Tolleranza zero, anche l'ONU ammette il fallimento
Decenni di politiche basate sulla rigida repressione e sul modello della tolleranza zero non sono riusciti a contenere il traffico globale di sostanze, finendo invece per generare gravi violazioni dei diritti umani
A tracciare questo bilancio nel mese di ottobre 2026 a New York è Ben Saul, docente di diritto internazionale ed esperto indipendente nominato dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite come Relatore speciale sulla promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo.
Nel suo rapporto ufficiale diffuso tramite l'Alto Commissariato ONU (OHCHR), l'esperto mette in guardia gli Stati dalla tendenza a classificare i cartelli della droga come organizzazioni "terroristiche".
Questa assimilazione, oltre a essere impropria sul piano del diritto internazionale — che distingue la ricerca di profitto criminale dalle motivazioni politico-ideologiche — ha giustificato l'uso di poteri di emergenza e un'aggressiva risposta militare.
L'iniziativa Shield of the Americas, ad esempio, ha portato ad abusi quali arresti arbitrari, violenze e gravi attacchi contro imbarcazioni civili in mare, senza tuttavia scalfire il mercato illegale o ridurre la violenza sul territorio.
Dalla repressione alle alternative: salute pubblica, riduzione del danno e legalizzazione
Rilevando come "il mondo sia oggi sommerso da più droghe illecite che mai", il documento dell'esperto Nazioni Unite sottolinea l'urgenza di abbandonare questo impianto distruttivo e fallimentare.
Per arginare la criminalità organizzata, Ben Saul suggerisce di superare le scorciatoie dell'antiterrorismo per concentrarsi sul rafforzamento della giustizia ordinaria, sul controllo delle armi da fuoco, sulla lotta alla corruzione e sullo sviluppo socioeconomico delle aree vulnerabili.
Sul piano della gestione delle sostanze, la risposta del Relatore ONU indica uno spostamento radicale del baricentro istituzionale: anziché affidarsi alla forza militare e alla repressione, gli Stati dovrebbero investire sulla tutela della salute, sulla prevenzione, sull'educazione e sulle strategie di riduzione del danno.
In questo quadro, la regolamentazione legale e la legalizzazione vengono esplicitamente indicate come strumenti fondamentali per sottrarre il controllo del mercato e i relativi profitti alle organizzazioni criminali.
La legalizzazione e il taglio dei profitti illeciti per superare il fallimento globale
Di fronte al fallimento storico delle politiche di soppressione e alla constatazione che il mercato mondiale non è mai stato così ricco di sostanze illecite, l'esperto delle Nazioni Unite indica nella legalizzazione una leva strutturale imprescindibile per azzerare i guadagni delle reti criminali.
Poiché decenni di tentativi repressivi non sono riusciti a fermare il traffico, il documento evidenzia che l'unica via per sottrarre risorse economiche ai cartelli consiste nell'intervenire direttamente alla radice dell'economia illegale. Regolamentare legalmente il mercato delle sostanze, unito a politiche mirate alla riduzione della domanda attraverso l'educazione e la salute pubblica, permette di depotenziare il potere dei gruppi criminali e di spezzare la spirale di violenza alimentata dai profitti del narcotraffico.