Diversamente pusher: intervista a Pablito El Drito

pablito el drito
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Pablito El Drito è un dj e produttore cresciuto nella scena elettronica. Da qualche anno il nostro Pablito ha scoperto che oltre alla musica sapeva comunicare sfruttando anche le parole e proprio grazie alle sue parole [1] siamo arrivati a lui, personaggio misterioso dell’Undeground. Autore di “Rave in Italy”, storia orale della scena rave illegale degli anni novanta e di “Once were ravers”, fiction ambientata nel 2002, dopo i fatti del G8 di Genova, oggi vi presentiamo il suo ultimo lavoro: “Diversamente pushers” testo nel quale i battitori liberi dello spaccio si raccontano.

SSIT: A noi Pablito El Drito allora, grazie alla tua inchiesta, sei riuscito ad avere una misura di quando la nostra società sia drogata?

P: La nostra società è molto drogata. Ma non solo di sostanze, anche di altro. Di soldi, di fama, di controllo, di efficienza etc.. Grazie alla tecnologia sempre più pervasiva oggigiorno si ha modo di diventare dipendenti da molte più cose rispetto al passato: dai dati di borsa, dalle statistiche sui social, dal gambling, al porno online, etc. Lo smartphone sta cambiando radicalmente le nostre vite, è uno strumento che aumenterà le dipendenze di massa.
Rimanendo nell’ambito delle sostanze posso dire con tranquillità che buona parte degli italiani si fanno di qualcosa. L’alcool, che fa 43 mila morti all’anno, è la droga più diffusa. Le sigarette che di morti ne fanno 93 mila, seguono. Il consumo di psicofarmaci è in costante aumento, sarà drammatico vedere quale sarà l’effetto della pandemia di covid-19 e delle restrizioni sul consumo. Molti sono venduti con ricette non valide o senza ricetta. Tutte le altre sostanze (insieme non causano in realtà che una piccolissima frazione di danno rispetto all’abuso di alcool, fumo e psicofarmaci. Questo è il dato di partenza del libro.

SSIT: Dalle storie che hai raccolto, caro Pablito El Drito, che idea ti sei fatto dello spaccio di cannabis e derivati nell’Italia del proibizionismo?

P: L’hascish è stata la prima sostanza mossa dai battitori liberi. Dal Marocco, dall’India, dal Libano o dall’ Afganistan 50 o 60 anni fa tornavano ragazzi con discrete quantità di polline o resina. Era gente che non lo faceva con una mentalità criminale, per loro era uno stile di vita. Erano viaggiatori, sognatori, hippie, piccoli trafficanti. Negli anni 80 i controlli si sono fatti più efficienti e le leggi sul traffico si sono inasprite, fino ad arrivare addirittura alla punizione del consumatore (in Italia con Craxi). In quel momento le mafie si sono interessate al fumo, importando qualità ben peggiori e su scala industriale. Hanno imposto il loro prodotto creando un mercato basato su un prodotto scadente venduto caro, in regime di monopolio di fatto. Posso però dire che per fortuna c’è sempre stato qualcuno che ha fatto le cose diversamente. Che ha seguito traiettorie altre. Di questo parla il libro.

SSIT: Che tipi sono quelli che hai intervistato? Che storie hanno? Sono persone di tutti i giorni o hanno un percorso particolare che li ha portati a svolgere l’attività di traffico?

P: Sono persone di vario tipo, con storie molto diverse tra loro. Posso dire quello che hanno in comune: sono persone libere mentalmente, dei cercatori, degli sperimentatori. Sono spesso persone molto istruite, nonostante la maggior parte di loro non abbia ottenuto certe competenze grazie allo studio, ma grazie a esperienze diverse (viaggi, autoformazione, hacking, sperimentazione).

SSIT: Quali sono le dinamiche che regolano questo segmento economico dell’offerta?

P: Il battitore libero non agisce con le logiche da soldato tipico delle mafie, ma come un guerrigliero, un pirata, un irregolare. Si muove confrontandosi/scontrandosi con un territorio che è ostile, perché dominato da forze ben più potenti: crimine organizzato e polizie, che spesso si annusano e si parlano.

SSIT: E questo relazione crimine organizzato- polizie cosa può comportare?

P: Se cresci troppo e non sei del loro giro ti fai male, perché loro hanno più mezzi e soldi di te e della tua cricca. Quindi devi camuffarti bene, muoverti veloce e spesso, a volte scomparire.

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Diversamente pusher il libro di Pablito el Drito

SSIT: Nel tuo libro parli di battitori liberi. Che accezione assume questa definizione, cosa comprende e cosa esclude?

P: I battitori liberi sono una percentuale molto bassa dei dealer. Parliamo di persone che non comprano dalla mafia. Quindi che o producono da soli, o comprano direttamente da chi produce, o rubano e rivendono. Per cui che non trattano cocaina e eroina, che sono monopolizzate dalle narcomafie. Queste due sono le sostanze che fanno fare i “veri” soldi nel mercato della droga. E che causano più danni, anche perché trasformano i paesi produttori o esportatori (Messico per la cocaina e meth, Afganistan per oppio-eroina) in narcostati sotto il controllo di cartelli criminali internazionali.

SSIT: Caro Pablito El Drito, perché, secondo te, è importante ascoltare le voci di questi battitori liberi?

P: Perché loro conoscono meglio di chiunque altro l’effetto delle sostanze. Infatti producono o contrabbandano cose che usano anche su se stessi. E raccontano storie in maniera schietta, senza filtri o fronzoli. Le narrazioni mainstream inoltre contengono spesso menzogne belle e buone. Un esempio su tutti: in “Breaking bad” sembra che la meth, che è un’anfetamina, dia allucinazioni. Niente di più falso. In più i battitori liberi sono persone in qualche modo con dei valori diversi. Invece nelle narrazioni mainstream ce la menano con l’epica di alcuni spietati imprenditori della droga (vedi Escobar o el Chapo), che francamente ha rotto le palle.

SSIT: Pablito El Drito, dalle storie che hai raccolto emerge un senso di deontologia/etica del pusher. Ci puoi parlare di questa dimensione?

P: Ognuno ha una sua etica, non voglio e non posso generalizzare. La cosa che mi sembra notevole è che abbiano tutti ben capito la domanda, cosa non scontata, e che abbiano cercato di dare una risposta sensata.

SSIT: Il lavoro di pusher sviluppa in tanti adolescenti le attitudini commerciali che poi adopereranno nella legalità da adulti. Che opinione hai di questa palestra alla vita vissuta nell’illegalità in un momento così importante come l’adolescenza?

P: Il pusher canonico è uno che sfida le regole fino ad un certo punto, visto che accetta quelle dei sistemi criminali. La maggioranza dei dealer infatti entra nel circuito della criminalità organizzata, che lavora con logiche simili a quelle di una corporation. La mentalità è la stessa: profitto a tutti i costi e conquista di fette di mercato. Sono le stesse “regole” del capitalismo globale: egoismo, competizione, sopraffazione, sfruttamento, dominio, profitto. Il battitore libero ha spesso altre motivazioni, non solo il trovare un lavoro più o meno redditizio, che dà o promette di dare prestigio. “Da grande” spesso rimane uno sperimentatore, un ricercatore curioso. Uno insomma che si gioca le carte in maniera diversa e originale nella sfida della vita. Da adulto o nella maturità questo tipo di soggetto non si integra facilmente nella società “normale”. Insomma, di solito non finisce a fare il manager…

SSIT: Che reazione avrebbero i tuoi intervistati di fronte alla legalizzazione della merce che distribuiscono?

P: Probabilmente la maggior parte di loro preferirebbe una liberalizzazione più che una legalizzazione. La maggior parte di loro infatti è di area libertaria.

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