Museo itinerante della canapa: Donato Farro porta in giro l’eredità dei suoi genitori

Maria Novella De Luca
02 Jul 2024

Quello della canapa, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è un vero dono che da sempre mette in contatto l’uomo con la natura


Un dono che accompagna la storia dell’uomo da millenni, con i suoi infiniti utilizzi e la straordinaria ecosostenibilità, migliorandone da sempre la vita. E il Museo itinerante della canapa di Donato Farro ne è un importantissimo esempio, un gioiello che racconta il rapporto radicato di questa pianta con il nostro Paese.

Un’occasione per mettere in luce l’antica tradizione della lavorazione della canapa che c’era in Italia e un modo di ripensare questa pianta come mezzo che potrebbe realmente migliorare la qualità della nostra vita se solo riuscissimo a recuperarne tutta la bellezza e l’importanza della lavorazione.

D’altronde la cultura della canapa per usi tessili ha una lunga tradizione nel nostro Paese dove veniva usata, fin dall'antichità, per tessuti resistenti e cordame. All'inizio del '900, infatti, in Italia si coltivavano con canapa circa 90.000 ettari su un totale di 400.000 ettari coltivati in Europa. La sua storia fu legata anche all'espandersi delle Repubbliche marinare, che la utilizzavano per corde e vele delle proprie flotte di guerra.

Quindi quello di Donato Farro, settantenne originario di Marcianise, in provincia di Caserta, è un meticoloso e importante lavoro di recupero, valorizzazione e diffusione di una tradizione che ci riguarda tutti, fondamentale per comprendere quale importanza avesse per i nostri nonni e per l’economia del Paese, la lavorazione di questa pianta.

Donato ha ereditato dai suoi genitori il mestiere: ne parla fiero ed emozionato mentre tocca e descrive i tessuti che ci mostra a Indica Sativa Trade 2024 dove l’abbiamo incontrato.

Nel suo museo nato all’inizio degli anni Duemila, che porta in giro in tutta Italia e in Europa, oltre alle bellissime foto d’epoca che mostrano il processo agricolo, dalla semina alla raccolta, sono esposti anche gli attrezzi che servivano per l’intero ciclo di produzione dei tessuti. La ‘maciulla’ ad esempio, dove veniva battuta la canapa per saparare la fibra dal “cannupolo” utile, tra le altre cose, per la produzione della carta e dei fiammiferi. E poi ancora l’arcolaio che trasformava la fibra in filo di canapa che poi veniva tessuto con il telaio da cui si ricavavano un’infinità di tessuti.

“Ci sono un’infinità di usi possibili” spiega mentre ci mostra giacconi doppi e giacche più fine, tovaglie, tovaglie da bagno, lenzuola, tende, borse ma anche camice.

La canapa è versatile e aveva i suoi benefici perché si poteva mischiare con il lino, per renderla più elegante, con la lana che la rende più morbida e con la seta su cui tutta l’orlatura era realizzata con la canapa, rendendola splendente.

“Questa seta era la bellezza del Regno delle due Sicilie” ci racconta mentre tra le mani accarezza dei tessuti in seta e canapa di San Leucio, colonia nata nel 1776 dove il Re aveva deciso di avviare la manifattura serica. “I sovrani del Regno di Napoli producevano questa seta e la esportavano a tutti i regnanti d’Europa che si “accaparravano” il prodotto anche anni addietro perché la produzione non bastava a soddisfare le richieste che venivano dall’Austria, dall’Inghilterra, dalla Spagna, dalla Francia”.

Tutto ciò che vediamo intorno a Donato Farro è appartenuto ai suoi antenati, lui l’ha recuperato aggiungendo anche nuovi modelli di capi più moderni perché ci spiega che anche i giovani iniziano ad apprezzare questo tessuto.

La fibra di canapa è fresca di estate e calda di inverno, è antiallergica, ha i suoi benefici, per cui la gioventù la sta apprezzando e ne vanno alla ricerca”

Museo itinerante della canapa: Donato Farro porta in giro l’eredità dei suoi genitori
Telaio del Museo della Canapa di Donato Farro. Foto Maria Novella De Luca

Speriamo che la politica si renda conto dei benefici della canapa” ci dice prima di salutarci Donato, “perché fino ad oggi né i politici né gli oppositori hanno fatto qualcosa come hanno fatto in tutta Europa”.

Sarebbe bello che l’appello di Donato Farro e tutti i suoi racconti raggiungessero davvero i nostri politici perché il suo preziosissimo lavoro non fa altro che raccontare un’Italia produttiva e prosperosa confermando, ancora una volta, che il corretto utilizzo della canapa, potrebbe rappresentare un passo avanti in numerosi settori, come quello tessile.

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Museo della Canapa di Donato Farro. Foto Maria Novella De Luca
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Maria Novella De Luca