San Marino e cannabis, intervista al deputato sammarinese Giovanni Maria Zonzini

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San Marino e legalizzazione della cannabis - Nella piccola repubblica, enclave italiana, negli scorsi mesi, abbiamo assistito ad un importante passo in avanti nel dibattito sulla legalizzazione della cannabis. Tuttavia, recentemente siamo arrivati a un blocco di questa iniziativa. Abbiamo analizzato la situazione della Serenissima Repubblica di San Marino con Giovanni Maria Zonzini, giovanissimo deputato del Consiglio Grande e Generale sammarinese del Movimento Rete.

San Marino e legalizzazione della cannabis, intervista a Giovanni Maria Zonzini di Movimento Rete

SSIT: Qual è la situazione della cannabis a San Marino?
G.Z.: Attualmente San Marino possiede le politiche proibizioniste tra le più intolleranti d’Europa. Sono considerati reati penali il possesso (anche per fini personali), il consumo, la coltivazione e lo spaccio per qualsivoglia quantità. Qualora un individuo fosse impelagato in queste tipologie di problematiche non deve affrontare un lungo processo, ma la magistratura provvederebbe ad un decreto penale di condanna. Il malcapitato si ritroverebbe, quindi, a doversi sottoporre ad una serie di drug test per alcuni mesi, con annessi i servizi sociali, il pagamento di una multa, oltre alle spese processuali. Quanto vi ho elencato vale chiaramente anche per ogni altra sostanza psicotropa.

SSIT: Cosa è cambiato a San Marino sulla tematica, in particolare nei tempi più recenti, dove molti media italiani vi hanno descritti come ipotetica nuova Amsterdam?
G.Z.: A San Marino esiste un importante strumento di democrazia diretta denominato Istanza D’Arengo. Queste tipologie di istanze consentono a qualsiasi cittadino di presentare richieste di pubblico interesse la prima domenica successiva al 1º ottobre e la prima domenica successiva al 1º aprile, in coincidenza con l’elezione dei nuovi Capitani Reggenti (i due capi dello Stato della Repubblica di San Marino con mandato semestrale, ndr). Qualora la proposta effettuata fosse davvero di interesse pubblico si tramuterebbe in una successiva discussione da parte del parlamento sammarinese. Nell’aprile del 2019 un cittadino propose la legalizzazione della cannabis, facendo una proposta seria a 360 gradi sul tema. L’Istanza D’Arengo venne approvata in modo rocambolesco e, successivamente, per la legge sammarinese sarebbe dovuta passare al vaglio del governo. Quest’ultimo vide la propria caduta in quei giorni con nuove lezioni da programmare. Il gruppo del quale faccio parte (Movimento Rete), sostenne questa proposta. Nel mese di Ottobre 2019, tuttavia, venne fatta un’altra Istanza D’Arengo nella quale si proponeva di sospendere quanto fatto sull’argomento cannabis per adeguamento a quanto accade in merito in Italia. Il primissimo passo in avanti sarebbe, intanto, quello di cercare di trovare un primo compromesso tra queste due istanze, iniziando dalla depenalizzazione della cannabis, come in Italia. L’obiettivo, seppur ancora lontano, rimane quello di arrivare alla legalizzazione della cannabis a San Marino per gli importanti risvolti dal punto di vista economico e turistico.

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SSIT: San Marino, Lussemburgo e Malta. Una vera e propria particolarità che il dibattito in Europa sia trainato molto dai cosiddetti microstati…
G.Z.: Credo che le comunità più piccole come la nostra e quelle che hai citato possano rappresentare un ruolo di capofila per un miglioramento delle libertà civili, nonché un contributo a limitare il potere della criminalità organizzata. Per la questione cannabis lo Stato deve andare oltre il proibizionismo proprio per combattere questi trafficanti, sopprimendo i loro grandi introiti economici attuali, devolvendo nuove risorse per l’economia, la sanità e il lavoro.

SSIT: Percepite o esiste una sorta di influenza da parte dell’Italia su una tematica come la legalizzazione della cannabis a San Marino?
G.Z.: Si tratta di una domanda un tantino complessa. Noi siamo consapevoli del fatto che una depenalizzazione non potrebbe prescindere da un accordo con l’Italia. Naturalmente noi, siamo uno Stato sovrano riconosciuto anche all’ONU, quindi al nostro interno si può fare quello che vogliamo. Va tuttavia considerato che siamo una enclave dell’Italia, quindi non possiamo permetterci che lo Stato italiano consideri San Marino come una sorta di porto franco per la cannabis, ripristinando maggiori controlli alle nostre frontiere. Questo fatto arrecherebbe numerosi problemi al nostro Stato, essendo di dimensioni molto ridotte a livello territoriale. Complessivamente non posso parlare di un’influenza diretta dell’Italia su San Marino. Posso riferirmi, semmai, al fatto che la nostra è una piccola comunità tendenzialmente conservatrice. L’unico dubbio che serpeggia a riguardo sarebbe la reazione dell’Italia all’eventuale legalizzazione della cannabis a San Marino. Questa cosa dovrebbe essere gestita in modo intelligente nella reciproca convivenza con la Repubblica Italiana. Un esempio potrebbe essere mettere un ipotetico limite all’acquisto con annessa una tracciabilità efficace delle entrate e le uscite per la compravendita della cannabis. Credo, quindi, che con l’Italia sia possibile uno spazio di manovra, purché rappresenti un interlocutore e non un ostacolo per la realizzazione di questo progetto.

SSIT: Quali sono le possibilità concrete per un cambiamento per la Serenissima Repubblica di San Marino?
G.Z.: Ho personalmente molta fiducia nella capacità del mio popolo di rispondere alle sfide del futuro. Come è ben noto, il proibizionismo è iniziato negli anni 20/30 del Novecento negli Stati Uniti d’America, il medesimo Paese che oggi ha superato questa lunga fase con la legalizzazione. Oggi la proibizione, dunque, rappresenta un vero controsenso che non possiamo più permetterci. Anche in Europa la strada è percorribile, infatti mi auguro che anche San Marino apra gli occhi, evitando di rimanere il fanalino di coda per le politiche molto restrittive attualmente in auge.

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