Verso le prossime elezioni: a che punto è la rete antiproibizionista per la regolamentazione?

Maria Novella De Luca
25 Oct 2026

A fine agosto avevamo tracciato la rotta di una nuova rete antiproibizionista eterogenea, con la precisa volontà di affrontare in modo strutturato il tema della regolamentazione della cannabis in Italia. Un percorso nato dall'unione di realtà come FreeWeed, Cannabis e Cultura Piacenza, Fatti Segreti, il collettivo universitario SubUnda, le emittenti radiofoniche indipendenti Radio 4.20 e POT Radio, e figure di profilo tecnico-scientifico. Per fare il punto sullo stato dell'arte e sulle strategie in campo, abbiamo fatto il punto con Stefano Armanasco, presidente dell'associazione FreeWeed.


Coerentemente con quanto stabilito fin dall'inizio, ossia l'obiettivo di non correre direttamente con un proprio simbolo o costituirsi come partito in questa tornata elettorale, anche alla luce della nuova legge elettorale, da agosto a oggi la rete ha lavorato proprio per ricalibrare e concretizzare questa visione. Sul piano organizzativo, il progetto Regola Italia continua a sperimentare il suo modello di endodemocrazia pandigitale (un'organizzazione orizzontale condotta in rete dove la direzione politica resta nelle mani della base). Un'attività di confronto che vede la community ritrovarsi quotidianamente in streaming via Spliff Break, destinato a fungere anche da canale ufficiale. Anziché una discesa in campo elettorale diretta, gli sforzi si sono concentrati sulla costruzione di una base solida, unendo le battaglie storiche, dalla campagna "Io Coltivo" ai referendum fino al "Manifesto Collettivo" (già C.2813 a firma Sodano e S.1498 Mantero), nei 10 pilastri programmatici che intrecciano la canapa a sviluppo economico, sanità, diritti e giustizia sociale.

Il posizionamento dei partiti: tra aperture prudenti e nodi irrisolti

Il lavoro di interlocuzione portato avanti in questi mesi ha evidenziato risposte diversificate, svelando dinamiche e resistenze interne ai vari schieramenti:

Movimento 5 Stelle: Il tema è entrato formalmente nel programma elettorale, raccogliendo anche le dichiarazioni pubbliche di figure di primo piano come Giuseppe Conte e Roberto Fico. Tuttavia, la posizione del M5S appare ancora interlocutoria: se da un lato si riconosce la necessità di intervenire sulle condotte personali (coltivazione domestica, detenzione e tutela del consumatore), dall'altro si registra una frenata sul versante del mercato e della filiera produttiva. All'interno del movimento persistono forti correnti che spingono verso logiche di monopolio di Stato, frenando l'apertura a un modello di mercato libero e concorrenziale. Ciononostante, i contatti diretti con parlamentari come la deputata Carmen Di Lauro restano aperti.

 

Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra: Se nel PD il dialogo prosegue con interlocutori interni alla direzione come Marco Furfaro, confermando un atteggiamento complessivamente non ostile ma privo di fughe in avanti, è in Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) che la proposta della rete ha trovato il massimo riscontro. La proposta di regolamentazione completa, sostenuta da numerose associazioni, è risultata tra le più votate sia nella fase preliminare che in quella interna al partito, venendo recepita integralmente nel programma. Nei prossimi giorni è previsto un incontro formale tra una delegazione della rete e i vertici di AVS per definire il percorso comune in vista del prossimo Parlamento e individuare referenti certi.

Altre forze politiche e civiche: Proseguono i dialoghi anche con altre realtà. La rete porterà il proprio "modello integrato" all'Assemblea nazionale di Volt Italia (che corre in coalizione con il centrosinistra) per ottenerne il pieno appoggio programmatico. Allo stesso tempo, sono in corso interlocuzioni con la direzione del partito nascente Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, i cui vertici hanno dimostrato apertura al dialogo su un tema ritenuto centrale per la tutela dei diritti e dell'economia civica.

Garanzie reali, non più sole promesse: la strategia per il post-voto

Come avevamo anticipato a fine agosto, la risposta dell'attivismo si muove su due livelli: esigere nomi e cognomi ben precisi all'interno dei partiti che si prendano la responsabilità personale della battaglia (superando i giochi di corrente) ed essere pronti all'azione immediata all'indomani del voto.

"Non ci bastano più i comizi o le comparse davanti alle telecamere", ribadisce la rete. L'obiettivo per il prossimo Parlamento non sarà quello di chiedere genericamente l'ennesimo "tavolo tecnico" destinato al rinvio, ma imporre la discussione sui 10 pilastri programmatici direttamente nei palazzi e nei Ministeri della Giustizia e della Salute non appena verrà affidato l'incarico di governo.

La sfida principale per la base antiproibizionista, per i consumatori e per gli operatori del settore resta quella di superare la disillusione e l'astensionismo, trasformando la presenza sui social network in una pressione politica reale e organizzata. Ricollegare la canapa a un dibattito economico, sociale e culturale più ampio è l'unico modo per superare lo stigma e costringere le istituzioni a passare, una volta per tutte, dalle parole ai fatti.

La rotta tracciata ad agosto prosegue dunque con coerenza, ci spiega Armanasco: "la pressione continua, puntando a costruire alleanze trasversali e a individuare referenti parlamentari decisi a portare avanti una regolamentazione completa nella prossima legislatura". 

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