Secondo la corte di Cassazione la vendita di infiorescenze e relativi derivati «Integrano il reato le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis “sativa L”, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante», si legge nel documento emesso dalle sezioni unite, dopo la camera di consiglio di oggi, 30 maggio.
Tenendo presente che l’efficacia drogante citata dalla corte di cassazione rappresenta un concetto piuttosto vago e non ben precisato, invitiamo tutti gli attori coinvolti a non fidarsi dei tanti allarmismi diffusi da tante testate nazionali e local.
Si sono espressi sulla materia gli Avvocati Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti: In attesa delle motivazioni della sentenza delle Sezioni Unite, vogliamo tranquillizzare tutti coloro che sono direttamente interessati al tema della commercializzazione dei prodotti derivati della Cannabis Sativa L. (c.d. light). La massima provvisoria della Suprema Corte, infatti, non esclude a priori il commercio finora sviluppatosi in quanto i Giudici sembrano punire soltanto quelle condotte che riguardano prodotti “in concreto” aventi efficacia drogante. Ebbene, tale massima, alla luce del consolidato diritto vivente, dovrebbe far salvi tutti quei derivati della Cannabis Sativa c.d. light con principio attivo (THC) fino allo 0,5%”.
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Tenendo presente che, questa interpretazione più che chiarire la questione aumenta i dubbi sul caso, la vera battaglia per tutti gli attori protagonisti del settore inizia adesso. Sarà necessaria perseveranza, determinazione, coraggio e unione con una buona informazione per poter fronteggiare nel modo corretto le possibili azioni che lo Stato attuerà prossimamente.

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