Contro manifesto per le droghe: l’altro lato della medaglia.

contro manifesto droghe

Contro Manifesto per le droghe? E’ arrivato il momento. Contro manifesto nazionale contro la lotta di chi lotta contro le droghe.

Come nasce il contro manifesto per le droghe?

Lo scorso giovedì l’onorevole Giorgia Meloni organizza un flash mob al sapore di kermesse. Convoca all’adunata senatori e deputati di Fratelli d’Italia e domanda loro di eseguire il test antidroga. 

Questa la risposta operativa che Fratelli d’Italia ha deciso di fornire alla « provocazione » della Ministra per le Politiche giovanili , Fabiana Dadone, che aveva esortato i colleghi ad effettuare il test anti droga.

Due lati della stessa medaglia?

Una rappresentante del Governo che domanda ai colleghi di fare un test antidroga, la leader dell’opposizione che accorre e fa testare tutto il partito, una sincera politica del dialogo, gli opposti si attraggono e concordano sulla priorità di dover mostrare al paese di essere puliti come appena lavati.

Noi di Soft Secrets avremmo voluto lasciar decantare questo rapido botta e risposta istituzionale che ci rivela i livelli di intesa che possono nascere fra proibizionisti ed antiproibizionisti (a parole), non foss’altro che l’onorevole Meloni, ispirata probabilmente dall’estrema lucidità confermata dal test, esito negativo, abbia deciso di proclamare un bignamino per ricordarci, con un manifesto, l’attuale posizione sul tema delle sostanze stupefacenti dell’unico partito all’opposizione in Italia.

Dicevo, noi di Soft Secrets, avremmo voluto lasciar decantare per poi scaricare, metaforicamente nel lavandino, questo balletto circostanziale fra supposte avversarie delle idee – che poi concordano, però, sull’importanza del candore sanguigno – ma quando abbiamo letto i dieci punti del bignami antidroga non ce l’abbiamo fatta.

Per questo motivo Soft Secrets presenta il Contro Manifesto per le Droghe (dedicato a Maria Teresa Bellucci, responsabile Dipendenze di Fratelli d’Italia).

Contro Manifesto per le Droghe  

1) Le droghe fanno tutte male

Incipit ad effetto con valore di assoluta certezza. 

Dogma laico forgiato ad uso e consumo della bionda messia di rampante moralità cristiana.

Il problema è che non sono le sostanze, in assoluto, che fanno male. In questa maniera si colpevolizza la sostanza e, dimenticando il contesto sociale, culturale, economico nel quale viene consumata, si minimizza la responsabilità che i politici hanno nel migliorare tale contesto.

Ogni consumo problematico di qualsiasi sostanza è frutto di un ambiente problematico. Su questo ambiente sono i politici che dovrebbero intervenire, invece di puntare il dito, sulla presunta malvagità di una droga. In questo modo si autoassolvono condannando i consumatori.

Tra l’altro, a rigor di coerenza, vorremmo ricordarci le battaglie di Fratelli d’Italia contro tabacco, alcol e psicofarmaci.

2) Si alla cultura della vita contro la cultura dello sballo e della morte

Frase in prima istanza moderata, ma dall’accostamento malandrino. 

Chi si può dire contrario alla cultura della vita? Grazie quindi ai Fratelli d’Italia per volerci ricordare come sia importante la vita e la dimensione dell’essere, il margine umano (parafrasando Romain Gary) in questo mondo pervaso dalle apparenze superficiali. Quando però osannando, giustamente, la vita gli accostano la cultura dello sballo e della morte che operazione vorrebbero compiere? Che risultato raggiungere? Cosa intende la nostra bionda cristiana quando parla di cultura dello sballo? 

Il contro Manifesto per le droghe tiene a precisare che se durante il percorso scolastico si formassero gli adolescenti con operazioni mirate sulle sostanze e sulle loro modalità di assunzione, si eviterebbe di far crescere nugoli di ragazzini, esclusivamente, grazie alle proprie esperienze e senza alcun riferimento che venga dalla scuola. Al contrario, in questo modo, mamma chioccia ottiene una sorta di nemesi moderna: stigmatizzando la cultura dello sballo, che non può essere altro che educazione laica alle sostanze, conduce, lei stessa, alla cultura della morte, quella che nasce dal tabù e dall’indifferenza verso i più deboli. Cultura della morte che prolifera sulla testardaggine di chi continua a non voler comprendere che fornendo, a partire dall’adolescenza e senza paternalismi, strumenti adeguati riguardo al mondo delle sostanze stupefacenti, si eviterebbe di vedere incrementare, dal 2006 ad oggi, del 36% le morti per droga [ndr. dati forniti durante il flash mob da Maria Teresa Bellucci, Responsabile Dipendenze Fratelli d’Italia].

3) La legalizzazione aumenta le dipendenze patologiche e non sconfigge la mafia

Qui si comincia a travalicare nella fandonia corrente. La legalizzazione della cannabis aumenta le dipendenze patologiche? Domandiamo un confronto sui dati che portano la beniamina del Medioevo moderno ad asserire tale dirompente corbelleria. ( L’importante si sa è spararla grossa, lasciare il segno poi, chi vuole, che vada a verificare). Noi lo facciamo e spieghiamo a Giorgia che la cannabis è una terapia assodata, prescritta, utilizzata e accertata per accompagnare chi ha abusato di alcol e di droghe pesanti. 

Che non sconfigga la mafia è lapalissiano. 

Nessuno pensa di sconfiggere il principale potere economico nazionale con una mossa di questo tipo. Nel frattempo però se depenalizzi, in primo luogo, la coltivazione di cannabis per consumo personale, meno persone saranno invogliate a sfruttare il mercato nero, perché potranno coltivare la propria pianta e se poi, in secondo luogo, legalizzi completamente, regali allo Stato quel premio fiscale che fino ad oggi era in gestione al narcotraffico. Discorso che vale più per la cocaina che per la cannabis, ma facciamo un passo alla volta.

4) Diritto alla cura e libertà di scelta

Questo punto ci piace, come contro Manifesto per le droghe lo condividiamo e se c’è da firmare che Meloni ci chiamasse quando vuole anche ore pasti. Diritto alla cura, però, vuol dire anche continuità terapeutica, quindi aspettiamo un flash mob di Fratelli d’Italia, affinché supportino le battaglie sacrosante dei pazienti in cura con cannabis terapeutica. Perché se il #dolorenonaspetta non ha nemmeno colore politico.

5) Potenziamento sistema integrato di servizi pubblico-privato per prevenzione, cura, reinserimento socio-lavorativo

Qui siamo sul crescendo, un punto piazzato nel climax della pseudo mistica cristiana. A noi, giunti a quest’altezza, questo punto sembra lievemente di supercazzoliana memoria e crediamo che qui non si parli nemmeno più di cannabis, ma di chi abusa di sostanze pesanti. 

Vogliamo comunque riconoscere a Fratelli d’Italia l’onore dell’onestà intellettuale e concediamo con piacere che si, bisogna potenziare la prevenzione, con l’educazione, la cura, fornendo cannabis a chi vuole smettere con le droghe pesanti ed il reinserimento lavorativo, favorendo l’inserimento per gli ex tossici, perché no, magari facendoli assumere nelle serre dei grande eroi moderni: gli imprenditori della cannabis light.

6) Più risorse per attività di contrasto delle forze dell’ordine

Qui Giorgia, però sei un po’ di coccio, con affetto ovviamente, te lo diciamo. Come contro Manifesto per le droghe vorremmo rammentare che quando smetti di far arrestare i pischelli con due grammi, quando lasci stare chi coltiva e consuma per se stesso, quando, insomma, le forze dell’ordine smettessero di farsi selfie ogni santo giorno dell’anno con qualche piantina che non avrebbe nociuto a nessuno, allora si che le risorse si libererebbero e in un attimo. Come ricorda l’economista Marco Rossi: ” Il perseguimento della corrente proibizionista è molto costoso per la collettività. L’elevato numero dei disobbedienti esige un rilevante impegno dell’apparato repressivo (polizia magistratura, carceri), che distoglie queste risorse da altri obiettivi di tutela della legalità. Legalizzare la cannabis in Italia consentirebbe un diverso utilizzo di queste risorse il cui valore economico è stimabile in circa 500 milioni-1 miliardo di euro.”

7) Certezza della pena per chi spaccia e rimpatrio per spacciatori stranieri.

Certezza della pena è uno slogan che ormai compie vent’anni. Vent’anni d’ipocrita rivendicazione di una certezza della pena che non è mai stata messa in dubbio ed infatti, secondo Antigone, le droghe restano il principale motore della detenzione. Gli arresti per droghe sono il motore principale di una forza di polizia pubblica che deve essere moderna e deve, cioè, accumulare statistiche che ne giustifichino le risorse. Secondo l’XI libro Bianco sulle Droghe, il 30% dei detenuti entra in carcere per un articolo di una legge dello Stato, l’art. 73, del Testo Unico sulla droga e sugli oltre 60.000 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2019, ben 14.475 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo Unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio, 23,82%). 

Il costo della sola carcerazione per droghe è oltre di 1 miliardo di euro l’anno.

8) Chiusura cannabis shop

E qui che il flusso crescente di castronerie Meloniane si fa estuario per sfociare in mare aperto. Ma che interesserà mai a Giorgia chi lavora ? Ma che le interessa chi investe ? Ma che le interessa chi sostiene uno dei pochi settori che in quest’anno di sangue e merda ha continuato a lavorare, pagando le tasse che continuano a far avanzare questo animale bizzarro che è il nostro paese? Informati Giorgia, non fare di tutte le tue idee un fascio. Una raccomandazione che in questi casi è sempre meglio fare. 

God bless gli imprenditori della cannabis light! 

9) Si uso medico cannabis per gravi patologie

Ma Giorgetta mia bella, ma solo qualche punto prima avevi scritto si alla libertà di cura. Ma che non te lo hanno riletto il manifesto ? Come fai a dire si a uso medico cannabis per patologie gravi, manco fossi un primario, e due righe prima affermare di essere per il diritto alla cura? Le patologie che sono trattabili con cannabis fanno parte di un Decreto Ministeriale del 2015, il famoso Decreto Lorenzin, quando hai dubbi, per piacere, comincia a rileggere quello. 

Importante ricordarsi che ogni medico generico può prescrivere cannabis, in scienza e coscienza, per qualsiasi patologia riguardo la quale esista una letteratura scientifica corrispondente.

10) Promozione campagne di prevenzione nazionale contro la droga e promozione stili di vita sani

Campagne nazionali contro la droga vuol dire poco e nulla, proprio perché se rileggessi la nostra risposta al punto 1, droga in quanto tale non vuol proprio dire nulla. E’ il tipo di consumo di ogni sostanza che sancisce gli effetti che produrrà su chi ne fa uso. Effetti che possono essere sia positivi che negativi. 

Detto questo chiudiamo conciliatori, viva gli stili sani di vita, viva chi fa sport, viva chi non abusa dei troppi piaceri che la vita sa magnificamente offrire e viva chi non ha debolezze da medicare o fantasmi da far tacere. Però, visto che esistono anche queste persone, noi vogliamo dedicare questo contro manifesto anche a loro, con affetto e speranza per un futuro migliore. 

Futuro dove anche Giorgetta nostra, si sarà resa conto, che la caritas di una madre cristiana è quanto di più forte possa esistere in termini di empatia e che, nel momento stesso in cui avrà un dubbio sulla sua battaglia, forsennata e fuori dal tempo contro la droga, nel momento stesso in cui la sua granitica e ottusa certezza vacillerà, anche se solo per un istante, ci troverà sempre pronti per tendere una mano a chi ha riconosciuto il proprio errare. 

Perché errare è umano, ma fare di tutte le droghe un fascio è diabolico!

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