Canada 2016-Italia 2021: Neil Allard e Walter De Benedetto

Walter De Benedetto

Cannabis terapeutica: una comparazione nel tempo e nello spazio.

Scrivere di Walter De Benedetto è un esercizio difficoltoso. Seguo la sua storia da ormai dieci anni e posso testimoniare in prima persona le vicissitudini sofferte da questo ragazzo semplice e profondo che non ha mai smesso di sperare nel suo prossimo.

Proprio perché scrivere di Walter De Benedetto è un esercizio difficoltoso, oggi, grazie all’artificio della scrittura ed alla coincidenza di un importante anniversario temporale, parlerò di lui raccontando la storia di un altro paziente: un cittadino canadese, il signor Neil Allard.

Neil Allard oggi ha 65 anni ed una diagnosi di disturbo neuro-immunitario, nello specifico di encefalopatia mialgica. Il Signor Allard utilizza cannabis dal 1998 perché il suo consumo gli permette di attenuare il dolore ed i suoi sintomi, in particolare, il mal di testa. Nel 2004 il Signor Allard riceve la sua prima prescrizione per una dose quotidiana di 20 grammi. Necessita quindi, con un rapido calcolo, di 600 grammi al mese e per questo, secondo le leggi canadesi, ha una licenza di coltivazione ed auto produce cannabis nella sua residenza.

Ma cosa c’entra la storia di questo Neil Allard con la vicenda di Walter De Benedetto? L’antitesi.

Al contrario di Walter portato a processo dallo Stato italiano, oggi sono 5 anni che Neil Allard, cittadino canadese, ha portato in Tribunale, presso la Corte Federale, il proprio Stato ed ha costretto il Governo di allora a rivedere le proprie posizioni in merito al sistema di accesso dei pazienti alla cannabis terapeutica.

Nel 2016, Neil Allard coltivava con regolare permesso 98 piante di cannabis riuscendo a produrre circa 28 grammi per pianta. Le piante di cannabis non erano tutte della stessa varietà, ma 12 genetiche differenti. Dodici genetiche per via della tolleranza che il consumo di una stessa genetica per lungo periodo gli avrebbe comportato e che quindi alternava come terapia. Neil Allard dichiarava al giudice che il semplice fatto di sapere di poter disporre di una approvvigionamento continuo e sicuro di cannabis riduceva enormemente le gradazioni di stress e di ansia.

Neil Allard porta il proprio Stato a processo perché se non avesse potuto coltivare le proprie piante di cannabis non si sarebbe mai potuto permettere tale cura. E lo Stato canadese, nel 2016, in un contesto di liberalizzazione della produzione di cannabis terapeutica, intendeva proprio togliere ai pazienti il diritto di coltivare la propria cannabis.

Ma il Signor Allard, fatti i conti della serva ( stimando un costo di 5 euro al grammo moltiplicato per il suo fabbisogno quotidiano e da questo a quello mensile e poi annuale) non può permettersi di pagare 35.000 dollari per la propria medicina, quando prodursela in casa gli costa 230 dollari al mese.

Ed il giudice Michael L. Phelan a Vancouver nella Colombia Britannica il 24 febbraio 2016, dopo aver ascoltato esperti sulla coltivazione di cannabis, esperti sui metodi di consumo, sulle genetiche e sulla posologia della cannabis terapeutica, pompieri per l’eventuale rischio di incendio nelle coltivazioni a domicilio e poliziotti per l’eventuale rischio di furto della cannabis e successiva rivendita al mercato nero, da lui ragione.

Oggi sono 35.000 i pazienti che sono autorizzati in Canada a coltivare la propria medicina.

Scrivere di Walter De Benedetto è un esercizio difficoltoso, ma grazie alla scrittura speriamo di avergli fornito qualche spunto per continuare a sperare nel prossimo.

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