Gianni Fava: Lega, come legalizzazione della cannabis

Fabrizio Dentini
20 May 2024

Giovanni Fava, detto Gianni, è uno storico esponente della Lega Nord per la quale è stato eletto tre volte alla Camera dei Deputati. Nel 2014, assessore all'agricoltura in Lombardia, twittò un famoso cinguettio che fece rizzare i capelli a numerosi sodali del partito: “Credo valga la pena cominciare a parlarne seriamente. Il proibizionismo ha fallito”


Oggi, alla soglia delle elezioni europee del prossimo giugno, siamo tornati a contattarlo per domandargli perché, alla luce della legalizzazione tedesca, il suo vecchio partito quando si parla di cannabis s'ostini a procrastinare una visione anti-storica e puramente ideologica.

Considerando la tradizionale posizione della Lega sul tema cannabis, cosa la spinse a esprimere il suo supporto per la legalizzazione? Cosa ne pensa dieci anni dopo?

Oggi ripeterei gli stessi concetti. Nulla è cambiato, anzi, la situazione si è evoluta esattamente in quella direzione. Io conoscevo una Lega Nord in cui entrai da ragazzo e che era un movimento post ideologico, fondamentalmente liberale e a tratti libertario. Sono gli altri ad essere cambiati, non io.

Sotto questo profilo, come valuta il recente passo compiuto dalla Germania?

Lo trovo coerente con una tradizione laica e pragmatica. Semplicemente hanno riconosciuto il fallimento del proibizionismo e, con la consueta serietà tedesca, ne hanno applicato i contenuti quali naturali conseguenze dello stato fattuale. Ha senso proibire qualcosa che si trova praticamente ovunque ?

Ritiene che l'Italia dovrebbe seguire l'esempio teutonico?

Lo ritenevo utile 40 anni fa, figuratevi oggi? Perché no? Perché dovremmo continuare a fingere di non vedere una realtà come quella che viviamo. I nostri figli faticherebbero a trovare in giro marijuana se la cercassero? E perché se la dovessero cercare dovrebbero rivolgersi al mercato illegale gestito dalla criminalità organizzata?

Come ex assessore all’agricoltura cosa pensa dello sviluppo del comparto canapa industriale?

Quella della coltivazione della canapa per usi industriali resta una delle tante grandi missioni incompiute del nostro paese. Siamo riusciti ad ammantare di losco un mestiere che per secoli è stato fatto senza problemi da migliaia di agricoltori europei. Vale un po’ il principio della demonizzazione del settore e questo non ha agevolato nemmeno una crescita di un comparto che avrebbe potuto avere grandi potenzialità.

È possibile coniugare le esigenze di questo settore con la narrazione ufficiale che vede nella pianta di canapa un comodo capro espiatorio?

In Italia credo ancora di no. O perlomeno la deriva oscurantista dei partiti oggi più in voga (e sempre alla ricerca del voto reazionario e conservatore) non aiuta certo un percorso di chiarezza. Si fa fatica ad affrontare certi argomenti senza essere aggrediti verbalmente o fraintesi. Ormai la regola è quella della “Zanzara”. E come per l’intelligente e sagace trasmissione radiofonica tutto finisce in vacca. Non si riesce più ad affrontare un tema che sia uno a dire il vero. Non solo per la cannabis. Ormai questo è un paese di tifosi irrazionali poco inclini al ragionamento.

Quello che interessa sia a conservatori che riformisti è una politica degli stupefacenti che finalmente tuteli i più giovani. Partendo da questo presupposto comune, crede che una parte del centro destra e del suo elettorato possa accogliere con favore la regolamentazione della cannabis in questa prospettiva?

L’elettorato probabilmente è maturo. Ma, per le ragioni di cui parlavo prima, la classe politica lo è molto meno. È troppo rischioso essere impopolari e fare scelte lungimiranti. Meglio traccheggiare e vivere alla giornata.

Una Meloni nell’imminente nuovo gruppo politico europeo del Parlamento Europeo potrebbe ripensare la sua posizione proibizionista anche trainata da un diktat della commissione EU in tema di regolamentazione comunitaria su legalizzazione e novel food?

Non credo. Sono troppo forti le spinte reazionarie all’interno del suo partito. Giorgia (che conosco bene) è una donna intelligente e moderna. Ma deve fare i conti col suo mondo che lo è molto meno. Magari in futuro potrà provare a smarcarsi, ma nell’immediato la vedo difficile.

Questo tema inserito in vista del futuro assetto nel parlamento europeo potrebbe influenzare la coesione del partito leghista e il rapporto di Matteo Salvini con l’attuale maggioranza?

La Lega Nord non esiste più. Oggi c’è il partito di Salvini. E Matteo Salvini può decidere la linea a proprio piacimento se fosse convinto che possa creare consenso.

A tal proposito l’attuale segretario della Lega sembra aver cambiato la sua posizione su questo tema. In passato, un più giovane Salvini sembrava a favore della legalizzazione. Avendolo conosciuto, è possibile che in un quadro generale di liberalizzazione europea possa nuovamente cambiare opinione?

Conosco altrettanto bene (ovviamente) Matteo, da oltre trent’anni. Sono certo che in cuor suo la pensi esattamente come me. Ha semplicemente trovato più conveniente dal punto di vista elettorale sostenere il contrario. L’ha fatto su tanti argomenti e non solo su questo. Matteo è un animale politico apprezzabile dal punto di vista dell’intuito. Continuo a pensare che se pensasse che possa portargli voti, anziché perderne, cambierebbe linea all’istante.

Nella cornice delle elezioni europee, dove i pronostici danno una Lega molto debole con una altrettanto debole leadership, è possibile che con un nuovo congresso e con un nuovo segretario si riprendano le redini di quella Lega libertaria, a favore di imprese e sviluppo del nord Italia? Lei in quel caso riprenderebbe la tessera del partito?

Io non ho mai smesso di prendere la tessera della Lega Nord. Semplicemente non ho mai preso quella della Lega Salvini Premier e non ho nessuna intenzione di farlo. Diciamo che sono iscritto ancora oggi ad un partito che al momento è nel freezer. Ma vediamo quanto potrà durare questa interminabile transizione. Poi magari…

Le argomentazioni dei conservatori sono le stesse da decenni e sono decenni che sociologi, medici ed esperti delle dipendenze le smontano punto per punto. Perché tanta perseveranza nel sostenere una politica delle droghe inconcludente proprio perché basata su presupposti teorici fallimentari? Se da anni il proibizionismo ha fallito, tutti i suoi paladini non sono da considerarsi in qualche misura coimputati d'attentato alla salute pubblica?

Non sarei così drastico. I cittadini spesso pagano sulla propria pelle molte scelte indotte dalla propria ignoranza. Un tempo, non molto lontano, esisteva il principio della delega, che oggi non vale più. Nessuno si fida più del proprio eletto. Si è incrinato definitivamente il rapporto con gli elettori. E questo sta minando tutto il sistema democratico occidentale. Servirà tempo e perseveranza nel riaffermare principi oggi apparentemente fuori moda. Basta non mollare mai. E io pur non facendo più politica attiva di certo non mollo la mia battaglia per la civiltà!

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Fabrizio Dentini