Vittorio Sgarbi contro il proibizionismo della cannabis

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Vittorio Sgarbi si schiera contro il proibizionismo della cannabis e lo fa raccogliendo l’invito a partecipare alla conferenza stampa per il 4:20, giornata mondiale della marijuana. Non potevamo mancare di approfondire il motivo della sua adesione…

Cosa può aver portato l’Onorevole Vittorio Sgarbi a posizionarsi senza indugi al fianco di chi lotta contro il proibizionismo della cannabis?

Che un lato possa essere la dinamica del virtuosismo economico che si potrebbe innescare con la legalizzazione della cannabis o che possa essere un discorso di semplice coerenza, per un uomo dal percorso mai scontato e sempre contro corrente, è indubbio che Sgarbi abbia scelto di affrontare il problema della criminalizzazione della cannabis da un’angolatura più distaccata, quella del principio. 

Il critico d’arte sceglie, infatti, di sottolineare un principio fondamentale e spesso trascurato. 

La forza di un principio liberale che disinneschi la retorica del proibizionismo contro la cannabis puntando sulle libertà della vita privata.

E’ legittimo insomma che lo Stato s’intrometta nella vita privata dei cittadini?

In quale misura e per quale motivo è possibile accettare l’invasione pubblica nella dimensione privata?

Onorevole Sgarbi lei è un esponente del centro destra, una forza che si dice liberale e che in quanto tale dovrebbe credere nella libertà e nella responsabilità dei cittadini. Perché questi valori non valgono quando parla di cannabis?

Questo è un errore grave perché gran parte degli elettori di centro destra assumono sostanze stupefacenti ed anche perché, in ogni caso, il proibizionismo favorisce la criminalità e la distribuzione impropria di quello che dovrebbe essere, invece, controllato e misurato. Mentre non esiste nessuna prova che la cannabis possa portare alla morte, la prova esiste per quanto riguarda il fumo del tabacco. Quindi se dovessero essere coerenti dovrebbero essere proibizionisti con il tabacco e con l’alcol. D’altra parte sono stato grande amico di Pannella, che stava nel centro destra ed evidentemente manteneva questa posizione, ma ero amico anche di Muccioli di San Patrignano, quindi il problema è non tanto stabilire che uno dei due avesse ragione e l’altro torto, vi sono delle misure di controllo, di diverso avviso, ma nessuno può sostenere che, riguardo tale controllo, il proibizionismo di per sé non sia una misura sbagliata. Questo è un errore grave che ho cercato di sottolineare. Finché non arrivi a dire che sei contrario alla distribuzione delle sigarette non puoi parlare in questi termini della cannabis.

Quando afferma che il proibizionismo, di per sé, sia una misura sbagliata in quanto tale, si riferisce all’intrusione che esercita sulla sfera privata della nostra vita?

Certamente. Il fatto è che il proibizionismo favorisce una situazione clandestina e con essa la criminalità per cui in alcun modo è più utile di una legalizzazione controllata, come diceva Pannella. La mia posizione è quella da sempre è vale per molte altre cose, compreso il fumo. Io sono contrario al fumo, però non è che mi metto a fare delle battaglie contro il tabacco perché ognuno decide cosa vuol fare con la propria vita.

Chi consuma cannabis lo fa per una sorta di ricerca del piacere, che sia esso legato ad una condizione fisica o mentale. Perché secondo lei numerosi esponenti del centro destra sembra siano contrari alla dimensione edonistica dell’esistenza?

Sono contrari solo a parole poi, nei fatti, la loro posizione è rappresentata dalla vita ed essi appartengono ad un mondo in cui il piacere tocca anche la sfera delle droghe per cui, da ogni punto di vista, mi sembra una posizione arcaica e non corrispondente alla realtà dell’elettorato.

Qual’è il profondo ragionamento logico alla base di chi afferma che la droga sia sempre morte?

La confusione fra droghe pesante e droghe leggere. La parola droga viene usata in modo indistinto per comprendere ciò che è pericoloso e ciò che non lo è. Si tratta di un errore, che aveva ben intuito Pannella, legato ad un’insufficiente conoscenza dei fatti. Del resto questo vale anche nel mondo dello sport. In linea generale tutti i ricostituenti potrebbero essere chiamati droghe. Per questo sono sempre stato molto tollerante nei casi tipo Pantani. Io credo che se il corpo umano resiste a quello che assume e non corre rischi mortali nessuno può proibirci di prendere questo o quel ricostituente.

Quindi si tratta di una confusione assolutamente strumentale?

Strumentale ed anche legata all’ignoranza.

Il suo collega Gasparri afferma di essere pronto a tutto piuttosto che si arrivi ad un alleggerimento della legge che inquadra la cannabis. Lei sarebbe pronto a compiere un gesto simbolico come piantare un seme cannabis ed annaffiarlo con amore fino alla raccolta?

Sono cose che non faccio, ma non avrei niente in contrario ad andare da qualcuno che lo fa.

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