Usava cannabis light per l'insonnia: il TAR blocca il licenziamento del finanziere

Maria Novella De Luca
07 Oct 2026

"Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile. Il mio assistito ha semplicemente consumato un prodotto che lo Stato italiano permette di produrre, pubblicizzare e vendere regolarmente, pagandoci sopra le tasse". Queste le parole, chiare e taglienti, dell’avvocato dello Studio Legale Russo-Caradonna dopo la decisione del TAR Lombardia di sospendere la sanzione ad un finanziere in servizio a Malpensa licenziato dal Corpo.


Una vicenda che lascia sconcertati per la rapidità e la sproporzione con cui la macchina amministrativa e disciplinare si è scagliata contro un lavoratore con oltre trent’anni di servizio impeccabile alle spalle.

Negli ultimi mesi abbiamo raccontato spesso i cortocircuiti e le contraddizioni che circondano il settore della canapa light in Italia. Un clima di incertezza normativa che continua a generare contenziosi, spreco di risorse e decisioni paradossali. Oggi ci troviamo di fronte all’ennesimo capitolo di questo corto circuito, che questa volta non colpisce un'azienda o un agricoltore, ma un servitore dello Stato.

La vicenda nasce da un controllo tossicologico di routine sulle urine, all'esito del quale il militare è risultato positivo al THC. Di fronte al dato analitico, la Guardia di Finanza ha avviato il procedimento disciplinare: nel febbraio 2026, la commissione disciplinare ha ritenuto il militare non meritevole di conservare il grado. Nelle motivazioni richiamate dalla difesa si parla di presunta carenza delle qualità morali richieste, di un ipotetico danno all’immagine dell’amministrazione e persino di una possibile contiguità con ambienti criminali.

La conseguenza è stata l'applicazione della misura più drastica prevista dall'ordinamento militare: la perdita del grado per rimozione. In parole semplici, il licenziamento in tronco, con la conseguente uscita dal Corpo e la perdita dello stipendio.

Un verdetto gravissimo, arrivato senza considerare minimamente il contesto: il finanziere utilizzava la cannabis light per combattere l'insonnia. Nessun acquisto in piazze di spaccio illegali, nessuna alterazione durante l'orario di servizio. Solo il consumo di un prodotto ad alto contenuto di CBD e con THC inferiore allo 0,6%, acquistato nei canali legali dello Stato.

Come dimostrato dalla difesa, la cannabis ad alto livello di CBD, pur essendo priva di effetti psicotropi, può comunque rilasciare tracce temporanee nei test biologici. Un dettaglio fondamentale che l'amministrazione militare ha scelto di ignorare, liquidando tre decenni di carriera senza alcuna sanzione antecedente e calpestando del tutto il principio di proporzionalità disciplinare.

A mettere un primo punto fermo su questa assurda vicenda ci ha pensato il TAR della Lombardia: il 28 luglio 2026 i giudici hanno accolto l’istanza cautelare e sospeso gli effetti del provvedimento di espulsione. La Guardia di Finanza deve quindi restituire cautelarmente il grado al militare, sottoporlo nuovamente a visita medica e ripristinare il trattamento economico.

È tuttavia fondamentale precisare che è presto per parlare di una vittoria definitiva. Il TAR non ha ancora stabilito nel merito che l’espulsione sia illegittima: ha semplicemente ritenuto che, nell’attesa della decisione finale, gli effetti di una sanzione così estrema dovessero essere sospesi. La partita si deciderà nell'udienza di merito già fissata per dicembre 2026.

In quell'occasione, la controversia si giocherà non soltanto sulla presenza strumentale del THC, ma sulla natura concreta della condotta, sull’effettiva abitualità e, soprattutto, sulla manifesta sproporzione tra quanto accertato e la sanzione massima applicata.

Viene da chiedersi come si possa arrivare con così tanta velocità a giudizi ed esecuzioni tanto estreme, ignorando l'uso personale, il contesto salutare e la natura stessa della sostanza impiegata. Ma soprattutto, come sottolineato fin dall'inizio dalla difesa, resta l'assurdità di punire un cittadino per aver utilizzato un prodotto liberamente e legalmente distribuito sul mercato italiano.

La speranza è che la pronuncia di merito attesa per dicembre rappresenti un precedente di civiltà giuridica non solo per tutti gli uomini e le donne in divisa, ma per chiunque chieda coerenza tra ciò che lo Stato autorizza e ciò che poi decide di punire.

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Maria Novella De Luca