lungo, ma abbiamo ancora molto da fare. Molte delle cose create nella fase iniziale sembrano valide. Teoricamente, stiamo riscontrando alcune difficoltà, ma nella pratica, devo dire che OCM ha l'abitudine di andare nella comunità e cercare di capire qual è stata l'esperienza diretta. Quindi, per dirla in parole povere, c'è molto margine di miglioramento, ma questo non significa negare il successo che abbiamo ottenuto finora. Una delle cose che stiamo facendo è cercare di integrare l'equità nel sistema di governo. Come ci si assicura che l'equità non sia solo il risultato, ma che sia intrinseca al processo? Come si coinvolgono le persone? Come ci si assicura che la loro esperienza di vita si rifletta nelle nostre normative? È difficile dire che abbiamo già tagliato il traguardo, perché non si taglia mai il traguardo quando si parla di equità. Quello che posso dire è che il mio team ed i partner con cui collaboriamo stiamo davvero cercando di responsabilizzare il governo rispetto al mandato di equità sociale, non da un punto di vista capitalistico, ma assicurandoci che vengano messi al centro i bisogni delle persone, soprattutto dei più emarginati.

Questo articolo è tratto dal numero 04/2026 della Rivista cartacea Soft Secrets

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Fabrizio Dentini