Regolamentazione cannabis: la strategia antiproibizionista per la prossima legislatura

Maria Novella De Luca
27 Aug 2026

Dall'ultimatum al M5S alla costituzione formale del nuovo partito a fine ottobre. Come la rete antiproibizionista punta a superare le promesse elettorali con l'endodemocrazia pandigitale, una piattaforma sui 10 pilastri e un confronto programmatico aperto.


Un video che sta facendo il giro degli ambienti antiproibizionisti riapre con forza il dibattito sul ruolo della cannabis nell'agenda politica italiana. Con un montaggio serrato di dichiarazioni pubbliche, la clip raccoglie i volti e le voci dei principali esponenti dell'opposizione favorevoli alla legalizzazione. Ma l'intento non è celebrativo, bensì di pressione tattica: mettere la politica davanti alle proprie responsabilità passate per evitare che il tema ritorni ad essere polvere sotto al tappeto alla prima occasione di governo.

A suggellare la clip compare un messaggio inequivocabile firmato da Regola Italia - Riformisti per la regolazione: "Se tutto il blocco di centrosinistra è favorevole, occorre dimostrarlo durante il prossimo governo, qualora dovessero raggiungere, anche grazie ai nostri voti, la maggioranza parlamentare".

Contrariamente a quanto si possa pensare, il video non punta solo a ricordare le promesse dei favorevoli, ma si rivolge a chi finora è rimasto in silenzio o si trova in una fase decisiva. La tempistica dell'uscita non è casuale: si inserisce direttamente nella fase in cui il Movimento 5 Stelle sta definendo il proprio programma elettorale partecipato, la cui chiusura è prevista per il 20 settembre.

"È un ultimatum diretto in primis al Movimento 5 Stelle e alle forze d'opposizione che non si sono ancora espresse in modo netto. Se ci fate caso, nel video mancano sia il M5S che l'area centrista: soggetti che a parole si dicono talvolta aperti, ma che nei fatti non traducono il principio in proposte programmatiche formali. Il passaggio deve essere triplo: dalla dichiarazione politica sui media, all'inserimento vincolante nel programma di governo della coalizione, fino al voto in aula. Negli anni si è commesso l'errore di convogliare tutta la forza antiproibizionista su un unico referente parlamentare. Noi crediamo invece che serva una spinta trasversale: servono più partiti e più interlocutori per garantire una maggioranza reale in Parlamento», ci spiega Stefano Armanasco, presidente dell'associazione FreeWeed, tra le fondatrici del progetto Regola Italia.

L'iniziativa si appoggia, appunto, al percorso di Regola Italia, partito la cui costituzione formale è prevista per la fine di ottobre. Non si tratta di una sigla nata dal nulla, ma del progetto pensato e fondato dall'unione di realtà eterogenee: tra le promotrici originarie, accanto a FreeWeed, figurano associazioni territoriali come Cannabis e Cultura Piacenza, Fatti Segreti, il collettivo universitario SubUnda, due emittenti radio indipendenti, Radio 4.20 e POT Radio, figure di profilo tecnico-scientifico come il ricercatore chimico Roberto Vinci e l'esperto di policy europee Emanuele Milazzo. Una rete nata da queste basi ma aperta fin da subito al coinvolgimento di tutte le associazioni e i collettivi antiproibizionisti d'Italia che vorranno unirsi al percorso. La community si ritrova quotidianamente in streaming via Spliff Break, che fungerà in seguito da canale ufficiale.

Una scelta strutturale ben precisa: Regola Italia non concorrerà direttamente alle elezioni per frammentare il voto, ma agirà da contenitore orizzontale, laboratorio politico e facilitatore di pressione sulle forze istituzionali esistenti.

Sul piano organizzativo, il partito sperimenta il modello dell'endodemocrazia pandigitale: un'organizzazione orizzontale condotta in rete dove il centro decisionale e la direzione politica rimangono sempre nelle mani dell'assemblea degli iscritti, mentre le cariche apicali svolgono un ruolo puramente organizzativo e di garanzia istituzionale.

Attraverso questo percorso e la collaborazione tra associazioni (come la rete Legali27a e la proposta depositata per Alleanza Verdi e Sinistra su Decidiamo.com), la base ha sintetizzato anni di battaglie storiche, da Io Coltivo ai referendum fino al "Manifesto Collettivo" (proposta di legge depositata già nella scorsa legislatura, scritta da FreeWeed e portata trasversalmente a prima firma Michele Sodano (C.2813) e sottoscritta da 86 deputati di diversi schieramenti e rilanciata al Senato da Matteo Mantero (S.1498), in un impianto programmatico fondato su 10 pilastri trasversali (che intrecciano la regolamentazione della cannabis e della filiera medica con sviluppo economico, sanità, riforma della giustizia, IA, diritti civili e giustizia sociale, consultabili su regolaitalia.it).

Quali sono dunque le garanzie reali pretese dal centrosinistra per evitare l'ennesimo scivolone programmatico? La risposta dell'attivismo si muove su due livelli complessi: i legami con i singoli candidati di punta e l'azione istituzionale immediata all'indomani del voto.

"Non ci bastano più i comizi o le comparse davanti alle telecamere" continua Armanasco. "La garanzia che chiediamo è che dirigenti ed esponenti di punta dei partiti, come ha fatto ad esempio Marco Furfaro per il PD, o figure trasversali come Alessandro Onorato a Roma e Michele Sodano ad Agrigento, si prendano la responsabilità personale di mantenere un canale di contatto diretto con le associazioni e portino avanti la battaglia a prescindere dalle correnti interne. Inoltre, la vera svolta rispetto al passato sarà l'azione subito dopo il voto. Non ci limiteremo ai classici sit-in di protesta: non appena il Presidente della Repubblica affiderà l'incarico di governo, una delegazione unitaria composta da associazioni, operatori e attivisti pretenderà di entrare direttamente nei palazzi e nei Ministeri della Giustizia e della Salute. Non per chiedere genericamente 'tavoli tecnici' che vengono regolarmente rinviati, ma per imporre la discussione sui 10 pilastri programmatici. Se la politica intende fare sul serio, i tempi dei rinvii sono finiti".

In questo scenario, la risposta della base antiproibizionista, dei consumatori e degli operatori del settore diventa il vero ago della bilancia. Per evitare che la regolamentazione della cannabis rimanga per l'ennesima volta una promessa da campagna elettorale, la sfida principale sarà superare l'astensionismo e la disillusione, trasformando la presenza sui social network in una pressione politica reale e organizzata.

Riposizionare il tema della canapa all'interno di un dibattito economico, sociale e culturale più ampio è l'unico modo per superare lo stigma, coinvolgere anche chi finora è rimasto ai margini della discussione e costringere le istituzioni a passare finalmente dalle parole ai fatti.

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Maria Novella De Luca