CBD alla Consulta: conto alla rovescia per la sentenza del 21 ottobre

Maria Novella De Luca
30 Sep 2026

Stiamo per entrare nel mese di ottobre, un mese decisivo e fortemente atteso per il mondo della canapa e del CBD in Italia. È infatti in questo mese, e precisamente il 21 ottobre, che si terrà l'udienza alla Corte Costituzionale in cui si discuterà la legittimità delle restrizioni e dei divieti imposti al settore. Un appuntamento fondamentale per definire e chiarire, si spera una volta per tutte, il quadro normativo di quei casi giudiziari e di quelle incertezze commerciali che negli ultimi mesi hanno paralizzato aziende, lavoratori e consumatori.


L’appuntamento fissato per mercoledì 21 ottobre davanti alla Corte Costituzionale rappresenta dunque uno spartiacque definitivo per la filiera agroindustriale della canapa industriale in Italia. I giudici della Consulta saranno chiamati a decidere se i divieti e le restrizioni commerciali imposti dal legislatore siano conformi alla Costituzione o se, al contrario, calpestino i diritti di migliaia di imprese.

Ma come si è arrivati a questo scontro legale e istituzionale? Ripercorriamo le tappe fondamentali di questa complessa vicenda.

La storia recente inizia con la Legge n. 242 del 2016, nata con l'obiettivo di promuovere la coltivazione e la filiera agroindustriale della canapa. La legge consente la coltivazione di varietà iscritte nel catalogo europeo con un limite di THC inferiore allo 0,2%.

Pur non regolamentando esplicitamente la vendita delle infiorescenze al consumatore finale, la legge dà il via al cosiddetto "boom della cannabis light": in tutta Italia nascono migliaia di negozi, aziende agricole e laboratori di trasformazione specializzati in prodotti a base di CBD, una sostanza priva di effetti psicoattivi.

Negli anni successivi, la crescita del mercato viene accompagnata da una forte incertezza normativa e da continui contrasti politici. Il punto di rottura si consuma con i tentativi di inserire pesanti limitazioni commerciali attraverso decreti e proposte di legge, come le norme inserite nel ddl Sicurezza.

I provvedimenti equiparano di fatto le infiorescenze di canapa a basso contenuto di THC alle sostanze stupefacenti, vietando la commercializzazione, la lavorazione e l'esportazione di foglie, infiorescenze e derivati (incluso il CBD per usi non farmaceutici), a prescindere dalla percentuale reale di THC.

La reazione del settore si sposta nelle aule di giustizia. Imprenditori e commercianti, colpiti da sequestri e sanzioni, impugnano i provvedimenti contestando il vizio di fondo di tutta la norma: l'accanimento penale su prodotti del tutto privi di capacità psicotropa.

A dare supporto a questa linea è intervenuta anche la Corte di Cassazione (Quarta Sezione Penale, sentenza n. 25539/2026, depositata l'8 luglio 2026), ribadendo un principio costituzionale invalicabile: il diritto penale non si applica sulle presunzioni, ma sull'offensività concreta. Senza la prova scientifica dell'efficacia drogante della merce, non vi è reato.

Mettendo insieme questo principio, la giurisprudenza europea e le garanzie costituzionali, tre diversi tribunali italiani, Brindisi, Trani e Brescia, scelgono la strada del contrasto aperto e sollevano la questione di legittimità costituzionale contro l'Articolo 18:

  • Il Tribunale di Trani denuncia l'assurdo paradosso commerciale che soffoca le imprese (coltivazione permessa, ma vendita vietata) e la palese violazione del principio di proporzionalità: vietare prodotti inoffensivi e privi di efficacia drogante non tutela la salute, ma distrugge l'iniziativa economica (Art. 41 Cost.).
  • Il Tribunale di Brindisi (ordinanza pilota n. 26/2026) e il Tribunale di Brescia sollevano analoghe censure per violazione del principio di ragionevolezza (Art. 3 Cost.), evidenziando come l'incertezza normativa agisca come una sanzione preventiva devastante per banche, imprese e lavoratori.

Mentre le ordinanze viaggiano verso Roma, la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (in primis la storica sentenza Kanavape) ricorda che il CBD non è uno stupefacente e non può essere bloccato nel mercato interno.

Consapevole della gravità della situazione e dell'impatto economico e sociale su un intero settore, la Consulta compie un passo fondamentale: non solo prende in carico i ricorsi di Brindisi, Trani e Brescia, ma decide di riunirli d'urgenza per discuterli tutti insieme.

Viene nominato come giudice relatore Filippo Patroni Griffi, con il compito di studiare i fascicoli e preparare la causa per l'intero collegio.

Siamo così arrivati al momento di massima svolta. Non siamo più alle schermaglie nei singoli tribunali di provincia: il 21 ottobre saremo all'atto finale a Roma, davanti all'intero collegio dei giudici costituzionali.

L'appuntamento fissato per le ore 10:00 al Palazzo della Consulta rappresenta la resa dei conti definitiva. Avere sul tavolo della Corte tre ordinanze concordi giunte da Nord e Sud Italia, rafforzate dalle pronunce della Cassazione sull'assenza di efficacia drogante, garantisce un peso giuridico e politico enorme alla discussione.

In quell'aula si confronteranno due visioni opposte: l'Avvocatura dello Stato, chiamata a difendere i divieti del Governo, e i legali dei privati e delle associazioni di categoria (come Canapa Sativa Italia), pronti a fare valere i diritti della filiera. Dalla decisione dei giudici, attesa nei giorni immediatamente successivi, dipenderà la sopravvivenza di un settore economico legittimo e la dignità lavorativa di migliaia di persone.

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