Cannabis e Covid-19, intervista al Dott. Fabio Turco di Cannabiscienza

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Cannabis e Covid-19, intervista al Dott. Fabio Turco, medico Neurogastroenterologo e caporedattore di Cannabiscienza, per maggiori delucidazioni su questa tematica molto discussa nel mondo cannabico.

Cannabis e Covid-19, intervista al Dott. Fabio Turco di Cannabiscienza

SSIT: Quale approccio ha scelto di mantenere Cannabiscienza su ricerca e divulgazioni inerenti la tematica cannabis e Covid-19?

Il nostro approccio iniziale è stato di cautela, viste le troppe voci circolate in rete inerenti la tematica cannabis e Covid-19. Cannabiscienza ha cercato di comprendere al meglio le caratteristiche di questa tipologia di infezione, per trovare i metodi migliori per lavorare in questo difficile contesto. Una volta individuate le caratteristiche scientifiche del virus abbiamo iniziato a riflettere su quali potessero essere gli eventuali utilizzi terapeutici della cannabis. Sottolineo che inizialmente sono sorti dei dubbi, poiché una delle principali azioni della cannabis è quella immunosoppressiva. Ridurre il sistema immunitario non sembrava una buona idea. Tuttavia, inquadrato il fatto che nell’infezione da Sars Cov-2 si crea una sorta di iper attivazione del sistema immunitario stesso, il quale poteva rivelarsi dannoso, abbiamo deciso di passare all’azione. In giro per il mondo iniziavano ad essere pubblicati alcuni primi studi sulla tematica e abbiamo quindi iniziato i primi nostri approfondimenti in merito.

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SSIT: Secondo quanto riportato dall’IACM (Ente Internazionale Cannabis come Medicina) nel mese di marzo, non risultavano ancora evidenze scientifiche chiare sull’efficacia della cannabis nel trattamento del Covid-19. Cosa è cambiato dopo 2 mesi da quella presa di posizione dell’ente?

Si sono conosciute le maggiori problematiche derivate da questa infezione da Coronavirus, quindi abbiamo potuto dedurre che anche la cannabis avrebbe potuto avere un proprio ruolo. Questo si intende sia a livello curativo della patologia sia tenendo in considerazione gli effetti collaterali dovuti alla pandemia in corso, come gli evidenti stati di stress ed ansia.

SSIT: A proposito degli stati di stress e ansia correlati al Covid-19: quale ruolo può avere la cannabis in questa situazione comune per milioni e milioni di persone?

L’ansia in questo periodo di pandemia è decisamente una condizione molto diffusa. Aver dovuto cambiare così rapidamente il proprio stile di vita e le proprie relazioni sociali ha rappresentato un duro colpo psicologico. In questo senso, quindi, si tratta di un fattore molto importante, nel quale la cannabis possiede una propria efficacia. 
In questi ultimi mesi è stato pubblicato un ulteriore studio che descrive un collegamento tra gli stati di stress e il sistema endocannabinoide;  quando questo non funziona come dovrebbe, lo stress può trasformarsi più facilmente in vere e proprie patologie collegate ad ansia e/o depressione.

SSIT: Leggendo le vostre pubblicazioni si evince che la cannabis possiede proprietà anti-infiammatorie ed anti-microbiche, importanti in chiave prevenzione per l’attuale pandemia. Di cosa si tratta effettivamente?

La proprietà antinfiammatoria della cannabis e dei suoi derivati è stata già scoperta da tempo. Essa riguarda principalmente l’azione sul recettore CB2, il quale pressa principalmente sulle cellule immunitarie, agendo in modo periferico. La sua attivazione inibisce il rilascio dei mediatori dell’infiammazione. Questo aspetto è importante anche in chiave cannabis e Covid-19.
Per quanto concerne i principi attivi della cannabis, più che il Thc, teniamo in considerazione il Cbd come strategia migliore di applicazione. Il cannabidiolo è al centro di vari studi sia per il trattamento singolo sia come coadiuvante. Infatti, uno studio proveniente da Israele, spiega che con l’utilizzo del Cbd come antinfiammatorio si possono diminuire i ricorsi ai farmaci steroidei, notoriamente colmi di effetti collaterali.
Stiamo cercando di utilizzare anche i cosiddetti esosomi (complessi attivi sia nel nucleo che nel citoplasma delle cellule) per spianare la strada al suddetto principio attivo nel combattere l’infezione da Covid-19.

Per quanto riguarda le proprietà antibatteriche sono altresì presenti vari studi da molto tempo. Sia il fitocomplesso che i vari componenti (Thc, Cbd, Cbg, derivati acidi, ecc) possiedono notevoli capacità antibatteriche, in particolare verso quei batteri antibiotico resistenti.

Desidero, infine, sottolineare il focus di Cannabiscienza anche sugli effetti antivirali, dove il ruolo principale è rappresentato dai terpeni. In questo contesto, quindi, prosegue l’ipotesi dell’utilizzo della cannabis per il trattamento del Covid-19  (secondo Cannabiscienza, ndr).

SSIT: Passando al nostro Paese, come giudicate la situazione attuale della formazione generale di medici e operatori sanitari sul tema della cannabis terapeutica?
Riteniamo la formazione generale, purtroppo, ancora molto lacunosa e non molto efficiente. Questo fatto è dettato dalla mancanza di attenzione adeguata a questa tematica. La mancanza di una corretta informazione e il consequenziale atteggiamento restìo di alcuni colleghi rappresenta un importante tassello mancante. Come Cannabiscienza ci stiamo impegnando al massimo per la formazione e la diffusione di informazione scientifica corretta per tutti gli ambiti sanitari. Risulta oggi davvero importante che sempre più operatori acquistino adeguata consapevolezza della potenzialità della cannabis nelle sue molteplici applicazioni.

SSIT: A distanza di poco tempo dalla fondazione Cannabiscienza si è rivelata uno dei principali punti di riferimento per formazione e informazione medico scientifica sulla cannabis in Italia. Come intendete proseguire il vostro percorso in futuro?

Il percorso di Cannabiscienza ha l’obiettivo di stabilirsi come un importante punto di riferimento, dal punto di vista dell’informazione medico scientifica sulla cannabis. Poiché siamo stati riconosciuti come ente formatore accreditato dalle istituzioni, prossimamente lanceremo dei corsi rivolti all’aggiornamento ECM per professionisti medico-sanitari. Nei prossimi mesi allargheremo i percorsi di formazione non solo per medici, operatori sanitari, farmacisti, imprenditori e biologi, ma anche ad altre figure legate al mondo della medicina complementare, e dell’alimentazione.
Allo stato attuale sono tanti i nomi illustri del mondo della canapa e non solo che stanno collaborando con noi. La nostra speranza è che il numero di uomini e donne di scienza interessati a sviluppare l’argomento possa ulteriormente crescere in futuro.

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Cannabis e Covid-19,  pubblicazione di Cannabiscienza: LINK

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