Quando serve una luce

Quando serve una luce
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Da qualche parte bisogna pur iniziare

 
L’approccio alla coltivazione indoor deve partire dalla scelta della corretta sorgente di illuminazione, in altre parole la lampada deve essere correttamente dimensionata allo spazio da illuminare. Lo spazio dove si intende coltivare dovrà essere efficientemente illuminato per permettere alle piante di svolgere la fotosintesi clorofilliana in maniera ottimale. La fotosintesi clorofilliana è un’importante processo chimico che permette alle piante di creare il proprio nutrimento a partire dall’acqua, dall’anidride carbonica e dalla luce. I prodotti della fotosintesi sono lo zucchero, glucosio per la precisione, e dell’ossigeno gassoso e si formano nei cloroplasti, organuli presenti nelle cellule vegetali verdi sede della fotosintesi clorofilliana. Ogni cellula vegetale che contiene cloroplasti è quindi in grado di contribuire alla fotosintesi clorofilliana.
Prima di parlare di potenza impiegata andiamo a vedere quali tecnologie sono utilizzate dai coltivatori moderni. Premesso che tutto iniziò indoor con dei neon e premesso anche che le piante assorbono tutto lo spettro del visibile ad eccezione del verde, introduciamo la regina delle lampade per coltivare in casa: la HPS. HPS è acronimo di alta pressione di sodio in inglese ed indica quella tipologia di lampadine dal tipico bagliore giallo arancio e che necessitano di un alimentatore per funzionare. Se cablate direttamente alla spina di casa non funzionano, a meno di non collegarle al loro alimentatore che deve essere di pari potenza rispetto al bulbo. In commercio esistono anche degli alimentatori a diversa potenza, regolabili tramite un selettore. La potenza di bulbi maggiormente diffusa è quella da 600 Watt ma non scordiamoci delle loro sorelle minori da 250 e 400 Watt rispettivamente e della variante “grande” da 1000 Watt. Le lampade HPS sono le più diffuse ancora oggi per la fase di fioritura.
Molti grower hanno da tempo adottato le luci MH cioè a ioduri metallici per la fase vegetativa. Sono luci identiche alle HPS ma cambia il materiale contenuto all’interno e di conseguenza presentano una luce diversa, un bianco molto freddo. Ultimamente, per rimanere in tema, sono state sviluppate delle luci chiamate CMH. Si tratta di lampade molto simili alle precedenti ma in grado di fornire una luce dallo spettro maggiore e quindi sembrano essere adatte alla fase di crescita quanto alla fase di fioritura. Pochi anni fa, pochi si fa per dire perché ormai sono 15, si affacciarono sul mercato le lampade a risparmio energetico. Si trattò di bulbi molto potenti rispetto alle lampadine a cui pensiamo quando diciamo a risparmio energetico. Le loro potenze vanno fino ai 300 Watt e garantiscono buone rese con minor calore sviluppato.
Quando serve una luce
Sull’onda dell’abbattimento del calore qualcuno pensò di utilizzare i led, tecnologia che diverrà fondamentale in un futuro non troppo lontano ma alla quale purtroppo non possiamo ancora affidarci. Gli sviluppi tecnologici sapranno portarci led ad alta penetrazione e con un grande angolo che finora sono state le principali lacune. La tecnologia a led sviluppa poco calore ma ahimè ha un altissimo costo iniziale. I bulbi ad HPS e MH andrebbero cambiati ad ogni ciclo anche se hanno una vita stimata di migliaia di ore. Un coltivatore dovrebbe mirare alla massima efficienza e non risparmiare sui bulbi.
Una volta scelta la luce non resta che adeguare la potenza all’area da illuminare. Se l’armadio da coltivazione misura 80 per 80 centimetri sarà opportuno non eccedere oltre i 400 Watt di potenza. Nel caso si può anche pensare di utilizzare una 250 Watt MH per la vegetativa e una 400 HPS per la fioritura. Se invece ci si può spingere sino a 150 centimetri di lato allora una 600 Watt andrà bene. Oltre i 150 centimetri e fino ai due metri, con un buon riflettore, si può utilizzare una lampada da 1000 Watt. Ciò che è importante è mantenerla a distanza adeguata dalle piante. Sempre meglio troppo distante che troppo vicino o i danni potrebbero essere irreparabili. Inoltre sempre bisogna stare attenti alla pubblicità: quando dicono che una luce consuma 300 Watt e rende come una 600 bisogna porsi delle domande. Non sempre ciò che dicono è totalmente vero. Ho un amico che ha comprato una piastra a led da un metro quadro che consuma 400 Watt e gli hanno detto che rende come una 600 Watt HPS: il test di coltivazione ha invece dimostrato come renda benissimo ma non come una 600 Watt HPS bensì come una 400 HPS!
Spero di aver aiutato chi si avvicina al mondo del growing facendo chiarezza sulle tecnologie principalmente utilizzate dai growers come sorgente di luce utile per la fotosintesi clorofilliana.
Buone fioriture a tutti!
di CBG

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