Cannabis nel web: la censura dei social

Soft Secrets
04 Nov 2022

Al giorno d’oggi è possibile trovare moltissimi contenuti sulla Cannabis semplicemente scorrendo i social media. Si trovano centinaia di foto su Instagram con persone che mostrano le loro coltivazioni e cime straordinariamente grandi e belle. Sebbene possa essere più semplice per i singoli utenti condividere tali contenuti sui propri feed personali, i marchi e le aziende di cannabis devono invece affrontare molti ostacoli quando si tratta di promuovere i propri contenuti, prodotti o servizi. La censura dei social media e la mancanza di normative pubblicitarie coerenti continuano a affliggere il settore dell’erba dove si incontrano barriere praticamente ovunque, da Facebook a Instagram, Twitter o TikTok


Social media non sempre significano libertà. A livello di consumo ricreativo e personale si può facilmente pubblicare una storia in cui si fuma un grosso cannone ed è quasi impossibile che gli algoritmi la rimuovano dalla rete. Questo tipo di comportamento "irresponsabile" però potrebbe causare dei problemi se ci si trova in un paese in cui la legge non sostiene la Cannabis. Ad esempio ogni contenuto potrebbe essere utilizzato come prova di accusa dalle forze dell'ordine locali.

Tuttavia, la questione di cosa è accettabile e cosa non deve essere pubblicato e condiviso sulle piattaforme social diventa più complicata per coloro che gestiscono un'attività di cannabis. Nonostante sia un periodo di boom per l'industria della cannabis e sempre più marchi sono entrati nel mercato, tuttavia non possono fare affidamento sui social media per promuovere la propria attività, educare il pubblico all'uso di vari prodotti a base di cannabis o sostenere la legalizzazione e la giustizia sociale. Indipendentemente da ciò che fanno, tutti devono affrontare le rigide linee guida della comunità dei social media per i contenuti e le normative governative relative alla promozione della marijuana. Ciò rende difficile per molti marchi costruire una presenza coerente su Facebook, Instagram, Twitter o altri canali. 

Ciò che le principali piattaforme di social media sicuramente non consentono alle entità aziendali di cannabis è acquistare annunci a pagamento e posizionamento di contenuti. I contenuti commerciali possono essere interpretati come pubblicità e possono essere segnalati da chiunque, inclusi utenti, autorità di regolamentazione e concorrenti. Con pochi clic, chiunque può segnalare un post o un profilo alla piattaforma per violazioni della community, che poi può comportare la rimozione del contenuto o addirittura la sospensione della pagina o del profilo dell'azienda da quella stessa piattaforma. Su Facebook, gli annunci non devono promuovere la vendita o l'uso di sostanze illegali, soggette a prescrizione o ricreative. Le aziende di cannabis non possono pubblicare annunci pubblicitari nemmeno negli stati legali a causa delle restrizioni federali sulla marijuana. Il mancato rispetto delle linee guida pubblicitarie di Facebook può comportare la chiusura delle inserzioni e l'eliminazione definitiva dell’account. Instagram imita le stesse politiche della sua società madre Facebook. Le linee guida della community richiedono che vengano condivisi solo contenuti originali e questi non possono pubblicizzare direttamente la marijuana, indipendentemente dallo stato o paese. 

I contenuti educativi sono un pò più sicuri per i marchi di cannabis ma anche qui non c'è alcuna garanzia di cosa possa succedere alla fine. Si può faticare molto per raggiungere un discreto numero di follower e far crescere una pagina con il pericolo che poi essa venga definitivamente rimossa. Secondo alcuni esperti di social media, escludere gli hashtag relativi alla cannabis sui post, non utilizzare caratteri come il dollaro e non promuovere il consumo di cannabis potrebbe aiutare a preservare account e pagine aziendali. 

Ci sono stati alcuni anni in cui i contenuti sulla cannabis avevano accesso a Facebook con un notevole grado di libertà. Qualcosa che andava di pari passo con le normative in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti. Ma tra il 2015 e il 2017 c'è stato un cambiamento negli algoritmi su Facebook che, tra le varie conseguenze, ha sottilmente censurato le Fan Page della cannabis. Ad oggi è difficile raggiungerle a meno che non si abbia il link diretto: molte volte associazioni per la difesa dell'uso della cannabis o comunità virtuali che mostrano i benefici terapeutici della pianta, sono molto difficili da trovare. 

Mentre le industrie più svariate, compresi quelli di cibi dannosi per la salute, pubblicizzano tutto ciò che vogliono, l'industria della cannabis non può. Tre anni fa è trapelata una presentazione di una riunione interna di Facebook sulla possibilità di pubblicare annunci e consentire contenuti e avvisi, soprattutto in quei paesi con un qualche tipo di cannabis legale, ma non sono stati compiuti progressi. Instagram ha anche una storia abbastanza lunga di reclami da parte dei creatori di contenuti. E anche YouTube. Altre volte i troll, o anche la concorrenza, hanno segnalato account che vengono chiusi ingiustamente e poi molto difficili da riaprire.

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