Diritto alla cannabis terapeutica? Forse con denuncia in Tribunale.

Diritto alla cannabis terapeutica, necessaria la denuncia in Procura per riuscire a curarsi? Dall’Abruzzo, la storia incredibile di Fabrizio Pellegrini.

Sembra tutto molto paradossale, talmente paradossale da apparire un brutto sogno.

Purtroppo per Fabrizio Pellegrini, musicista abruzzese che soffre di fibromialgia e che mitiga la sua condizione sanitaria grazie agli effetti benefici della cannabis, questo brutto sogno si è cronicizzato, diventando l’orizzonte entro il quale si batte da oltre un ventennio.

Fabrizio Pellegrini ha sempre rivendicato il proprio diritto alla cannabis terapeutica, tramite prescrizione medica, tramite importazione dall’estero, tramite produzione nazionale e soprattutto, considerando la sua condizione d’indigenza economica, tramite un fondamentale rimborso del farmaco. Le difficoltà vissute nel corso degli anni lo hanno costretto a compiere una scelta di campo e decidere d’infrangere, ripetutamente, la legge sulla coltivazione degli stupefacenti, preferendo il banditismo botanico, di chi opta per l’autoproduzione di cannabis, alla passività, più che comprensibile, di chi, decide di abbandonare una cura che se sulla carta dovrebbe essere garantita dal 2007, nella realtà, presenta una dinamica d’accesso ancora profondamente difficoltosa.

La storia di Fabrizio Pellegrini è nota al pubblico degli appassionati al mondo della cannabis terapeutica, l’ultimo suo capitolo, però, è costituito da una novità, probabilmente per tutto il panorama nazionale, e cioè che un paziente debba ricorrere a denuncia in Procura contro la propria ASL territoriale, per vedere ottemperato il proprio irrinunciabile diritto alla cura con cannabis terapeutica.

Buongiorno Fabrizio, innanzitutto ci ricordi quale sia il tuo fabbisogno terapeutico di cannabis?

L’ultima prescrizione di cannabis terapeutica del 2017 è di 4 grammi al dì, suddivisa fra uno di Bedrocan, uno di Bedica, uno di Bediol ed uno di Bedrolite. Il mancato trattamento medico, però, ovviamente va a discapito del quadro sanitario complessivo, infatti, se la malattia non viene trattata, la condizione si aggrava e peggiora. Per questa ragione credo che il mio fabbisogno al giorno d’oggi sia anche superiore a quanto prescrittomi l’ultima volta.

Nonostante la legge regionale abruzzese adesso includa la fibromialgia come rimborsabile, in questi cinque anni non hai mai ricevuto cannabis per curarti, vero?

Il problema è che la legge è stata pasticciata, prima non includendo la mia patologia come rimborsabile e poi riferendosi al piano terapeutico previsto redatto dal neurologo dell’ospedale per poter ottenere il rimborso. L’ultima volta, però, che mi sono presentato con l’impegnativa del medico di base per richiedere visita specialistica neurologica, per ottenere cannabis con il rimborso previsto, la prestazione sanitaria non è stata effettuata. Precedentemente, almeno, con la sola richiesta del medico di base potevo importare la cannabis necessaria direttamente dall’Olanda.

Mai ricevuto quindi erogazione attraverso la sanita regionale abruzzese, né a pagamento né rimborsata?

Certamente, altrimenti non sarebbe scattata la denuncia per omissione di atti d’ufficio. Io sono un cittadino che con regolare richiesta si è presentato in ospedale per avere un consulto con uno specialista neurologo, secondo prassi, ed invece questa prestazione sanitaria mi è stata negata. In aggiunta, non solo la visita non è stata effettuata, ma nessuno ha mai risposto alle diffide inoltrate su questo punto dal mio avvocato. L’omissione da parte dell’istituzione è evidente. Ci sono tre diffide da parte di un legale e l’ASL non da nemmeno un cenno, è davvero strano dover arrivare a questi livelli. Ho avuto anche troppo pazienza, francamente.

Come giudichi la tua condizione fisica e psicologica?

Sono provatissimo, infatti la mancata stabilità di cura mi ha fatto insorgere anche una psoriasi scrotale che mi sta davvero devastando ed in aggiunta ci sono ulteriori situazioni giudiziarie connesse a questa storia che non si sono ancora concluse e che gravano sul mio futuro. Si parla di un paio d’anni e qualche mese per alcune micro evasioni durante il periodo degli arresti domiciliari. Mi auguro che le pene ormai definitive vengano ridiscusse in sede di Tribunale di Sorveglianza. Quindi sono preoccupato e mi sento il fiato sul collo di questa feroce pastoia giudiziaria, perché queste situazioni collaterali poi hanno la meglio su quella che poi dovrebbe essere la condizione prevalente di un cittadino malato che, da vent’anni, sta lottando per il proprio benessere.

Al momento quante piante stai coltivando per curarti?

Io coltivo sempre cinque piante e tra qualche settimana saranno pronte. Poi ne ho cinque piccoline in fase germinativa che metterò sul balcone. Il contesto comunque è quello di un’istigazione a delinquere perpetrata dalle istituzioni che mi costringono in quanto paziente a coltivare sempre e comunque in un margine di non offensività pubblica.diritto alla cannabis terapeutica

Questa tua attitudine di “resistenza botanica” mi fa pensare ad un altro paziente abruzzese, Marco Di Paolo, che purtroppo si è spento da qualche giorno. Vuoi spendere qualche parola per ricordarlo?

Ho avuto la fortuna di poterlo sentire telefonicamente e la sfortuna di non esserci mai conosciuti di persona. Sicuramente una cara persona, un attivista degno di questo nome, un ragazzo che ha creduto fermamente in questa terapia e che l’ha adottata anche contravvenendo ad una legge obsoleta. In sintesi ci stringiamo tutti a questa ragione d’essere e cioè quella di pervenire a questa benedetta cura con piena e sincera libertà democratica, riconoscendone l’inoffensività, la non pericolosità e la non letalità. Adesso se ne andato pure Marco, domani chi sarà il prossimo? Stiamo qui a raccontare questa storia dai tempi di Giancarlo Arnao e dopo 30 anni stiamo ancora a dibattere.

Marco, a differenza tua, era riuscito a ottenere la rimborsabilità per la cannabis medica, ma aveva comunque deciso di continuare a coltivarla come segno di disobbedienza, che ne pensi?

Nel caso di Marco il giudice ha obbligato l’ASL ha fornire il farmaco quindi in qualche modo un passo davvero importante.

Speri che la tua denuncia porti allo stesso tipo di decisione da parte del Tribunale?

Non so che sbocchi avrà, ma in qualche modo la denuncia dovrà disciplinare questa situazione perché di sicuro le responsabilità ci sono e verranno a galla.

Per chi volesse approfondire la storia incredibile di Fabrizio Pellegrini ecco i capitoli pubblicati nel 2012 sulla rivista:

Capitolo I

Capitolo II

Capitolo III

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