Crearsi la propria varietà di cannabis

Exitable
02 May 2014

In natura il trasporto del polline prodotto dai fiori dei maschi della cannabis é affidato al vento, nel momento dell'apertura di ogni singolo fiore. Se in una coltivazione indoor si seguisse lo stesso sistema, basterebbe un maschio ad impollinare decine di femmine: si avrebbero moltissimi semi (a volte può essere utile), ma si perderebbe un possibile raccolto di "sinsemilla".


In natura il trasporto del polline prodotto dai fiori dei maschi della cannabis é affidato al vento, nel momento dell'apertura di ogni singolo fiore. Se in una coltivazione indoor si seguisse lo stesso sistema, basterebbe un maschio ad impollinare decine di femmine: si avrebbero moltissimi semi (a volte può essere utile), ma si perderebbe un possibile raccolto di "sinsemilla".

In natura il trasporto del polline prodotto dai fiori dei maschi della cannabis é affidato al vento, nel momento dell'apertura di ogni singolo fiore. Se in una coltivazione indoor si seguisse lo stesso sistema, basterebbe un maschio ad impollinare decine di femmine: si avrebbero moltissimi semi (a volte può essere utile), ma si perderebbe un possibile raccolto di "sinsemilla".

Per avere una produzione di semi limitata al fabbisogno, con la possibilità di controllo dei genitori e dei loro caratteri, sarà necessario isolare le piante di sesso maschile dalle femmine, non appena mostreranno i fiori immaturi, assolutamente prima che anche un solo fiore si apra (e rilasci migliaia di grani di polline).

Si scelgano gli individui migliori in quanto a caratteri genetici riconoscibili, che per le piante che interessano la maggior parte dei lettori di Soft Secrets saranno: velocità di crescita, precocità di maturazione, compattezza delle piante e contemporanea buona ramificazione con internodi vicini, assoluta mancanza di parassiti e buona robustezza generale, infiorescenze più compatte possibile (vale anche per i maschi, per fissare un carattere genetico importante in interni), tolleranza a squilibri nello sviluppo. Fattori come il profumo, la quantità di resina delle generazioni successive, il rapporto fiori/foglie, la grandezza dei fiori e la potenza delle future piante sono impossibili da determinare nei maschi, e si cercherà di portarli con il patrimonio genetico delle femmine che verranno impollinate.

Nei maschi prescelti si formeranno grappoli di fiori, che andranno raccolti non appena i primissimi fiorellini avranno cominciato ad aprirsi e a rilasciare il polline. In questo momento molti fiori saranno gonfi di polline, termineranno la maturazione seccando e si apriranno, rilasciando il polline su una superficie ben liscia (carta oleata o plastica) che si sarà provveduto a sistemare sotto ai fiori stessi. Questo polline potrà essere raccolto e conservato anche per mesi (al buio, al freddo -non in freezer -, all'asciutto e con la possibilità di "respirare"), fino al momento in cui le femmine prescelte per essere inseminate saranno al massimo del loro potenziale riproduttivo, cioè quando i pistilli visibili sulle infiorescenze femminili saranno ben formati (e le infiorescenze saranno cresciute a sufficienza, dopo 3-4 settimane dalla comparsa dei primi pistilli), ma ancora bianchi, segno che sono vitali per ricevere il polline e trasportarlo all'interno del calice, dove si formerà il seme. Per evitare che vengano ad essere inseminate anche altre piante femmine presenti (ricordiamoci che il polline é leggerissimo, vola con estrema facilità anche per chilometri e rimane vitale per lungo tempo), sarà necessario trasportare temporaneamente le piante prescelte per produrre semi fuori dalla piantagione, lontano dalle femmine che non devono essere impollinate.

Non sarà necessario impollinare tutta la pianta: su di una singola infiorescenza si possono formare decine di semi, su un singolo ramo centinaia. É possibile, per il resto delle infiorescenze della pianta, non venire a contatto con il polline e dare una produzione di normale sinsemilla. Mettere il polline della pianta maschio prescelta in un sacchetto (di carta, per permettere la traspirazione; per rami interi vanno bene i sacchetti dei "grissini", esistono comunque sacchetti di tutte le dimensioni) e introdurre la parte di pianta con le infiorescenze nel sacchetto stesso. Chiudere alla base senza strozzare il ramo della femmina (con nastro adesivo si fa un buon lavoro), e scuotere il sacchetto (senza rovinare il ramo). Sarà bene scegliere un ramo basso, per evitare che il polline cada su altri rami. Eseguire questa operazione in assenza di vento.

Dopo un paio d'ore (o poco più) togliere il sacchetto con cautela, per evitare che il polline voli dappertutto. Lasciare la pianta così impollinata almeno per due-tre giorni in isolamento dalle altre e lavarla abbondantemente con acqua nebulizzata prima di rimetterla insieme alle sue simili non impollinate, per evitare di trasportare del polline nell'ambiente di fioritura. L'avvenuta impollinazione si noterà dal seccare e cadere rapido dei pistilli (2-4 giorni) e l'inizio del rigonfiarsi delle brattee dei fiori femminili.

Si può anche, con molta cautela, raccogliere il polline con un pennello di piccole dimensioni e poi pennellare i pistilli delle infiorescenze da impollinare. La produzione di semi sarà ancor più limitata, ma si possono così impollinare singole infiorescenze. Se invece vogliamo impollinare tutta la pianta, sarà sufficiente spargerne sopra il polline scelto. Oppure (e meglio), se abbiamo ancora il maschio vivo, scuotiamo il maschio, affinchè rilasci il polline dei fiori, sopra alla femmina ricettiva. Dopo qualche giorno (10-15) si comincerà a vedere il seme all'interno, e dopo circa un mese/40 giorni dall'impollinazione, il calice comincerà ad aprirsi, per permettere al seme ormai maturo (deve essere ben scuro, senza più parti verdi o bianche) di cadere a terra e generare una nuova pianta. La maturazione finale dei semi avviene durante l'essiccagione delle infiorescenze, che conterranno sicuramente meno resina di quelle non impollinate, ma nelle stesse percentuali dei diversi cannabinoidi. I semi devono a questo punto essere riposti in luogo fresco e asciutto per almeno un paio di mesi prima di essere piantati.

I semi di canapa hanno un’alta percentuale di olio (oltre il 30%), e gli olii dei semi di canapa sono per la maggioranza acidi grassi poliinsaturi, facilmente ossidabili e alterabili. Per questo motivo i semi di canapa dovrebbero essere lasciati germinare la stagione successiva alla loro formazione. La percentuale di germinabilità dei semi diminuisce rapidamente: a temperatura ambiente, se pochi mesi dopo la loro maturazione si avrà il 90-100% di semi germinabili, dopo un anno ne rimarrà soltanto il 70-80%, dopo due anni il 60-70%, dopo tre anni germinerà e sopravviverà poco più che la metà delle potenziali piante, e dopo il quarto anno tutto quello che potrà germinare sarà dovuto a fortuna.

I semi si conservano per anni se mantenuti ad una temperatura costante di 2-5 gradi centigradi e con un umidità inferiore al 10%. Le piantine nate da semi vecchi potranno mostrare ritardi nella partenza e nella fase vegetativa, potranno avere aberrazioni genetiche (ad es. foglie deformi). Se accudite nelle prime fasi potranno poi svilupparsi normalmente, dimostrandosi spesso interessanti per l’apporto di geni presenti numerose generazioni prima.

Per qualunque varietà di specie vegetale (o animale) che sia allogama (fecondata da altri individui, al contrario di autogama: autofecondantesi – attenzione: per  certi autori “allogama” indicherebbe “autofecondantesi”, e “xenogama” se fecondata da individui diversi) e eterozigote, se la riproduzione avviene fra consanguinei (linee genetiche quasi uguali), si hanno
un decadimento della specie e diverse aberrazioni genetiche. Questo principio vale anche per la canapa: se si incrociano fra loro soltanto piante della stessa varietà, si usano i semi e nella stagione successiva si incrociano le nuove piante fra di loro, e così via, ad un certo punto le nuove generazioni cominceranno a manifestare caratteri che si erano mantenuti nascosti (non erano dominanti) nelle generazioni precedenti. Oltre a questo, ci saranno numerosi individui che potranno manifestare debolezza nella crescita, sensibilità alle malattie e avere alterazioni genetiche, che nella stragrande maggioranza dei casi produrranno piante di qualità inferiore.

Quando si comincia a notare la comparsa di caratteri indesiderati, o un indebolimento delle qualità di una specifica varietà, si può ricorrere ad una tecnica detta "backcrossing", che consiste nel reincrociare le piante di nuova generazione con uno dei genitori di partenza, allo scopo di rinforzare quei tratti del corredo cromosomico che si stanno perdendo. In genere si ottiene qualcosa di leggermente diverso dalla generazione precedente, ma molto simile nei caratteri generali. Se per il "backcrossing" si usano gli stessi genitori utilizzati per l'incrocio originario (mantenuti attraverso clonazioni successive) e non soltanto piante nate da semi della stessa varietà, la somiglianza con l'originale sarà più marcata, ma si potranno avere più individui con alterazioni genetiche.

 Un seme "ibrido" é affidabile solo per un anno, ma dal loro incrocio (degli ibridi di prima generazione) si può partire, tramite attenta selezione degli individui da incrociare, per la creazione di una varietà stabile, che abbia le qualità desiderate (devono essere state presenti in uno dei genitori di partenza, P1), fissatesi nel corredo cromosomico. Una varietà stabile deve produrre uniformità di caratteri negli individui e mantenerla nelle generazioni seguenti. Se le scelte di individui da incrociare sono state corrette, si dovrebbe raggiungere questo risultato entro 5/6 generazioni. Naturalmente, più piante si possono avere per la selezione degli individui, soprattutto nella generazione F2, meglio é.

É consigliabile partire con due linee di ibridi nati dagli stessi genitori e, alla terza o quarta generazione, incrociare individui selezionati di una linea con i migliori dell'altra e viceversa (le due linee sono necessarie quando si cerca di fissare più di un solo tratto genetico). Le caratteristiche desiderate potranno essere rese dominanti attraverso backcrossing con i genitori di partenza. Raggiunto un "optimum", dopo qualche generazione qualsiasi nuova varietà comincerà a mostrare segni di "depressione", a cui si potrà ovviare sia ricorrendo al backcrossing, sia creando un nuovo ibrido.

Ogni seme, se figlio di due genitori diversi (nelle femminizzate quasi sempre i semi sono figli di un unico genitore femmina, clonato e mascolinizzato in alcuni individui, allo scopo di impollinare i restanti), potrà dare una pianta maschio o femmina. Dipenderà dai suoi cromosomi, ma dipenderà anche dall’ambiente. In natura il rapporto maschi/femmine è circa uguale, con una leggera prevalenza generale dei maschi (52%). In caso di coltivazione con tecniche ottimali ed in presenza di una buona fertilità del terreno, la percentuale di femmine sembra aumentare.

Attenzione: non è la qualità più forte la più buona. La qualità più buona è quella che ci fa stare meglio. Quella che ci fa sentire contenti ed in pace con il mondo. Quella che fa brillare il mondo, lo rende magico, lo rende meritevole di essere vissuto… E probabilmente è quella che è stata bene durante la sua vita: è cresciuta in un posto che le piaceva, senza forzature artificiali, è stata accudita con amore e perizia negli interventi colturali, è  stata desiderata ed è stata considerate un essere vivente, da rispettare e non da sfruttare per il solo profitto. Speriamo che l’umanità si renda finalmente conto che è un pensiero assurdo e malvagio pensare di eliminare qualsiasi specie vivente, e che ognuno ha il diritto di fruire liberamente di tutti I frutti della creazione.

Per un'esposizione dettagliata della applicazione dei principi della genetica, delle caratteristiche e della crescita della cannabis, si veda la "bibbia" di tutti i coltivatori: "Marijuana Botany", di R. C. Clarke (in inglese).

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