“Cannabis credevo fosse droga”. Intervista a Flavio Passi, autore del libro.

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Cannabis credevo fosse droga è il titolo del libro di Flavio Passi pubblicato da Edizioni effetto. Con la prefazione del Sen. Matteo Mantero, l’autore racconta la propria personale esperienza con la Cannabis, proponendo riflessioni sulla pericolosità sociale del proibizionismo e sulla necessità di un importante cambiamento di rotta in merito a tematiche come l’autoproduzione della cannabis. Il libro “Cannabis credevo fosse droga” sarà pubblicato il prossimo 15 settembre.

“Cannabis, credevo fosse droga”, intervista a Flavio Passi

SSIT: Cosa ti ha portato ad avvicinarti al mondo della cannabis?

Ho iniziato ad interessarmi quando mi accorsi degli effetti benefici dell’utilizzo della cannabis su me stesso.
Per molti anni purtroppo ho sofferto di una complessa forma di insonnia, che sono riuscito a curare grazie all’utilizzo di cannabis. 
Premetto che fino ai 19 anni non mi ero mai fatto una canna. La prima volta che provai stetti male e decisi di non utilizzarla per il successivo decennio. Arrivati i 29 anni feci pace con la sostanza e il relativo utilizzo mentre, pochi anni dopo, si presentarono i problemi di insonnia che citavo. Li risolsi grazie ad un amico che mi regalò una genetica olandese che contribuì a migliorare le mie condizioni notevolmente. Da quel momento ho iniziato a studiare in modo indipendente la cannabis a 360°.

SSIT: Cosa ti ha portato a scrivere il libro “Cannabis credevo fosse droga”?

Essendo editore di una casa editrice, lo scorso anno mi trovai al Salone del libro di Torino. Stavo promuovendo tra le altre pubblicazioni anche una molto importante uscita durante lo scorso anno. Ad un certo punto si avvicinò al mio stand un Prefetto di un’altra realtà lontana dal salone e, incuriosito proprio da questo libro presente sul mio tavolo, iniziò un dibattito costruttivo tra me e lui. Mi osservava il fatto che spesso e volentieri le Prefetture italiane si trovano intasate da situazione di segnalazioni di consumatori trovati con decimi di grammo di cannabis. Molto tempo viene perso purtroppo in queste situazioni burocratiche, distogliendo attenzione da cose molto più importanti.
Il signore mi chiedeva altresì se effettivamente questa sostanza fosse pericolosa ed io risposi che noi consumatori siamo persone normali, ciascuno con il proprio lavoro. Concordammo su quanto fosse insensata la propaganda di stampo proibizionistico, con la demonizzazione dei consumatori. 
Durante quella conversazione con quel Prefetto decisi di iniziare a scrivere il libro “Cannabis credevo fosse droga”.

SSIT: Cosa pensi della situazione attuale inerente la cannabis in Italia?

Sto notando con piacere che, dopo anni di troppe divisioni per motivi più o meno futili, si stanno compattando sempre di più i movimenti antiproibizionisti in Italia. Mi sono sempre interrogato come fosse possibile che il mondo cannabico avesse così tante divisioni, quando l’obbiettivo è esattamente lo stesso per tutti. Adesso varie campagne, tra le quali #IoColtivo, hanno portato ad una maggiore unione, necessaria per affrontare la parte più sorda di questo problema: la politica.
I politici continuano ad ignorarci, salvo quei pochi che si sono espressi in favore alla legalizzazione direttamente. Mi fa molto arrabbiare il pensiero che spesso e volentieri sono provenienti da realtà politiche che dovrebbero essere avverse a questa forma subdola di proibizione. 
Quindi, da una parte esiste una bella spinta dal basso per la legalizzazione, dall’altra una politica che bolla come problema secondario un passo in avanti che preverrebbe i 10 miliardi guadagnati dalle mafie, perdita di posti di lavoro nel settore e intasamento delle carceri.

SSIT: Leggendo il tuo libro ho potuto comprendere che qualcuno in famiglia tua era di destra, cosa pensi invece dell’atteggiamento bigotto e controproducente della destra italiana in merito alla cannabis?

Da bambino ho trascorso molto tempo con i miei nonni. Con mio nonno soprattutto, apertamente di destra, era impossibile riuscire a toccare un argomento tabù come la droga. Seppur, come prima ti dicevo che in gioventù non ero un grande fumatore, mi sono sempre sentito di ispirazione radicale e assolutamente favorevole ad ogni forma di libertà individuale. Essere contrari ad una cosa non significa che si debba limitare la libertà altrui in merito, come fanno proprio i proibizionisti. 

Di questa destra attuale credo che siano decisamente fuori dalla realtà quotidiana e dalla storia. Salvini sa benissimo di cosa sta parlando, tuttavia si sta rivolgendo ad un elettorato più bigotto e anziano che non sa assolutamente di cosa stiamo parlando. Il metodo è sempre il medesimo: riempire di parole inutili e sterili il dibattito politico quotidiano per convincere del loro niente l’elettorato.
Sottolineo che, allo stato attuale delle cose, mi trova maggiormente contrariato la complicità e il silenzio di parte della politica in maggioranza che tiene nei confronti della cannabis.

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SSIT: Quali prospettive vedi da una legalizzazione in Italia?

Il mio sogno sarebbe quello di vedere la possibilità di autoproduzione da parte dei cittadini in primis. Con l’autoproduzione si creerebbero le giuste condizioni di libertà per i cittadini in merito. 
Credo altresì che si dovrebbe creare, come per il vino, una cultura di degustazione della canapa. In futuro sarebbe bello vedere quello che succede in Spagna e Olanda dove si disputano addirittura le cannabis cup (Leggi anche Highlife Cup 2020).
Ritengo assurdo che si facciano in Italia le degustazioni dei superalcolici, per esempio, quando per la cannabis non se ne può proprio parlare poiché etichettata come droga pericolosa.
Infine ritengo che, se lo Stato vuole lasciare 10 miliardi della cannabis, non è più tollerabile il carcere per i coltivatori.

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