Sardine sull’onda della legalizzazione della cannabis

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Questo fine settimana il movimento delle Sardine scende in piazza per la legalizzazione della cannabis. Roma, Firenze e Bologna una tre giorni dedicata al “Grower Pride”.

 

Le Sardine di Mattia Santori ci hanno abituato a battaglie politiche trasversali focalizzate per la maggiore sui diritti civili. Proprio in questa prospettiva il movimento delle Sardine, nato nel 2019 a Bologna, torna a schierarsi e questa volta a favore di una pianta: la cannabis. 

Il motivo di questa scelta lo abbiamo chiesto direttamente a Mattia Santori. 

Cosa ha spinto un movimento come quello delle Sardine ad unirsi alla battaglia per la legalizzazione della cannabis portata avanti dall’Associazione Meglio Legale?

Credo che la legalizzazione della cannabis sia uno di quei temi che alcuni partiti maggioritari principali fanno fatica ad affrontare per paura dell’elettorato. Al contrario, noi che abbiamo la fortuna di non avere un elettorato e soprattutto di non avere ambizioni di poltrone o di risultati elettorali ci permettiamo di affrontare temi che spesso il campo progressista lascia un po’ da parte. Fra le Sardine, a livello nazionale, sulla battaglia per la legalizzazione della cannabis si è trovato ampio consenso ed anche nei mesi precedenti ci sono stati diversi incontri fra attivisti militanti di Meglio Legale e di Easy Joint che hanno spiegato un po’ a che punto è la legalizzazione della cannabis e la famosa guerra alle droghe che ci vendono da destra a manca. Abbiamo così deciso che non era più tempo di stare a guardare.

Perché le Sardine credono che con la depenalizzazione della coltivazione di cannabis il nostro sarebbe un paese migliore?

Intanto perché riconosceremmo che esiste una realtà che al momento è dietro le quinte e non viene riconosciuta. Credo che in tantissimi ambiti privare del riconoscimento giuridico in una qualsiasi attività sia sempre un errore. Perché poi non si fa consapevolezza, non si fa regolamento, non si fa normativa, non si pagano le tasse etc. etc. Personalmente poi, sono stato un coltivatore di cannabis per diversi anni e, rispetto ad altri coetanei, il mio rapporto con questo mondo è sempre stato molto più consapevole perché coltivando entri una relazione appunto più cosciente, come per il discorso del cibo. Coltivare cannabis ti fa capire che dietro il consumo c’è una pianta che ha delle esigenze, che ha una sua bellezza, che ha i suoi tempi, i suoi nutrimenti e tutto questo ti porta a non consumare tanto per, ma con un diverso approccio.

Quindi anche lei è un grower, che tipo di coltivatore di cannabis è Mattia Sartori? 

Non sono un grande professionista. All’inizio l’ho fatto semplicemente per gioco perché mia sorella era tornata da Amsterdam con i semi e quindi proprio per pura passione botanica. Era il momento in cui il mio gruppo di amici cominciava a fumare e consumare cannabis ed io mi sono ritrovato che non ero uno dei fumatori più assidui, ma era quello che aveva conquistato il Sacro Graal dell’autoproduzione di cannabis.sardine legalizzazione cannabis

Cosa ricorda di quel periodo di rincorsa al Sacro Graal?

I primi anni sono stati un disastro, un po’ perché non ero esperto, un po’ per non farmi beccare, un po’ perché ero in collina con i cinghiali che arrivavano…ricordo mille peripezie. Come coltivatore sono proprio da outdoor, acqua sole e tanti sorrisi. Piano piano ho cominciato ad avere le mie soddisfazioni, i vostri lettori storceranno il naso, ma io non ho neanche nemmeno mai concimato: le mie erano piante rustiche, pure, acqua e sole e tanto amore, davvero oltre il biologico! Di solito prendevo una decina di semi e ne coltivavo un paio, non auto fiorenti, e facevo tutto il loro ciclo di 5-6 mesi. Normalmente la metà erano più Sative e le altre più Indiche. Non essendo un grande fumatore comunque sceglievo varietà che non producessero tantissimo, perché non vendendola poi non avrei saputo che farmene, a parte pensare agli amici. La primissima pianta che ho coltivato fu un Afghana Indica, mentre la prima Sativa è stata la Mexican Sativa della Sensi Seeds anche molto buona.

Tornando all’iniziativa, cosa avete previsto per questi tre giorni all’insegna del “pollice verde”?

Fondamentalmente saranno tre feste, tre appuntamenti che daranno la possibilità, in chiave molto sardinica, di uscire allo scoperto a tutta una categoria di persone che al contrario, spesso, non ha alcuna opportunità d’incontro in pubblico. Sarà un modo per dire guardate siamo pieni di cannabis (più sputtanati di così si muore) quindi smettiamola di stare nascosti e venite anche voi. Sarà una maniera per incontrarsi fra chi fa parte di questo mondo e poi magari attraverso i volti e la nostra normalità poter attrarre anche chi di questo mondo non fa parte. Sia a Roma, che Firenze, che a Bologna siamo in un posto di passaggio proprio per convincere, coinvolgere e tirare dentro anche chi magari non è mai entrato in contatto con questa strana società di supposti «loschi figuri».

Mentre il resto del mondo da per scontata una transizione verso la normalizzazione della canapa qui da noi resistono ancora pregiudizi per questa pianta e stigma per chi ne fa uso. Quale ruolo spetta alle Sardine nel cammino per la legalizzazione della cannabis?

Noi Sardine siamo un po’ quella parte progressista della politica, quei bravi ragazzi giovani a cui fai fatica a dare torto, allo stesso tempo però non siamo un soggetto politico formale, siamo semplicemente un modo di essere e ci basiamo sul fatto che rivolgiamo un invito e a seconda di quante persone partecipano questo invito prende forza e successo. Tutto ciò che noi facciamo dipende dall’adesione delle persone e di in questo caso significa far uscire i cittadini da un cono d’ombra proibizionista.

Durante la scorsa campagna elettorale per le regionali a Bologna, Salvini si è confermato un bulletto di quartiere con lo scandaloso gesto della citofonata al Pilastro. Se lei dovesse citofonare a Salvini per invitarlo a questa iniziativa cosa gli direbbe?

Gli direi che le battaglie ideologiche che per lui sono fatte solo in virtù di una manciata di voti comportano danni reali, come nel caso della battaglia che ha condotto quando era Ministro dell’Interno contro i canapa shop. Le sue parole hanno prodotto un sacco di danni economici e quindi non si può vendere come paladino degli imprenditori e delle partite IVA, perché non ci sono imprenditori di serie A o di serie B. Con i suoi atteggiamenti ha rischiato di far chiudere un settore che tutt’ora fa diecimila impiegati in Italia e che è in totale crescita.

Se la coltivazione di cannabis venisse depenalizzata saresti disposto a insegnare a coltivare anche a Salvini?

Quando vuole, ma già il fatto di portare nelle piazze d’Italia 6000 piantine femmine già in fioritura, per me, a prescindere da come andrà l’operazione, sarà un grandissimo successo e non vedo l’ora di offrirle a chiunque passi. Più che a Salvini però, penso a Gasparri che dichiara che con loro al Governo la legalizzazione della cannabis non succederà mai, rivendicando una battaglia preistorica e vendendola come una battaglia identitaria. Il paradosso del paradosso. Come se uno nel 1929 in America avesse detto: « Con noi in America l’alcol non sarà mai legalizzato! » A distanza di dieci anni gli tireresti due schiaffi perché era l’unico a non aver capito la direzione della storia. Non vedo l’ora di vedere la faccia di Gasparri quando vedrà le 6000 piantine di cannabis.

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