Cannabis e disordine da stress post traumatico (PTSD)

Fabrizio Dentini
31 May 2023

La Dott.ssa Tania Re ha davvero un curriculum impressionante e lo abbiamo dovuto sfoltire per motivi di spazio. Laureata in Psicologia Clinica e specializzata in Psicoterapia della Gestalt ed in Antropologia della Salute ed Etnomedicina, è tra i fondatori delle Cattedre Unesco "Salute, Antropologia, Biosfera e sistemi di cura" presso l'Università di Genova e di "Plantae medicinales mediterraneae - Plants for Health in the Mediterranean Tradition" presso l'Università di Salerno. Collaboratrice del Centro regionale Toscana per la Fitoterapia, insegna Etnomedicina e Antropologia medica ed oggi ci racconterà la sua esperienza di terapeuta nel trattamento del Disordine da Stress Post Traumatico con cannabis.


SSIT: Intanto come descriverebbe il Disordine da Stress Post Traumatico?

Si tratta di un disturbo correlato a trauma e stress. In passato definito nevrosi da guerra, perché spesso osservato nei soldati impegnati in battaglia, è un disturbo che, in genere, manifesta i suoi sintomi a seguito di un evento particolarmente traumatico che interrompe il flusso naturale della vita di un soggetto. Chi soffre di questo disturbo, oltre a soffrire d'ansia, irritabilità, insonnia, scarsa concentrazione e isolamento emotivo, presenta ricordi emotivamente molto intensi e immagini disturbanti dell'evento traumatico. Questi soggetti possono mostrarsi particolarmente arrabbiati ed irritabili, fino ad avere comportamenti violenti e distruttivi. I pazienti possono mostrare uno stato costante di ansia, problemi del sonno e alterazioni dell’attenzione e memoria.

 

SSIT: È possibile stimare quante persone soffrano di questo problema in Italia?

Secondo uno studio condotto nel 2014 dall'Oms in Europa con la collaborazione l'European Study of the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD), risulta che il 56,1% della popolazione italiana è stata esposta ad almeno un evento traumatico con un rischio di sviluppare PTSD che va dallo 0,8% per la violenza sessuale al 12,2% per eventi legati alla guerra.

 

SSIT: Che ruolo svolge la cannabis nel mitigare i sintomi di tale disordine?

La convinzione che la cannabis possa essere usata per trattare il PTSD si basa principalmente su prove aneddotiche. Uno studio recente [Ndr. "Short and Long-Term Effects of Cannabis on Symptoms of Post-Traumatic Stress Disorder" (2020)], ha confrontato i consumatori di cannabis con soggetti che non ne fanno uso ed ha rilevato che i primi hanno riportato miglioramenti maggiori dei sintomi nell’arco di un anno. Studi preliminari suggeriscono che il CBD per via orale potrebbe ridurre l'ansia in persone con e senza ansia clinica.

Questo lavoro ha portato allo sviluppo e sperimentazione di trattamenti a base di CBD per individui con ansia sociale e PTSD. La ricerca ha dimostrato che il nostro sistema endocannabinoide svolge un ruolo significativo nel PTSD. Le persone che ne soffrono hanno una maggiore disponibilità di recettori per i cannabinoidi di tipo 1 (CB1) rispetto ai soggetti esposti al trauma o a soggetti sani. Di conseguenza, il consumo di cannabis da parte di individui con PTSD potrebbe ridurre a breve termine i sintomi. Tuttavia, i dati suggeriscono che l'uso continuato di cannabis tra questi soggetti può portare allo sviluppo di tolleranza alla cannabis (attraverso la riduzione della densità e/o efficienza dei recettori CB1) ed alla dipendenza.

SSIT: Può raccontarci qualche caso clinico concreto?

La relazione di Mirko con la cannabis inizia quando ha 17 anni. A quell’età, Mirko, ne diventa consumatore in seguito ad un raro tumore desmoide al braccio destro, diagnosticato due anni prima. Prima intervento chirurgico per eliminare la massa tumorale, poi una recidiva che estende il cancro al pollice della mano destra; ulteriore rimozione chirurgica e ulteriore recidiva. Due anni di riabilitazione ed eccolo approdare a 34 cicli di chemioterapia. Alla trentesima infusione si rifiuta di proseguire a causa degli effetti collaterali e degli scarsi risultati, perché la massa continua a crescere. Passa così ad un chemioterapico sperimentale in compresse. Il trattamento sarebbe dovuto proseguire per almeno due anni, ma lo interrompe dopo soli quattro mesi, a causa degli effetti collaterali pesanti come l'intenso dolore neuropatico alle gambe ed una profonda depressione che scompare quando smette di assumere il farmaco.

Durante uno dei controlli di routine, il chirurgo spiega che ormai non si pratica più l'asportazione della massa tumorale, ma si interviene con i FANS. Mirko inizia un periodo di letture e ricerche nei campi più disparati, scoprendo la letteratura scientifica sui cannabinoidi come potentissimi antinfiammatori. Sopravvissuto ad anestesie totali, chemioterapie, chirurgie e dosi massicce di oppioidi, decide di provarli.

SSIT: Cosa succede?

Mirko ricorda vividamente ciò che accadde: inizia letteralmente a vedersi dall'alto, come se la sua coscienza si fosse proiettata fuori dal corpo. Questa visione "dall'alto" si alterna inizialmente a quella propria degli occhi. Secondo le sue parole egli riusciva a percepire, in maniera distinta, la calma della coscienza e contemporaneamente l'ansia e la paura del corpo. Dopo aver riflettuto su tale esperienza, cambia totalmente stile di vita: si avvicina al vegetarianesimo, inizia a praticare attività fisica e a meditare. Torna ad avere un sonno ristoratore. Il dolore neuropatico derivante dall'intervento chirurgico e dalla presenza della massa tumorale scompare. Abbandona antinfiammatori e antidolorifici. Oggi, a cinque anni dalla prima assunzione di cannabis e dall'abbandono delle terapie farmacologiche, è completamente asintomatico e la massa tumorale in continua riduzione.

Questo articolo è tratto dal n.2 del Magazine di Soft Secrets 

 

 

 

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Fabrizio Dentini