Fallimento Bedrocan, quale sarà il futuro dell'Italia? L'intervista al dottor Ternelli
La notizia del fallimento delle società olandesi legate a Bedrocan ha scosso il mondo della cannabis medica in Europa, sollevando immediati allarmi sulla continuità terapeutica in Italia. Ma qual è la reale entità del problema e cosa succederà nei prossimi mesi? Per fare chiarezza su uno scenario in rapida evoluzione, abbiamo intervistato nuovamente il Dott. Marco Ternelli, uno dei principali esperti di cannabis farmaceutica nel nostro Paese
Fallimento Bedroca, l'Italia è il paese più colpito poiché ben l'80% della cannabis medica che circola in Italia era prodotta da Bedrocan o dalle aziende ad essa collegate. Su un totale di circa due tonnellate annue importate dal nostro Paese, Bedrocan ne importava una tonnellata e 600 chilogrammi, mentre il resto se lo dividevano le altre aziende e l'Istituto Farmaceutico Militare di Firenze.
Tuttavia, c’è un aspetto fondamentale che invita a una lettura meno catastrofista della situazione attuale, ovvero il fattore tempo. «Se questo fallimento fosse avvenuto nel 2023 sarebbe stata la fine - spiega Marco Ternelli, specializzato nell'allestimento di preparati Galenici - perché non si sarebbe riusciti a sopperire al problema, invece oggi forse c'è un'altra modalità».
Le alternative esistono, ma serve un riallineamento delle quote
A differenza di tre anni fa, sul mercato italiano operano già altri colossi internazionali accreditati. «Ci sono altre aziende che già importano in Italia, come ad esempio Linneo, Billy Button, Tilray - prosegue Ternelli - Da un punto di vista produttivo e qualitativo non si riparte da zero, poiché queste aziende dispongono di volumi enormi. Non c'è un problema di produzione perché sono dei colossi che producono molto di più rispetto a quello che serve all'Italia. Solo in Germania si parla di 150-200 tonnellate all'anno. Inoltre, dal punto di vista burocratico della qualità le certificazioni ci sono già perché queste aziende sono già operative in Italia, quindi non bisogna fare nulla da capo».
Il vero nodo risiede però nell'autorizzazione dei volumi d'importazione: «Il problema è che nessuna di queste aziende ha un'autorizzazione per l'importazione in grado di sopperire a quelle del Bedrocan. La grande difficoltà probabilmente sarà nel passaggio e dipenderà da come agirà il Ministero, se darà direttive su come riallinearsi sulle cifre che riguardano il fabbisogno italiano».
Le due strade all'orizzonte: il Ministero e la pista danese
Per evitare la carenza di farmaci nelle farmacie galeniche, la palla passa ora alle istituzioni e in particolare all’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della Salute. La via maestra consiste nell'aumentare le quote d'importazione per chi è già presente sul territorio. Potrebbe esistere tuttavia una possibilità remota di un piano B, tutta però da vagliare. Bedrocan infatti aveva avviato una piccola produzione in Danimarca che potrebbe riguardare il mercato italiano nel caso in cui il Ministero crei una relazione di importazione con il Paese scandinavo. Un'altra ipotesi potrebbe quindi essere quella di rimanere legati alla Bedrocan con la produzione danese se si sbloccassero i canali istituzionali.
L'aspetto terapeutico: pazienti al sicuro?
Dal punto di vista clinico e galenico le notizie sono rassicuranti. «A livello terapeutico le genetiche, a meno che qualcuno non abbia proprio delle esigenze molto molto specifiche, potranno soddisfare i pazienti - rassicura Ternelli - quindi il problema terapeutico si pone in piccola misura».
La vera incognita: la risposta di gennaio e la burocrazia
Il vero nucleo della questione non è dunque la mancanza di materia prima o un problema di efficacia clinica, ma la volontà e la celerità della burocrazia ministeriale. «Il vero nucleo del problema è se l'Ufficio Centrale Stupefacenti, che risponde al Ministero della Salute, sarà in grado e avrà la volontà di accelerare questo processo, aumentando le importazioni per i tre attori che già stanno importando in Italia - osserva l'esperto - se ci si rende conto della problematica per i pazienti le cose possono andare avanti in maniera agevole perché basta aumentare le quote di queste aziende. Se invece, come è stato fatto in passato, ci sarà ostruzionismo, si potrebbe creare il problema per i pazienti che rimarrebbero senza scorte».
L'illusione dell'autosufficienza e le lezioni del passato
In questo scenario non si potrà fare affidamento sulla produzione statale interna: «In questo non può aiutarci l'esercito perché la sua produzione è troppo piccola e per impostare una filiera servono degli anni, non lo si può fare da un giorno all'altro».
In conclusione, la crisi Bedrocan colpisce l'Italia in modo particolarmente severo per via di una scelta strategica del passato: «Il problema della Bedrocan colpisce soprattutto l'Italia perché eravamo un mercato quasi totalmente coperto da Bedrocan e soprattutto siamo un mercato piccolo, che non è detto che sviluppi gli interessi di altri attori».
Nonostante le criticità, la prospettiva rimane comunque cautamente aperta: «Al momento siamo positivi - conclude Ternelli - ma la risposta certa la sapremo a gennaio perché comunque vada l'ordine di gennaio arriverà, ma attulamente non sappiamo quanta ne sarà autorizzata».
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