Arrestato il Procuratore della Repubblica di Taranto che iniziò l’operazione “Affari in fumo”

procuratore di taranto arrestato
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Il Procuratore della Repubblica di Taranto Nicola Maria Capristo è stato arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.
Il magistrato, passato all’onore della cronaca nel 2018 per l’operazione “Affari in fumo”, sconvolse il mondo commerciale della canapa a Taranto e nel resto del paese.

Inchiesta per la quale successivamente venne disposta l’archiviazione degli indagati, ma che colpì comunque varie realtà imprenditoriali sane legate alla filiera distributiva delle infiorescenze di CBD. Accuse irresponsabili nell’equiparare questi imprenditori a trafficanti di sostanze stupefacenti.

Ma torniamo ai giorni nostri.
Nicola Maria Capristo, Procuratore della Repubblica di Taranto, è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Oltre a Capristo, sono ai domiciliari un ispettore di polizia, in servizio presso la Procura di Taranto, e 3 imprenditori pugliesi.
Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero compiuto «atti idonei in modo non equivoco» a indurre il pm di Trani, Silvia Curione, a perseguire ingiustamente una persona per usura facendo temere al magistrato ritorsioni sul marito, il pm Lanfranco Marazia, suo sostituto alla Procura jonica. Il magistrato di Trani, però, non solo si oppose fermamente, ma denunciò tutto.

Procuratore di Taranto arrestato, l’archiviazione dell’inchiesta “Affari in fumo”

Nel mondo della cannabis Nicola Maria Capristo ha avuto la propria notorietà come principale artefice dell’operazione “Affari in fumo”. Questa inchiesta contava inizialmente 56 indagati per detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, con 48 negozi (39 nella provincia di Taranto; 9 tra Campania, Calabria, Lazio e Lombardia) che commercializzavano cannabis light e derivati e che vennero perquisiti, talvolta chiusi con annessa una denuncia per spaccio di stupefacenti ai rispettivi titolari.

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La procura di Taranto

La Procura, tuttavia, successivamente dispose l’archiviazione valutando nel merito le evidenti asimmetrie interpretative della legge che regola la filiera del CBD: legge 242/2016.
Il Procuratore di Taranto arrestato con gli altri attori coinvolti apre una nuova pagina nera nella storia della magistratura italiana. Questo dopo le enormi difficoltà arrecate agli operatori del mondo della cannabis light, a Taranto e in altre parti d’Italia, che si ritrovarono ingiustamente indagati per spaccio dal suddetto procuratore. (LINK)

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