Addio a Emma Bonino: l'antiproibizionista in difesa della cannabis libera e del diritto alla cura

Maria Novella De Luca
11 Sep 2026

Oggi si è spenta a Roma, all'età di 78 anni, Emma Bonino, anima indomabile e libera della storia politica contemporanea. Dalle storiche conquiste per il divorzio, l'aborto e il fine vita, fino alle battaglie per la riforma della giustizia e l'europeismo, il suo nome resta anche indissolubilmente legato alla causa dell'antiproibizionismo e della depenalizzazione della cannabis. Per la leader radicale non si è mai trattato di una rivendicazione secondaria o di colore, ma di un perno fondamentale di libertà individuale, salute pubblica e contrasto alla criminalità organizzata.


Fin dagli anni '70, al fianco di Marco Pannella e del Partito Radicale, Emma Bonino intraprese una vera e propria crociata per smantellare l'impalcatura ideologica del proibizionismo in Italia. La loro strategia non si limitava al dibattito parlamentare, ma viveva per strada, nelle piazze, con la disobbedienza civile: cessioni di hashish in pubblico, auto-denunce e scioperi della fame pensati per smascherare le incongruenze e l'inefficacia delle leggi anti-droga.

Chi ha vissuto o riscoperto quegli anni non può non ricordare la celebre e rivoluzionaria copertina di Panorama del 1979. Il viso di Emma, il gesto disinvolto nel fumare una canna davanti all'obiettivo, entrarono nell'immaginario collettivo rompendo con delicatezza un tabù enorme. Più che un'atto dimostrativo, fu una vera scossa culturale che metteva lo Stato davanti ai propri pregiudizi. Da quella provocazione, da gesti liberi come quello iniziò un lento cambio di passo culturale, che portò l'Italia a superare la criminalizzazione del mero consumo e a riflettere sul fatto che non si può finire in carcere per una "fumata". 

Quella provocazione visiva fu soltanto la scintilla di un percorso politico più ampio e strutturato. Negli anni ’80 e ’90, infatti, la Bonino fu tra i motori della grande stagione dei Referendum antiproibizionisti e della nascita del CORA, il Coordinamento Radicale Antiproibizionista che aveva l'obiettivo di contrastare l'approccio puramente punitivo della legge Jervolino-Vassalli del 1990, che equiparava il consumo personale allo spaccio e prevedeva il carcere per i consumatori. Un impegno che portò nel 1993 allo storico referendum con cui gli italiani abrogarono le pene detentive per il possesso di droghe leggere ad uso personale, assestando una prima spinta riformatrice a quella legge. Anche durante i suoi prestigiosi incarichi internazionali e come Commissaria Europea, la Bonino non smise mai di promuovere un approccio pragmatico, scientifico e basato sui diritti umani rispetto al fenomeno delle sostanze.

 

Addio a Emma Bonino: l'antiproibizionista in difesa della cannabis libera e del diritto alla cura
Walter De Benedetto con Emma Bonino. Piazza Montecitorio, manifestazione "Cannabis? Meglio Legale", 23 ottobre 2019 Foto Maria Novella De Luca

In piazza per i malati: l'abbraccio con Walter De Benedetto

Tra le pagine più toccanti e intense del suo impegno, che vogliamo ricordare oggi, c'è sicuramente la sua vicinanza ai più deboli e soprattutto a Walter De Benedetto, paziente toscano affetto da una grave forma di artrite reumatoide diventato simbolo della lotta per il diritto alla cura con la cannabis terapeutica. All'epoca indagato per aver coltivato piante ad uso personale per alleviare i suoi dolori lancinanti a causa della carenza di farmaci distribuiti dallo Stato, Walter trovò in Emma Bonino un'alleata inflessibile.

Li ricordiamo insieme il 23 ottobre 2019, in Piazza Montecitorio, durante la manifestazione "Cannabis? Meglio Legale", organizzata da Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni e la nascente campagna Meglio Legale, con il pieno sostegno politico di +Europa. L'obiettivo era sensibilizzare il Parlamento sulla legalizzazione e chiedere tutele immediate per i pazienti cronici tagliati fuori dall'accesso alla terapia medica.

Quella giornata vide una commovente mobilitazione di malati e rappresentanti delle associazioni italiane, tra cui Andrea Trisciuoglio (La Piantiamo Cannabis Social Club) e Alberico Nobile (Deep Green), scesi in piazza per rivendicare il diritto primario alle cure senza dover incorrere nelle maglie della giustizia.

In quell'occasione, una delegazione formata dalla stessa Emma Bonino, Mina Welby, Walter De Benedetto e il deputato Riccardo Magi fu ricevuta a Montecitorio dall'allora Presidente della Camera Roberto Fico a cui vennero consegnate le firme dei cittadini per la proposta di legge di iniziativa popolare e avanzate richieste concrete per superare il monopolio statale della produzione di cannabis medica in Italia.

Negli anni successivi, la Bonino continuò a mantenere accesi i riflettori sul caso, denunciando l'accanimento burocratico e giudiziario subito dalle persone sofferenti. Particolarmente intenso fu il suo accorato video-appello del 2021 rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con cui sostenne la richiesta di un atto di clemenza per Walter De Benedetto, scandendo parole che sono diventate un manifesto per il diritto alla salute:

"La storia di Walter è una storia di crudeltà non necessaria. Mi chiedo se il criminale è Walter o siamo noi che ci giriamo dall'altra parte? Una cosa è certa, il dolore non aspetta! Presidente, se può intervenga lei per favore perché i dolori di centinaia di malati nel nostro paese, inutili e crudeli, non debbano ripetersi".

Il seme sul terrazzo: la campagna #IoColtivo (2020)

Nel 2020 la Bonino sposò con entusiasmo anche la campagna #IoColtivo, promossa da Meglio Legale per la decriminalizzazione della coltivazione personale.

E lo fece mettendoci la faccia, come dimostra un video diffuso sui social, in cui si riprese mentre piantava un seme di canapa in un vaso sul terrazzo della sua casa a Roma. Un atto di "perfetta obbedienza civile" compiuto per dare concretezza alle indicazioni delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, nel dicembre 2019, avevano finalmente chiarito che "non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate all’uso personale".

Anche in quell'occasione ribadì con lucidità il cuore della questione: "Fino a quando la cannabis rimane proibita aiuta solo le mafie".

+Europa e l'eredità per il futuro: una storia di lotte che continua

Anche come leader di +Europa, continuò sempre a depositare emendamenti e proposte di legge per regolamentare la produzione, la vendita e il possesso di modiche quantità di cannabis ad uso ricreativo, oltre a battersi per l'accesso effettivo alla cannabis terapeutica.

Emblematico il manifesto politico del movimento espresso nel 2018: "Un’Italia più europea, non abbiamo dubbi, è un paese dove l’uso della cannabis è legalizzato".

Un messaggio forte che andava oltre lo slogan, facendosi proposta di legge depositata in Parlamento: legalizzazione dell'auto-coltivazione domestica fino a 5 piante, una filiera commerciale regolamentata con indicazioni trasparenti sui livelli di THC e un controllo costante affidato al Ministero della Salute.

Negli anni successivi, tuttavia, quell'iniziativa, come altre avanzate in Parlamento sul fronte antiproibizionista, compreso il testo speculare della proposta di legge ad iniziativa popolare della campagna "Io Coltivo" sostenuta anche questa, come detto, dalla stessa Bonino, si è scontrata con continui ostruzionismi politici, frenate di governo e insabbiamenti nelle commissioni, rimanendo purtroppo fermata nei cassetti delle istituzioni.

E così Emma Bonino ci lascia senza vederne la realizzazione, senza assistere al giorno in cui l'Italia avrebbe finalmente compiuto quel passo di civiltà, libertà e buon senso che lei chiedeva da oltre quarant'anni.

Ma la sua eredità politica resterà viva. Come ricordava spesso nei suoi appelli all'attivismo, a quarant'anni dalle prime battaglie la sfida antiproibizionista è tutt'altro che finita, e lo spirito disobbediente da cui è partita continua a indicare la strada.

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Piazza Montecitorio, manifestazione "Cannabis? Meglio Legale", 23 ottobre 2019 Foto Maria Novella De Luca
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Maria Novella De Luca