Verso la Corte Costituzionale: l'intervista all'avvocato Simonetti sulla canapa industriale (VIDEO)
Come sappiamo, il conto alla rovescia per la pronuncia della Corte Costituzionale sull'articolo 18 e sul commercio delle infiorescenze di canapa industriale è slittato al 9 febbraio 2027. Ma cosa comporta concretamente questo rinvio per gli operatori del settore e cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi? Con l'avvocato Lorenzo Simonetti analizziamo il fermento giudiziario in atto e le tappe che accompagneranno la canapa industriale fino all'udienza decisiva.
Un rinvio tecnico, infatti, che, lungi dall'essere un punto d'arresto, offre l'occasione per analizzare lo stato dell'arte della filiera, le strategie difensive e soprattutto un "diritto vivente" che nei tribunali di tutta Italia sembra stia iniziando a recepire con forza il principio di offensività.
Come si è arrivati al rinvio del 9 febbraio
La nuova data dell'udienza per il 9 febbraio 2027 permetterà alla Consulta di trattare in modo congiunto le ordinanze di rimessione sollevate da diversi tribunali italiani: a quelle già note di Brindisi (r.o. 26/2026) e Trani (r.o. 81/2026) si è infatti aggiunta la più recente ordinanza del Tribunale di Brescia (r.o. 135/2026).
Come spiega l'avvocato Lorenzo Simonetti, questo fermento giudiziario testimonia la nascita di quella che lui chiama "coscienza costituzionale" da parte dei giudici. Di fronte all'impatto del decreto sicurezza e ai rigidi sbarramenti dell'articolo 18, diverse autorità giudiziarie hanno scelto di non applicare automatismi punitivi, interrogandosi sulla legittimità costituzionale di una norma che ostacola la libera espressione economica e i diritti fondamentali degli imprenditori agricoli e commerciali.
Il nodo centrale della battaglia legale ruota attorno a un'incongruenza di fondo: criminalizzare la canapa industriale a prescindere dall'effettiva assenza di efficacia drogante. Secondo l'avvocato Simonetti, se lo Stato fosse realmente convinto che si tratti di spaccio di sostanze stupefacenti, l'approccio repressivo sarebbe radicalmente diverso e generalizzato. L'oscillazione attuale genera invece un cortocircuito economico e morale che danneggia gli operatori onesti, costringendo spesso le imprese a subire ingenti danni, sequestri e rallentamenti burocratici sproporzionati.
Eppure, i segnali positivi dai tribunali e dalle Procure non mancano. Accanto ai numerosi dissequestri già ottenuti in diverse città (come Latina, Velletri, Vicenza, Imperia, Aprilia e Ascoli Piceno) sulla base dell'assenza di efficacia drogante e della tracciabilità della merce, spicca un recentissimo e importante risultato ottenuto proprio dallo studio dell'avvocato Simonetti presso la Procura di Tivoli. Dopo un sequestro iniziale di ingenti quantitativi di infiorescenze, grazie a un confronto serrato e a istanze mirate presentate nell'arco di appena tredici giorni, il Pubblico Ministero ha disposto il totale dissequestro della merce. Una dimostrazione lampante che un dialogo basato sulla trasparenza e sull'analisi rapida dei prodotti può evitare l'"onta penale" agli imprenditori.
Cosa potrebbe accadere dopo: gli scenari futuri
Guardando all'appuntamento del 9 febbraio 2027 gli scenari sul tavolo della Consulta sono principalmente due:
- Accoglimento delle questioni: la Corte potrebbe dichiarare l'illegittimità costituzionale della norma, modificandola o abrogando le restrizioni introdotte dall'articolo 18.
- Sentenza interpretativa di rigetto: quello che l'avvocato Simonetti definisce uno scenario salomonico, un'opzione che la Consulta sta utilizzando spesso negli ultimi anni (sul modello di quanto avvenuto in materia di circolazione stradale con l'articolo 187 del Codice della Strada). In questo caso la norma potrebbe formalmente rimanere in vigore, ma la Corte detterebbe una linea interpretativa vincolante per tutti i giudici, imponendo l'obbligo di verificare rigorosamente in concreto il principio di offensività e il grado di intossicazione o la reale efficacia drogante dei prodotti.
"Festina lente": continuare a resistere e strutturarsi
Il messaggio che arriva dal fronte legale è chiaro e non ammette pause: non bisogna mollare la presa neanche per un minuto. Come ama ricordare l'avvocato Simonetti richiamando il saggio adagio latino festina lente ("affrettati lentamente"), bisogna procedere con un doppio binario: da un lato la fermezza strategica e la programmazione di lungo respiro in vista dell'appuntamento davanti alla Corte Costituzionale del 9 febbraio 2027; dall'altro un attivismo implacabile nei procedimenti di tutti i giorni, per incidere sul "diritto vivente" a suon di istanze e dissequestri.
In questa battaglia di civiltà giuridica, il vero nodo da scardinare è l'abuso dello strumento penale come automatismo. L'avvocato Simonetti paragona l'approccio ideale a quello della grande distribuzione alimentare: se un'autorità ha un dubbio su un prodotto esposto, si procede al massimo a un sequestro amministrativo e a verifiche rapide nel giro di 48 ore, senza travolgere l'imprenditore con indagini penali sproporzionate e delegittimanti. Per questo motivo, gli studi legali e le difese devono pretendere corsie preferenziali nei laboratori (RIS o Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) per l'accertamento immediato dei principi attivi e dell'effettiva assenza di efficacia drogante, scongiurando mesi di blocchi e l'"onta penale" per gli operatori onesti.
Parallelamente, per le imprese resta fondamentale mantenere standard rigorosi: verificare con attenzione fornitori e lotti, conservare fatture e analisi di laboratorio, curare meticolosamente etichettatura e documentazione, oltre a dotarsi di una solida copertura di tutela legale.
La battaglia per il riconoscimento della canapa industriale come legittimo bene agricolo di libera circolazione continua, unendo la fermezza del diritto alla forza della ragione economica.
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