Scozia, record di decessi: il Primo Ministro rilancia la decriminalizzazione come cura
Mentre gran parte dei governi continua a inseguire il fallimentare paradigma della "guerra alla droga", c’è chi a nord di Londra inizia a guardare la realtà senza il paraocchi del proibizionismo
La Scozia, che detiene il triste primato di capitale europea dei decessi correlati agli stupefacenti, ha riacceso il dibattito sulla necessità di cambiare rotta: depenalizzare il possesso per uso personale per salvare vite umane.
La presa di posizione arriva dal Primo Ministro scozzese John Swinney, che ha ribadito la linea del suo governo: trattare la dipendenza come un'emergenza sanitaria, e non come un crimine da punire.
Il fallimento della repressione e l’incubo dei sintetici
I numeri resi noti sono impietosi: 1.133 vittime registrate nell'ultimo anno (+11%) e oltre 11.000 morti nell'ultimo decennio. Una crisi aggravata dal tracollo sociale — nelle aree più povere la mortalità è quindici volte superiore, al punto che autorevoli esponenti politici hanno ammesso: "Se fosse un'epidemia della classe media, avremmo cambiato tutto".
A rendere il mercato illegale un vero e proprio campo minato è l'esplosione dei nitazeni e di oppioidi sintetici ultra-potenti mescolati a insaputa dei consumatori nell'eroina e nella cocaina. Di fronte a questo scenario, le manette e la repressione non solo sono inutili, ma letali: spingono i soggetti vulnerabili ai margini, impedendo loro di chiedere aiuto.
Modelli di buonsenso: la via della riduzione del danno
La proposta guarda a esempi virtuosi internazionali come il Portogallo, dove dal 2001 la rimozione delle sanzioni penali per uso personale ha spostato risorse dalla galera alla cura.
Nonostante il veto del governo centrale di Londra (cui spetta il controllo sulla legislazione penale), la Scozia sta testando i limiti delle proprie autonomie: a Glasgow è attiva la prima struttura di consumo sicuro del Regno Unito e sono in arrivo i servizi di analisi delle sostanze (drug-checking).
La logica di fondo è chiara: punire chi consuma significa stigmatizzarlo e condannarlo a morte. Depenalizzare e regolamentare, al contrario, significa sostituire il carcere con la salute, restituendo dignità a chi soffre.
Cosa pensi del modello scozzese di riduzione del danno e credi che un simile approccio sanitario possa trovare spazio un giorno anche nel panorama politico italiano?