"Martiri di Canapa". 2 novembre a Torino l'evento a cura di Associazione Tara

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Domani 2 novembre l'Associazione di Promozione Sociale Tara organizza l'evento Martiri di Canapa, in memoria di tutti i pazienti che hanno lottato e sofferto per l'accesso alla cannabis terapia. Abbiamo intervistato uno degli organizzatori, il Dott. Simone Fagherazzi.

Domani 2 novembre a Torino la rassegna Martiri di Canapa in memoria di tutti i pazienti che hanno lottato e sofferto per l’accesso alle terapie mediche basate sulla cannabis e i derivati.
È previsto un programma ricco di illustri ospiti del mondo cannabico che illustreranno e argomenteranno tutti gli aspetti inerenti la cannabis dal punto di vista terapeutico.
Abbiamo intervistato uno degli esponenti di punta dell’associazione Tara il Dott. Simone Fagherazzi
Di cosa si occupa l’Associazione di Promozione Sociale Tara?
L‘Associazione Tara è nata un paio di anni fa ma, avendo io stesso vissuto in Nepal, è ritornata maggiormente attiva negli ultimi mesi, con tanto di ambulatorio regolare settimanale, a seguito del mio ritorno in Italia. Il nostro obiettivo prioritario rappresenta la facilitazione per l’accesso alle terapie basate sui cannabinoidi.

Quali progressi e regressi ha potuto riscontrare negli anni recenti in merito alla cannabis come terapia in Italia?
Qualche piccolo progresso è stato fatto in merito ai quantitativi utilizzati dal sistema sanitario, visto che dai 300 kg di qualche anno fa siamo arrivati adesso a circa 800 kg (cifre riferite a quanto prodotto e importato, ndr).  Tuttavia la situazione rimane piuttosto stazionaria, poiché, nonostante le pressioni dei pazienti per un aumento della produzione e un miglioramento dell’accesso alle cure, il legislatore vorrebbe vedere più studi scientifici in merito rispetto a quelli che sono disponibili. Dal punto di vista della clinica abbiamo ancora molto lavoro da fare, visto che tante persone continuano a stare male e aumenta quotidianamente il fabbisogno.

Cosa tratterete nell’evento Martiri di Canapa che si terrà domani?
Si inizierà con una parte di etnomedicina curata dalla Dott.ssa Tania Re, poi provvederemo a spiegare le attività e i servizi della nostra associazione Tara, poi il guru Franco Casalone tratterà la tematica dell’estrazione dell’olio. Nel pomeriggio ci sarà un confronto tra pazienti con la presenza di alcune realtà associative per cercare di portare avanti un progetto comune di raccolta dati clinici per sviluppare una ricerca sempre più chiara in merito alla cannabis come terapia. Il nostro incontro di domani sarà dedicato alla memoria di Alberto Sciolari, il quale è stato uno dei primi pazienti lottatori per il diritto alla cannabis come terapia ed è deceduto in Nepal due anni fa. Ho avuto modo di portarlo come Medico fino all’ultimo suo giorno, perciò ci teniamo particolarmente a portare avanti la battaglia di Alberto secondo la sua ottica, che è corrispondente alla nostra.

Vista la sua esperienza in Nepal, quali parallelismi farebbe con la realtà italiana e occidentale in merito alla cannabis?
Dal punto di vista legislativo in Nepal, così come in altre parti del grande continente asiatico, non vi è una legislazione in merito. In Nepal vi è la possibilità di prescrizione della stessa ma non esiste la medesima metodologia che utilizziamo in Italia e in occidente. Posso dire che è molto più utilizzato dal punto di vista spirituale e religioso, con la natura che è difficile da fermare e la cannabis come pianta infestante che cresce ovunque, è più facile un approccio flessibile e culturale in merito rispetto all’occidente.
Vista la situazione della cannabis medica in Italia, qual è il suo appello per i suoi colleghi che continuano a mantenere un atteggiamento restio verso la cannabis terapia?
Il mio primo appello verte su approfondimenti in merito alla questione di conoscere la materia dal punto di vista della letteratura scientifica, visto che PubMed è pieno di studi in merito da anni. In seconda istanza sarebbe necessario che i colleghi provvedano ad avere una maggiore flessibilità mentale sulla materia, ascoltando i pazienti che la utilizzano da tanto tempo, invece che trattarli da drogati. 
Per concludere, quale appello desidera rivolgere alle istituzioni in merito?
E’ necessario che le istituzioni allentino la propria presa su certi loro dogmi in merito alla cannabis, comprendendo che gli utilizzi non devono essere per forza differenziati, reprimendone alcuni e stimolandone leggermente altri. Spesso e volentieri certi consumatori ludici, inconsapevolmente, con il loro utilizzo stimolano effetti terapeutici per il proprio corpo con l’utilizzo di cannabis senza prescrizione, perciò le istituzioni dovrebbero riconsiderare certi metodi repressivi attualmente in auge.
L’evento Martiri di Canapa si terrà domani a Torino presso la Casa di Quartiere di San Salvario in Via Morgari, 14.
Per informazioni: info@associazionetara.org
 

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