Onu e cannabis medica: il tabù è finalmente caduto?

onu cannabis medica

L'ONU riconosce le proprietà della cannabis medica ma la legalizzazione non è dietro l'angolo

Nel riesaminare una serie di raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla cannabis e sui suoi derivati, la Commissione sugli stupefacenti delle Nazioni Unite (CND) ha deciso di rimuovere la cannabis dalla Tabella IV della Convenzione Unica sugli stupefacenti, dove per 59 anni era stata relegata assieme ad eroina e cocaina. Ma se in molti hanno cantato vittoria, la strada verso la completa legalizzazione della sostanza pare purtroppo ancora lunga.

Ripresa e rilanciata dai media, la notizia è stata definita una “svolta”, destinata a fare storia nella lotta per la legalizzazione della cannabis. In realtà, però, le raccomandazioni dell’OMS sulla cannabis erano diverse e il recente voto delle Onu sulla cannabis medica ha visto l’approvazione di una sola di quelle proposte: quella di togliere la cannabis dalla tabella più restrittiva. 

La Commissione però ha fatto i dovuti distinguo e, pur essendo espunta dalla Tabella IV, ha deciso di fare rimanere la cannabis nella Tabella I. Ciò significa che essa potrà essere prodotta, estratta e studiata per uso medico e scientifico, ma per tutti gli altri usi non scientifici, la cannabis resta classificata come sostanza a rischio e di conseguenza sotto controllo. 

Se per gli scienziati e i ricercatori questa è davvero una bella notizia, per tutti gli altri amici di Maria non c’è troppo per cui rallegrarsi.

Il Comitato dell’OMS ha infatti raccomandato l’esclusione della cannabis e della resina di cannabis nella Tabella IV, esclusivamente sulla base del suo valore terapeutico, condannando l’uso ludico/ricreativo (in riferimento al THC in particolare) a rimanere considerato un comportamento pericoloso per la salute pubblica. 

A votare la proposta favorevolmente – a seguito di due lunghi anni di discussione – 11 paesi su 12 dell’Unione Europea (escludendo l’opposizione dell’Ungheria), gli Stati Uniti e l’India. Con la maggioranza semplice dei voti (26 Sì, 25 No e 1 astenuto), si è pertanto proceduto ad un semplice atto dovuto, ovvero quello di liberare la ricerca medica sulla cannabis dalla spada di Damocle dell’antidroga. Nessun “liberi tutti” ahinoi.

Le raccomandazioni fornite dall’OMS riguardo alla cannabis erano le seguenti:

1- Rimuovere la cannabis e la resina di cannabis dalla Tabella IV della Convenzione Unica del 1961.

2- È stata fatta salva l’adozione da parte della Commissione della seconda raccomandazione, ad aggiungere il THC alla Tabella I della Convenzione del 1961. L’approvazione della seconda raccomandazione era propedeutica per la discussione di quella successiva. Con tale rifiuto, la commissione non ha potuto esprimersi sulla terza raccomandazione che avrebbe escluso il THC dalla Tabella I della Convenzione del 1971. Questa tabella, elaborata 10 anni dopo quella della Convenzione Unica, include le sostanze che si ritiene possano rappresentare un grave rischio per la salute pubblica e il cui valore terapeutico non è attualmente riconosciuto dalla Commissione sugli stupefacenti. La raccomandazione dell’OMS non è stata discussa.

3- Rimuovere gli estratti e le tinture di cannabis dalla Tabella I della Convenzione Unica. Sebbene molti valutassero questa proposta di natura unicamente amministrativa, Paesi come il Giappone e Thailandia hanno manifestato apprensione per la finalità alla base della raccomandazione e hanno osservato che la sua attuazione avrebbe potuto generare equivoci, stimolando i cittadini ad abusare di tali sostanze. La Commissione ha comunque bocciato la raccomandazione dell’OMS (24 Sì, 27 No, 2 Astenuti) che mirava ad includere gli estratti e tinture di cannabis nella Tabella I senza dover entrare nello specifico della modalità della sua preparazione, nonostante il voto favorevole dei paesi membri dell’Unione Europea.

4- Non è stata approvata l’aggiunta di una nota a piè di pagina nella tabella I della Convenzione Unica a “Preparazioni di cannabidiolo”, che recita: “Le preparazioni contenenti prevalentemente cannabidiolo e non più dello 0,2% di delta-9-tetraidrocannabinolo non sono sotto controllo internazionale”. 

La sola raccomandazione adottata è stata quindi la rimozione della cannabis e delle resine di cannabis dalla Tabella IV della Convenzione Unica, legittimandone l’uso medico legale: significa che la cannabis, tutta quella contenente più dello 0,2% THC, rimane nella Tabella I. In concreto è stata data un’autorizzazione formale per ciò che era già nella pratica: la cannabis non sarà più considerata come droga senza alcun valore terapeutico ma, al contrario, come droga con rischi minori e dal valore terapeutico. 

La gran parte dei media – in maniera forse un po’ troppo naïf – ha invece presentato la vicenda come un enorme balzo in avanti verso la legalizzazione. Ma, come abbiamo visto, per le Nazioni Unite la cannabis non è affatto “meno pericolosa” e deve restare a chiare lettere nella Tabella I. Almeno consoliamoci sul lato burocratico della vicenda: se le Nazioni Unite non avessero approvato questa misura, ogni Paese con un programma terapeutico sulla cannabis medica si troverebbe oggi in piena violazione delle convenzioni internazionali…

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