Francia: basta test abusivi sulla cannabis nei controlli stradali

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Dalla Francia una proposta interessante. Per il controllo della sicurezza stradale e al posto delle analisi sulla presenza degli stupefacenti, la polizia chiede l’adozione di test comportamentali. Basta ai test stradali sulla cannabis, test che non sanno dimostrare niente se non il fatto che il guidatore abbia consumato cannabis in precedenza, test che insomma non servono in alcuna maniera a certificare con la dovuta certezza che al momento del controllo l’autista sia sotto gli effetti dei cannabinoidi.

Il Collettivo francese Polizia contro il proibizionismo, del quale abbiamo recentemente presentato le attività in un’intervista dedicata, torna a far parlare di sé indirizzando una lettera aperta a Governo e deputati in tema di sicurezza stradale e sostanze stupefacenti. Nella lettera il Collettivo richiede l’adozione di test comportamentali che verifichino le condizioni d’idoneità alla guida, in sostituzione delle analisi salivari effettuate fino ad oggi durante i controlli su strada e sulla cui efficacia sappiamo esistere molte perplessità.

Anche in Italia la situazione non è differente. Il codice della Strada punisce la guida sotto stato di alterazione e non il consumo di sostanze. Purtroppo, di fatto, basta la semplice presenza dei metaboliti di cannabis perché cominci un’odissea che dalla confisca della patente conduce ad analisi e visite presso le Commissioni Mediche Locali. Un indegno abuso di potere secondo la redazione di Soft Secrets, un abuso di potere perpetrato facendo perno su test stradali che non garantiscono con sufficiente univocità che il conducente fosse alla guida sotto effetto della cannabis.

test stradali cannabis Tornando ai cugini francesi, ecco il testo della lettera.

Sulla strada, tutti i comportamenti suscettibili di pregiudicare la sicurezza altrui, dei passeggeri del proprio veicoli o di se stessi, costituiscono un’infrazione prevista dal Codice della Strada.
Fra queste infrazioni, viene punito severamente il consumo di sostanze psicoattive.

La prima della lista è l’alcol. La legge prevede una leggera tolleranza, al di la della quale il conducente viene considerato sotto l’effetto dell’alcol e quindi con uno stato di coscienza alterato ed incompatibile con la guida.

La legge che concerne gli stupefacenti è molto differente, perché si tratta di comprendere se il guidatore abbia fatto uso di sostanze o piante classificate come stupefacenti e non di determinare se ne sia sotto l’effetto alterante.

In Francia i controlli stradali possono avvenire in maniera aleatoria, senza il bisogno di constatare una guida pericolosa, o senza il bisogno di addurre un comportamento incompatibile con la guida.

Il test salivare, dispositivo per rintracciare gli stupefacenti, nel rilevamento della cannabis pone un problema serio. Il THC, il principio attivo ed il THC-COOH, forma inerte della sua degradazione, manifestano una persistenza nel corpo che va ben oltre la presenza degli effetti alteranti della cannabis. Al contrario dell’alcol, le cui tracce diminuiscono in misura proporzionale agli effetti.

Il fatto che la cannabis resti all’interno del corpo dipende da molte variabili, fra queste, soprattutto la frequenza del suo consumo, il metabolismo ed il peso del consumatore, ma può essere rinvenuta anche e nonostante il suo consumo fosse avvenuto in maniera meramente passiva.

Numerosi studi dimostrano l’impossibilità di stabilire una correlazione fra il tasso di THC e dei suoi metaboliti nei fluidi corporali e la capacità di guidare, e concludono per la non validità di questo tipo di test stradali per la cannabis.

Affinché siano efficienti ed intellegibili per i contravventori, noi come poliziotti, stimiamo necessario che le leggi che applichiamo siano giuste ed eque.

In Francia, il consumo di stupefacenti è un delitto. Ma la sua repressione si applica in flagranza.

La guida sotto effetto di stupefacenti, per come è definita dalla legge, non ha nulla del delitto in flagranza se questa è suffragata dal fatto che un test ematico o salivare rinvengano un metabolita degradato e inattivo della cannabis. Questi test stradali possono dimostrare semplicemente che il guidatore abbia potuto consumare cannabis numerosi giorni o settimane precedenti, senza sapere con certezza che al momento del controllo sia effettivamente sotto effetto e quindi lo penalizzano ingiustamente.

Questo procedere non rappresenta ne più ne meno un’estensione abusiva della repressione del delitto di consumo, una sorta di corto circuito destinato a sanzionare, al di fuori della flagranza.

Siamo molto attenti a tutto quello che possa migliorare la sicurezza stradale, e qui non si tratta di negare il pericolo del consumo di stupefacenti suscettibile di alterare le funzioni motrici o cognitive di un guidatore. Nemmeno di pretendere che la cannabis non sia pericolosa al volante: lo è.

Stimiamo tuttavia che il test salivare sia inadatto e che pertanto convenga sostituirlo, come in molti altri paesi, con un test comportamentale con l’obbiettivo di determinare concretamente la qualità delle disposizioni alla guida.

Un test comportamentale consiste in una schiera di verifiche che l’agente effettua in qualche minuto sul luogo del controllo sbarrando o meno i punti di una lista di controllo. Questa lista recensisce parametri quali comportamento, andatura, coordinazione dei movimenti, osservazione dello sguardo, elocuzione. Se niente di particolare è rilevato, il controllo stradale termina. Se il numero delle caselle sbarrate materializza un dubbio allora, e solo allora, si procede con un test salivare.

Un tale procedere dimostra innanzitutto coerenza, ossia la vera ricerca delle capacità alterate alla guida.

Un altro punto forte di questo dispositivo sarebbe la possibilità di identificare i guidatori che hanno assunto farmaci rendendo la propria guida pericolosa. I francesi consumano in maniera cospicua psicofarmaci a base di benzodiazepine, psicotropi anti depressivi incompatibili con la guida, e nessun test è in grado di rintracciarne le molecole. Serve un incidente grave e che le assicurazioni entrino in campo affinché le analisi riescano a dimostrarne l’eventuale presenza.

I testi comportamentali sono dunque adatti a tutte le circostanze potenzialmente compromettenti della sicurezza stradale. Non necessitano di alcun equipaggiamento, solo dell’attenzione delle forze dell’ordine addestrate a questa nuova procedura.

In Europa, Belgio, ed in America del Nord un gran numero di Stati ha adottato questi test comportamentali, stimandoli più efficaci che quelli salivari, che tra l’altro presentano un numero non trascurabile e molto penalizzante di «falsi positivi».

Considerando che l’efficacia e la giustizia dovrebbero presidiare all’elaborazione della legge, senza lasciare spazio all’arbitrio e al dogmatismo, la sicurezza stradale non può rappresentare un pretesto politico per il controllo e sanzione dei consumatori di sostanze quando la messa in pericolo del prossimo non sussiste.

Per questi motivi elencati il collettivo Polizia contro il Proibizionismo domanda:

L’adozione di test comportamentali e dei riflessi sul posto, in sostituzione e propedeutico al test salivare.
La riformulazione della legge, che colpirebbe la guida «sotto l’effetto» e non « il consumo» a priori di prodotti stupefacenti o di tutte le altre sostanze psicoattive non compatibili con la guida.

Il collettivo Police Contre la Prohibition

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