Investire in Cannabis è la scelta vincente?

Marco Ribechi
19 Aug 2022

Il mercato della Cannabis è in costante crescita ed espansione grazie al trend che in diversi stati sta spingendo verso la legalizzazione. Si tratta però di un mercato ancora instabile e a forte rischio a causa delle resistenze politiche che intervengono ad ostacolarlo. Vediamo i pro e i contro di un investimento in questo settore


Secondo uno studio di ArcView il mondo della Cannabis nel 2020 ha generato un fatturato di 22 miliardi di dollari e crescerà fino ai 630 miliardi entro il 2040. Altre analisi più caute, come quella di Bloomberg, prevedono di raggiungere i 91,5 miliardi entro il 2028 con un tasso di crescita annuo del 26 per cento. Comunque la si veda il mercato della pianta è destinato ad espandersi ancora a lungo e per questo molti investitori stanno guardando alle aziende di Cannabis come una possibile opportunità.

Parlare di mercato della Cannabis non vuol dire parlare solo della marijuana da fumare ma anche di Cbd e di tutti i prodotti correlati che in continuazione appaiono quotidianamente negli shop di cui costituiscono la parte più redditizia del business. In particolare il Cbd può essere sintetizzato anche in oli, cosmetici e prodotti commestibili dalle proprietà antinfiammatorie, rilassanti e antiossidanti.

Al giorno d’oggi esistono moltissimi brand legati al mondo della Cannabis ma è impossibile dire quali falliranno e quali riusciranno a scalare i mercati. Le tipologie di aziende sono in fin dei conti solamente tre: aziende con un business verticale ovvero quelle che coltivano e distribuiscono i prodotti, aziende di biotecnologie interessate soprattutto all’uso farmaceutico e medico, e infine aziende che producono componenti accessori sia servizi sia prodotti utilizzati nell’industria della cannabis. 

Inoltre, quando si parla di Cannabis sia light che con Thc, non bisogna dimenticare che se gli stati decidessero di puntare davvero sulla Cannabis come medicina è prevedibile un grande aumento di ricette e prescrizioni mediche con un allargamento anche delle ricerche scientifiche e delle loro applicazioni. 

Tuttavia, al momento, le coltivazioni e le vendite di canapa con THC superiore allo 0,6% sono presenti solo in pochi Stati nel mondo. Movimenti di attivisti e antiproibizionisti stanno facendo pressione sui governi di molti paesi per arrivare finalmente ad una svolta, come dimostra anche il Referendum bocciato in Italia che in pochissimi giorni aveva raggiunto oltre 600mila firme.

 

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Si tratta dunque di un mercato che segue una forte espansione legata tuttavia ad un alto livello di instabilità. Per questo, qualsiasi investimento nel settore, può essere costretto a fronteggiare un rischio politico e legale da tenere in assoluta considerazione. L’industria infatti dipende molto dagli sviluppi governativi e dalle decisioni politiche prese in ogni Stato per cui è necessaria anche una continuità politica interna al fine di espletare tutto l’iter che potrebbe portare a delle depenalizzazioni o alle legalizzazioni. Ad esempio negli Stati Uniti uno dei temi caldi è la possibilità da parte delle banche di finanziare e sostenere le industrie di Cannabis. Al momento questo scenario è vietato poiché la legalizzazione è stata operata solo a livello statale e non federale, per cui si crea l’assurda situazione che per le leggi antiriciclaggio le industrie della Cannabis non possono depositare i loro averi in banca, esponendosi a rischio furto. 

Un altro aspetto da tenere in considerazione è il comportamento dei consumatori nei confronti del prodotto. Principalmente la cannabis viene consumata attraverso il fumo, ma vengono venduti anche fiori, oli e tinture a base di marijuana, prodotti edibili, bevande e infine pastiglie, destinate all’uso medico. Il consumo e la vendita del segmento edibile riguardante la cannabis sta registrando una forte crescita, posizionandosi al secondo posto nella classifica dei gusti dei consumatori. 

La legalizzazione della Cannabis, qualora avvenisse in toto, potrebbe creare un mercato simile a quello del tabacco anche se ci sono forti dubbi sulla fidelizzazione del cliente ad un determinato marchio. Mentre il tabacco infatti, a causa della forte dipendenza che crea, lega il fumatore a uno specifico brand di prodotti, il consumatore di marijuana viene visto come più volatile, disposto a sperimentare differenti tipologie da consumare a titolo ricreativo. Questo aspetto è dunque problematico per chi decide di investire in Cannabis. Inoltre ancora non è possibile sapere se il prodotto Cannabis potrà essere consumato socialmente in compagnia, come avviene per l’alcol e per cui il marchio, spesso, assume un valore secondario. Diversamente tutto il settore degli edibles si presenta con un più alto tasso di fidelizzazione a causa del gusto e quindi del desiderio di ottenere la stessa identica esperienza. 

In conclusione, anche se c’è accordo generale nel vedere una crescita esponenziale nel mercato della Cannabis, resta il problema di individuare dei soggetti in grado di orientarsi nel burrascoso mare legislativo attuale, aziende capaci di orientare i mercati e le scelte dei consumatori. 

 

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Marco Ribechi