Coltivazione di cannabis: archiviare è meglio che assolvere

17 Feb 2021

Coltivazione di cannabis: archiviare è meglio che assolvere


Tribunale Fermo: Coltivazione di cannabis quando archiviare è meglio che assolvere.

La storia di oggi è quella di un italiano qualsiasi che lavora, libero professionista a partita IVA, che ha degli interessi e, purtroppo, anche un problema. Questo ragazzo di 35 anni soffre di attacchi d' ansia che non riesce a gestire con gli psicofarmaci, i quali non gli permettono di vivere una vita serena ed in connessione armoniosa con la società, e che quindi preferisce curare con la cannabis. 

Cannabis che si coltiva in casa per uso personale.

Un giorno però, a seguito di un controllo stradale, questo cittadino - su richiesta degli agenti - consegna una piccola quantità di sostanza stupefacente, cannabis per l'appunto. Nonostante la collaborazione dimostrata, gli agenti sospettano di poter rinvenire presso il domicilio una quantità maggiore rispetto a quanto consegnato durante il controllo. Così decidono di procedere con una perquisizione domiciliare, in seguito alla quale rinvengono marijuana conservata in barattoli. 

E agiscono di conseguenza. Denuncia e arresti domiciliari in attesa del processo.

Una storia comune, quotidiana, in questo paese che punisce scelleratamente chi persegue il proprio benessere senza turbare il consorzio sociale, una storia che potrebbe prendere una brutta piega, ma che invece, grazie alla decisione delle Sezioni Unite della Cassazione, risalente a primavera 2020, ed al lavoro difensivo degli avvocati, prende una piega importante per tutti gli homegrower del nostro paese.

L’avvocato Lorenzo Simonetti sollecitato da Soft Secrets ci permette di pubblicare il verbale con il quale lo stesso pubblico ministero decide di archiviare questo caso di coltivazione di cannabis, senza andare quindi a processo.

Di seguito alcune domande per chiarire come si siano svolti gli eventi fra giudice, pubblico ministero e avvocati difensori.

Nel verbale si può leggere che il peso della sostanza è passato da 1,7 kg a a 174 grammi? Cosa è successo?

La polizia giudiziaria ha eseguito la pesata senza la presenza del difensore e certamente la discordanza è dettata da una svista degli agenti. Ad ogni modo è bene precisare che, anche se come intuibile, sia sempre difficile spiegare ad un giudice che la quantità pesata da un agente possa essere sbagliata, già in sede di udienza di convalida dell'arresto (poi non avvenuto), è stato chiarito l'errore manifesto della quantità. All'udienza di convalida, infatti, il giudice ha apprezzato la strategia difensiva per spiegare quale sia il problema giuridico della coltivazione di cannabis per uso esclusivamente personale e, nonostante fosse indicata la quantità di 1,7 kg, ha comunque disposto la liberazione del nostro assistito.

Per quanto tempo il vostro cliente è rimasto in stato di arresto?

Il Pubblico Ministero, in fase di arresto, aveva richiesto la misura cautelare degli arresti domiciliari ai quali il nostro assistito è rimasto per due giorni, prima dell'udienza di convalida, in occasione della quale è stato scarcerato.

Il grande risultato di questa decisione è che senza andare a processo lo stesso PM ha chiesto l'archiviazione, alla luce della Sentenza della Cassazione. Cosa rappresenta per voi questo risultato?

In effetti è interessante notare come il nostro assistito sia riuscito ad evitare il peso di un processo penale. D'altra parte, la soddisfazione deriva dal fatto che dopo un ulteriore interrogatorio dell'indagato, siamo riusciti a convincere lo stesso Pubblico Ministero che la sua tesi accusatoria non sarebbe stata idonea a portare ad una sentenza di condanna. Il tema in questione, quindi, è stato quello di dimostrare la sussistenza dei presupposti per la coltivazione di cannabis per uso esclusivamente personale insieme alla dimostrazione degli indici per l'uso personale della sostanza prodotta dalla propria coltivazione di cannabis indica.