Operazione affari in fumo: tra cartucce proibizioniste e i buchi legislativi

L’operazione “affari in fumo” è figlia del proibizionismo sempre più in auge negli ultimi tempi, con tanto di proposte politiche di stop al commercio della cannabis light, unito ai vuoti normativi sulle infiorescenze della legge 242/2016.

Negli scorsi giorni i Militari del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Taranto hanno eseguito un decreto di perquisizione e sequestro, emesso dalla Procura della Repubblica, a firma del Procuratore Capo, dott. Carlo Maria Capristo nei confronti di 48 esercizi che  Commercializzano derivati della canapa sativa (cd. “cannabis light”).
In totale l’operazione “Affari in fumo” ha colpito 39 operatori commerciali della provincia di Taranto e nove tra la Campania, Calabria, Lazio e Lombardia, al fine di verificare la messa in vendita prodotti derivanti dalla canapa con una percentuale di THC superiore allo 0,5 per cento.
Grazie all’esame delle fatture di acquisto e vendita, i militari della Guardia di Finanza hanno ricostruito una prima filiera commerciale individuando alcuni distributori su base nazionale, i rifornitori di zona e gli esercizi al dettaglio attivi nel capoluogo ionico e stanno proseguendo gli accertamenti per identificare l’intera filiera.
Decine di persone sono state indagate e denunciate all’Autorità Giudiziaria per il reato di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti (art. 73 del D.P.R. 309/1990).
Abbiamo intervistato Marta, titolare del grow shop “Sentieri del benessere” di Taranto, anche loro tra i colpiti dalla succitata operazione.
Come ci si sente dopo un simile episodio?
Noi che siamo tra i più longevi gestori di un grow shop ne abbiamo già visti di episodi tutt’altro che piacevoli, ci aspettavamo qualche provvedimento dall’oggi al domani, tuttavia non con queste modalità.

Cosa è accaduto?
Secondo quanto è emerso il Procuratore Capo della nostra città pare abbia avuto dei richiami dai genitori poichè dei ragazzi minorenni hanno acquistato canapa light da distributori automatici con la tessera di maggiorenni. 
La situazione legislativa in vigore non menziona la destinazione d’uso dell’infiorescenza tra i derivati della canapa da produrre, perciò sono state poste sotto sequestro tutte le varietà di cannabis light in vendita negli esercizi. In alcuni casi sequestrando anche cartine, bong, cilum, molti altri attrezzi da fumo, depliant, riviste e qualunque cosa che riportasse sopra una banale foglia di canapa. Alcune intere attività, recenti e longeve, o distributori automatici sono stati posti sotto sequestro.
Qual è la situazione allo stato attuale?
Nonostante le nostre avvertenze sul divieto di utilizzo umano, molti clienti, prevalentemente over 30, abituati al consumo dei derivati della canapa con CBD, poichè spesso affetti dal cancro e sotto chemio o radioterapia, si sono ritrovati con forti disagi. Tutti i negozi della nostra città sono privi di canapa light, tuttavia molti Comuni vicini, non essendo stati colpiti dall’operazione di sequestro, continuano a commercializzare liberamente questo prodotto. Quindi per il consumatore basta fare pochi chilometri in più per soddisfare le propria necessità.
Un Natale turbolento il vostro…
Questa operazione, oltre ai danni morali e commerciali, non ci farà passare con serenità le feste natalizie. Tuttavia non abbasseremo la testa e continueremo ad andare avanti con la nostra attività e le nostre battaglie.
 
Nel frattempo da Ancona arrivano notizie confortanti…
L’avvocato Lorenzo Simonetti, esperto di diritto e tutela legale sugli stupefacenti, dai propri canali social, ha annunciato: “con grande soddisfazione vi comunichiamo come la Corte di Cassazione, III sezione penale, ha dichiarato inammissibile il ricorso del P.M. di Ancona ed ha accolto la nostra tesi difensiva della legittima commercializzazione di infiorescenze di cannabis light con THC inferiore a 0,6%.
In attesa delle motivazioni, è stata un’ottima vittoria – ha proseguito Simonetti – che costituisce un forte precedente della giurisprudenza in grado di contrastare le interpretazioni restrittive della Procura di Taranto con cui ci stiamo scontrando”.
(Foto copertina: Tarantini Time)

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