Il Canada vuole esportare più Cannabis, ma non in Italia

Marco Ribechi
08 Sep 2023

Esportazioni salvagente per molti produttori di cannabis canadesi. Mentre il mercato domestico di cannabis medica è in riduzione, e aumenta la concorrenza per l'uso ricreativo, sempre più produttori guardano alle esportazioni come motore economico


Nel 2022/23 aumentano le vendite all'estero di cannabis canadese fino a un valore di 110 milioni di euro. Un incremento del 50% rispetto ai 74 milioni di euro del 2021-22, secondo i dati condivisi da Health Canada con MJBizDaily

Analisti finanziari ritengono che il Canada avrà un vantaggio rispetto ai paesi concorrenti per ancora alcuni anni.

La vivace crescita delle esportazioni avviene mentre le vendite domestiche di cannabis medica continuano a contrarsi. Dal primo aprile 2022 al 31 marzo 2023 sono state di 275 milioni di euro, con un calo del 9% rispetto all'anno precedente e del 20% rispetto a due anni prima, quando le vendite di cannabis medica erano di 353 milioni di euro. 

Combinando insieme il mercato interno e quello estero la cannabis medica del Canada vale oltre 383 milioni di euro e resta ancora la più grande industria di marijuana medica regolamentata al mondo. Attualmente il prodotto più venduto a livello internazionale sono i fiori di cannabis.

Ma per quanto tempo? I cosiddetti prodotti Cannabis 2.0 come gli svapo e l'hashish potrebbero contribuire a sostenere le esportazioni. 

Cannabis-canada-esportazioni-italia

L'industria domestica del Canada sta affrontando una sovrapproduzione di prodotto, per questo si deve guardare all'esportazione, trainata anche da produzioni artigianali di migliore qualità, coltivati in piccoli lotti. Infatti, sempre più imprenditori canadesi si stanno rivolgendo a piccole strutture di microcoltivazione in un momento in cui l'industria è alle prese con un surplus di prodotti "standard" e con prezzi in calo. 

 

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A marzo 2023, il Canada aveva 423 licenze di classe micro, che sono generalmente associate alla produzione artigianale a causa del loro limite di coltivazione di 200 metri quadrati. Allo stesso tempo, c'erano 568 licenze standard.

Per le piccole imprese esistono ostacoli nell'ottenere permessi di importazione ed esportazione e nell'instaurare relazioni con regolatori e fornitori stranieri, per questo l'unica via praticabile è associarsi con aziende più strutturate.

Inoltre, molti consumatori non vogliono prodotti coltivati da grandi aziende, mentre i coltivatori artigianali hanno ottimi prodotti ma non hanno la certificazione.

Quindi ora si stanno collegando varie aziende per facilitare queste esportazioni. 

 

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DOVE FINISCE LA CANNABIS CANADESE?

Tra aprile 2022 e marzo 2023, le esportazioni sono state di 59.986 chilogrammi, un aumento del 48% rispetto ai 40.640 chilogrammi dell'anno precedente.

La stragrande maggioranza delle esportazioni, tuttavia, è andata solo a tre paesi, il che significa che gli esportatori rischiano di dipendere da un numero molto limitato di mercati. 

Quasi l'80% è andato in Australia e Israele, che insieme hanno importato 47.332 chilogrammi di fiore canadese.

La Germania è stata il terzo paese importatore più grande, rappresentando il 16% del totale con 9.560 chilogrammi. Dal 2017, il Canada ha esportato 126.025 chilogrammi di fiore di cannabis medica per uso commerciale e scientifico.

Il CEO di Aurora Cannabis, Miguel Martin, ha detto: "L'esportazione è una grande opportunità. I margini sono circa 2,5 volte superiori a quelli nel mercato canadese per uso ricreativo e non stanno diminuendo".

L'Australia, inoltre, è stata la principale importatrice degli estratti con il 93% (8.392 dei 9.042 litri totali di estratti). Le Isole Cayman sono state il secondo paese, ricevendo 320 litri di esportazioni canadesi. Brasile, Barbados e Sud Africa completano la lista dei primi cinque paesi, con rispettivamente 136 litri, 103 litri e 90 litri. I produttori autorizzati canadesi rischiano anche di dipendere da un pugno di mercati internazionali, dove le normative possono cambiare a volte senza preavviso. 

A dare ottimismo però è l'idea che, con alcune legalizzazioni ad uso medico, si apriranno più mercati di importazione, poiché le normative lente in alcuni paesi non permettono alla produzione di tenere il passo con la domanda. Polonia e Regno Unito sono nazioni con un potenziale.

Infine anche il Portogallo potrebbe presto aumentare la sua richiesta.

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Marco Ribechi