Legalizzare la cannabis per risollevare l’Italia

legalizzare cannabis in Italia

Legalizzare la cannabis in Italia per risollevare il nostro Paese. Intervista al Prof. Marco Rossi, ricercatore di Economia politica all’Università Sapienza di Roma.

Marco Rossi è ricercatore in Economia politica, disciplina che insegna all’Università Sapienza di Roma dove coordina il primo “Laboratorio di analisi economica e sociale del mercato della cannabis”. In questo periodo di forte difficoltà abbiamo deciso di intervistarlo per comprendere insieme perché la cannabis e la sua regolamentazione siano una priorità per la società italiana e, a maggior ragione, proprio in questo periodo di recessione economica nazionale.

SSIT: Per prima cosa vorrebbe parlarci del quadro economico incontro al quale stiamo andando a causa del Covid-19 e soprattutto della quarantena?

M.R.: La quarantena ha un impatto enorme dal lato dell’offerta: ogni mese di lock down causa una riduzione delle capacità produttive stimabile in circa il 10% del Pil. Inizialmente, la diffusione del contagio ha causato una significativa riduzione del clima di fiducia di famiglie ed imprese (circa il 20% su base annua, dati Istat), con un crollo di alcune tipologie di consumi: fuga dei clienti dai ristoranti, cancellazione dei soggiorni turistici e degli investimenti privati. Successivamente, la forzata inattività ha causato una perdita di redditi da lavoro, cioè una riduzione delle capacità di spesa dei consumatori che causa un ulteriore calo della domanda privata di beni e servizi.

SSIT: Quindi sta calando sia la domanda che l’offerta?

M.R.: Siamo di fronte ad uno shock simmetrico: calo contemporaneo della domanda e dell’offerta. Una combinazione che, inevitabilmente, causa una riduzione del volume di scambi e quindi del benessere economico. Si tratta di una perdita che tende ad essere permanente, come una mutilazione. Le condizioni necessarie per una ripresa economica consistono, infatti, in una contemporanea crescita sia della domanda aggregata che dell’offerta aggregata. Condizioni che, almeno nel breve periodo, non paiono verosimili. Dal lato della domanda, il clima di fiducia di famiglie ed imprese non pare destinato a migliorare. Dal lato dell’offerta, è verosimile ipotizzare la prossima chiusura di numerose imprese, già in difficoltà a causa della stagnazione italiana post 2008. In assenza di interventi esterni o di un radicale miglioramento del clima di fiducia, oggi (aprile 2020) è lecito attendersi una permanente riduzione della ricchezza nazionale di almeno il 20% (una flessione che i corsi azionari hanno già incorporato).

SSIT: Che contributo economico avrebbe la legalizzazione della cannabis?

M.R.: Il fenomeno nel nostro paese ha una dimensione rilevante. Secondo le stime correnti il totale dei consumatori di cannabis in Italia si aggira sui 5-6 milioni, cioè, circa il 10% della popolazione italiana adulta ha fumato cannabis almeno una volta negli ultimi 12 mesi. In particolare, il 90% del consumo di cannabis in Italia è attribuibile a circa 500 mila consumatori quotidiani. Quindi, ipotizzando un prezzo di vendita al dettaglio di 10 euro al grammo, il valore di mercato delle 500-600 tonnellate annualmente consumata in Italia si aggirerebbe intorno ai 5-6 miliardi di euro.

SSIT: Quante risorse si potrebbero risparmiare distogliendo l’attenzione delle Forze dell’ordine e magistrati dai consumatori di cannabis?

M.R.: Il perseguimento della corrente proibizionista è molto costoso per la collettività. La storia ci insegna che qualora la proibizione sia violata da un numero significativo di cittadini, la sua implementazione può sortire “conseguenze indesiderate”. In primo luogo, l’elevato numero dei disobbedienti esige un rilevante impegno dell’apparato repressivo (polizia magistratura, carceri), che distoglie queste risorse da altri obiettivi di tutela della legalità. Legalizzare la cannabis in Italia consentirebbe un diverso utilizzo di queste risorse il cui valore economico è stimabile in circa 500 milioni-1 miliardo di euro.

SSIT: Che conseguenze ha l’interessamento della criminalità organizzata alle prospettive economiche garantite dall’impianto proibizionista?

M.R.: L’illegalità di questo mercato conduce ad un fenomeno, definito in economia di selezione avversa, che riduce cioé la qualità della merce (contraffazione, alterazione) e dello scambio (violenza, emarginazione, ecc.), con conseguenti rischi per la salute dei consumatori e costi per la collettività come quelli sanitari e di allarme sociale.

SSIT: Perché la proibizione è anti-economica per il benessere collettivo di un paese come l’Italia?

M.R.: In primis perché i soggetti sanzionati (ormai più di un milione) soffrono di una limitazione delle loro possibilità produttive, che si traduce in una diminuzione del benessere economico per la collettività. Poi, si ricordi, che il territorio italiano è particolarmente adatto alla coltivazione all’aperto di cannabis, per cui adesso stiamo importando da Albania e Marocco una merce che potrebbe essere prodotta in loco, con un incremento del reddito nazionale pari al valore delle attuali importazioni dall’estero e cioè fra i 500 milioni ed il miliardo. Secondo il modello noto come “ballon effect”, mentre la proibizione spinge gli scambi nel mercato sommerso, la legalizzazione riporta gli stessi scambi ad emergere dal sommerso e ri-affacciarsi nella legalità, come successo con il proibizionismo degli alcolici negli Usa (1919-30), o più recentemente in Olanda (anni settanta) ed adesso in Colorado (Usa).

SSIT: E nel caso italiano?

M.R.: Legalizzare la cannabis in Italia potrebbe far riemergere gli scambi dall’illegalità, riducendo così i problemi sopra enunciati e liberando energie produttive. Non solo quelle dei consumatori (non più sanzionabili) ma anche dei possibili addetti del settore: circa 60-70 mila lavoratori stagionali nell’ipotesi “autarchica” di soddisfazione dell’intera domanda nazionale tramite coltivazione della cannabis in Italia. Stima il cui valore andrebbe aumentato qualora poi l’Italia divenisse una meta del “turismo dello spinello”, come lo è stata l’Olanda e adesso il Colorado.

SSIT: E se invece continua il trend proibizionista che tipo di conseguenza possiamo aspettarci?

M.R.: Dal lato dell’offerta, è lecito attendersi un aumento dell’offerta, molti disoccupati saranno disponibili per essere impiegati in attività illecite, quali lo spaccio. In particolare è probabile una sostituzione degli spacciatori stranieri con manovalanza nazionale. Dal lato della domanda, essendo la cannabis un bene a domanda anelastica, non credo che vi sarà una significativa diminuzione dei consumi ed è possibile che i consumatori rispondano alla diminuzione del loro potere d’acquisto tramite un aumento della coltivazione domestica, una fonte di approvvigionamento che è infatti meno costosa dell’acquisto di piazza: 1-3 euro al grammo se autoprodotta contro 10 euro al grammo quando acquistata. In Italia si stima l’esistenza di 100 mila growers o produttori domestici.

SSIT: Con quale modello gestiresti la legalizzazione? Che benefici fiscali si potrebbero prevedere?

M.R.: Il modello per legalizzare la cannabis in Italia che propongo è quello di una estensione al mercato della cannabis della attuale regolamentazione vigente sui tabacchi lavorati. Coltivazione, manifattura e distribuzione affidata a imprese pubblicamente autorizzate. Divieto di pubblicità e promozione di campagne informative sui rischi per la salute. Imposizione di una elevata “tassa sul vizio” circa l’80% del prezzo di vendita. Il ruolo di questa imposta è cruciale. Essa è un’imposta di tipo “correttivo”, volta a contenere la domanda entro livelli accettabili e fornire un contributo fiscale utile per compensare la collettività dei costi connessi al consumo di cannabis. La legge dell’offerta e della domanda dimostra infatti che il contenimento dei consumi è raggiungibile tramite una contrazione dell’offerta, contrazione che può essere imposta tramite restrizioni alla quantità offerta, come nel caso della proibizione, o aumenti del prezzo d’offerta, causati dall’imposizione fiscale. In pratica la tassazione è uno strumento efficace, come la proibizione, per contenere il volume di scambi. Inoltre, la tassazione consente la riscossione di un secondo dividendo, usando la leva fiscale, la riduzione dei consumi anziché essere costosa, consente invece alla collettività di riscuotere. tramite l’erario, un beneficio fiscale, cioè le imposte sulle vendite.

SSIT: Di quanto si parlerebbe?

M.R.: Di circa 3 miliardi di euro all’anno, che potrebbero essere usati per promuovere il benessere economico della collettività. Si noti infatti, che la proibizione ha come conseguenza indesiderata l’impossibilità di tassare gli scambi dichiarati illegali. Paradossalmente, sul piano fiscale, la proibizione consiste in una totale esenzione dei proventi dei traffici illeciti da ogni forma di imposizione fiscale. Legalizzare la cannabis in Italia, con la relativa tassazione, potremmo ottenere il risultato di trasformare gli attuali proventi illeciti in introiti fiscali, sottraendo così risorse economiche agli spacciatori e trasferendole alla collettività.

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